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L'ARCIPELAGO ADRIATICO NELLA TABULA PUETINGERIANA
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L'Arcipelago Adriatico in questo documento occupa i Segmenti III, IV, V e VI ed è contraddistinto dalle scritte di ISTERIA, LIBVRNIA e DALMATIA.
Nell'area più a nord dell'Adriatico i diversi percorsi stradali trovano il loro centro d'incontro e di diramazione nella città di Aqvileia (Aquileia).
Essi riguardano la via per Concordia, che serviva da collegamento con il resto d'Italia e le grandi strade per il Norico, per la Pannonia, per l'Istria e la Dalmazia.
Nella descrizione della linea costiera del Mare Adriatico, se una generica e monotona linea ondulata ignora la complessa articolazione di lagune e di cordoni, che oggi contraddistingue il litorale che dalla Laguna veneta corre sino al Timavo, la vicina penisola istriana si pone distintamente individuata in alcune delle sue linee generali (e ciò non sarà consueto neppure in carte del Cinquecento o successive).
Il compilatore ha anche tentato, sia pure in modo del tutto indicativo, di cogliere alcuni degli aspetti orografici ed idrografici, ad esempio, dalla catena carnica, schematicamente raffigurata con basse gibbosità di color marrone, sono fatti nascere il fl. Licenna, il Livenza, e il fl. Tiliabune, il Tagliamento; dalla catena dei Vena trae origine il fiume ARSIA, cioè l'Arsa.
Come si vede, numerosi sono i dubbi e i problemi che la Tabula solleva anche per questa regione e che rimangono ancora insoluti.
Non vi è dubbio che, essendo essa la copia medioevale o la trascrizione di un originale, il copista ha potuto leggere male e male trascrivere certi nomi del cartografo romano e così accrescere l'incertezza della lettura e della conseguente interpretazione.
Per quanto riguarda la costa dalmata, contraddistinta dalle indicazioni territoriali già citate, l'andamento della linea di costa viene raffigurato con dei piccoli semicerchi ad eccezione dell'ingolfatura presso Ladera (Zara) e quella presso Salona.
Qui vengono riportati numerosi apparati insulari che risultano quasi del tutto inesistenti nel resto dell'area adriatica.
L'apparato orografico è tracciato unicamente con il segno grafico mentre riprende la sua consistenza decorativa nella zona di contatto con l'odierna Albania.
Eccezionale è perciò il contributo che questa carta reca alla nostra conoscenza dell'antica geografia.
La carta ha conosciuto numerose edizioni, delle quali una prima lista completa, a cominciare dalla editio princeps, pubblicata ad Anversa nel 1598, fino a quella fotografica di Vienna del 1888, ci viene fornita da Konrad Miller.
La più nota edizione, che ebbe ad esercitare la maggior influenza sulle altre, fu il facsimile dello Scheyb, lo stesso che venne esposto alla Mostra Triestina del 1946.

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