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inaugurazione
Lago: L’IMAGO DELLA CONOSCENZA (PDF)
conferenza stampa
Marijan Bradanovic: VIAGGIO ARTISTICO ATTRAVERSO L’ISTRIA (PDF)
Lago: INTRODUZIONE (PDF)
Toth: INTRODUZIONE (PDF)
Martines: Pietre d’Istria: architetture e territorio (PDF)
LE CASITE
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L’inaugurazione della mostra dedicata alla “Pietra d’Istria”, nelle sue molteplici sfaccettature legate al territorio, alla storia e alla tradizione, ha richiamato un pubblico attento e curioso che il primo giugno ha gremito a Trieste la Sala Leonardo di Palazzo Gopcevic. I luoghi e la memoria di una complessa geografia umana sono stati quindi affrontati dai relatori presenti considerando le varie e possibili angolature d’analisi sul tema.
La manifestazione ha avuto inizio con un balletto proposto dal gruppo folcloristico della Comunità di Dignano impegnata a salvaguardare una cultura arcaica che comprende, oltre al recupero e alla riproposta di musiche e balli, anche lo studio degli oggetti caratteristici di quella che oggi definiremmo la “moda” dignanese. Preziosi sono infatti i gioielli che le donne indossano e portano infilati nei capelli e che appartengono alla tradizionale locale. Non c’era sposa che nella sua dote non comprendesse i perusini e gli altri gioielli che gli orafi dignanesi creavano in loco.
Segno di una certa opulenza, derivata da un’agricoltura fiorente. E le campagne erano e sono caratterizzate dalla presenza delle casite.
Applauditi gli esecutori che non hanno mancato di provocare autentica emozione, rivelata poi nelle parole degli oratori.
Così l’Assessore comunale Enrico Sbriglia, ha descritto con viva partecipazione gli elementi che compongono la memoria delle società arcaiche, caratterizzate da un tempo che ancora non fuggiva, diversamente da oggi. Un altro richiamo l’ha riportato all’opera dello scrittore Fulvio Tomizza, che ha legato la sua opera alle componenti di una cultura fondata sul lavoro di un popolo, immerso in una natura vicina, che è vento, mare e persone. Il Comune di Trieste – ha ribadito Sbriglia - ha partecipato a questa iniziativa con l’intento di contribuire a recuperare i valori espressi attraverso l’architettura delle casite, delle chiese e dei mulini disseminati nel pietroso territorio istriano, considerati alla stregua di veri e propri monumenti di una cultura passata e rivalutabile, quindi non ancora perduta.
Al centro dell’intervento di Ugo Soragni, Direttore generale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, sono stati posti soprattutto gli aspetti tecnici e documentaristici della mostra, apprezzata per le sue peculiarità di interesse scientifico, legate alla salvaguardia della natura rurale e all’unicità delle espressioni architettoniche istriane.
Giuseppe Franca, Soprintendente Reggente, ha testimoniato, attraverso il suo intervento, la curiosità e l’attenzione suscitata dalle strutture architettoniche minimali dell’Istria, le quali si inseriscono nel quadro generale di tutela dei patrimoni di interesse etno-antropologico pertinenti alla Soprintendenza.
Renzo Codarin, Vice-presidente nazionale e Presidente del comitato triestino dell’ANVGD e Presidente del CDM, ha voluto sottolineare, portando il saluto del presidente nazionale on. Lucio Toth, che questa mostra, viene proposta dagli esuli con “il cuore”, espressione qui usata per descrivere il rapporto con una terra troppo amata, e forse per questo, contesa.
L’Assessore Regionale alla Cultura, Roberto Antonaz, ha portato un breve saluto da parte della Regione, unendo alcune considerazioni intimiste sulla sua infanzia a Dignano e sulla sua conoscenza diretta del folklore locale. E’ stato fatto anche un accenno alla futura caduta dei confini e all’auspicabile superamento delle tragicità storiche che hanno colpito a più riprese queste terre. Ultimo rappresentante politico a prendere la parola è stato il Vice-Presidente della Regione istriana, Giuseppe Rota, che ha portato i saluti del Presidente Ivan Jakovcic. Ha ringraziato gli organizzatori per l’interesse verso la sua terra definita da alcuni “triangolo capovolto nel mare”, ma anche realisticamente “Istria divisa”, luogo dove attualmente ci si augura di tornare a convivere come un tempo, quando la collaborazione e il rispetto regnavano sovrani, tanto da rendere l’Istria un simbolo di pace e di serenità. A chiudere gli interventi inaugurali è stato il curatore della mostra, Luciano Lago, che ha approfondito dettagliatamente lo stato attuale della ricerca alla base dei censimenti sulla cultura materiale.
L’esperienza di Lago si manifesta in un lungo percorso storico di studio e di tutela del patrimonio territoriale. Tramite la complessiva ricostruzione perpetuata attraverso documentazioni, rilevazioni geografiche, culturali ed architettoniche, si scopre un assetto aperto e strategico di studi territoriali, che costringe necessariamente ad un continuo dislocamento dei punti di vista coinvolti nell’interpretazione dei luoghi. Questo esercizio d’elasticità è stato definito dal curatore della mostra come intimamente collegato alla salvaguardia di un patrimonio qui studiato meticolosamente e che, in questa forma, può favorire la contrapposizione alla distruzione e all’abbandono della tradizione. In questo senso, è stata sottolineata la necessità di stendere in tempi brevi una “Carta del rischio”, per contenere l’erosione del patrimonio paesaggistico istriano. (em)

ANNUNCIO

3 giugno 2005 – Inaugurata la mostra sulle Casite con balli dignanesi


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