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Intervista rilasciata a Indro Montanelli
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TESTAMENTO SPIRITUALE
L'intervista rilasciata a Indro Montanelli

Il testo che segue è il filo che collega tutta la mostra e si sviluppa anche nel video che la presenta. Si tratta delle parole di Mons. Santin, pronunciate ai fedeli il giorno in cui lascia la diocesi. Rappresentano un testamento spirituale, i principi che l’hanno ispirato durante la sua missione.

Questa è una confessione. Mi sono lasciato guidare dall’amore, anche quando poté sembrare che non lo fosse. Ho cercato di portarvi a Dio. Questa fu la mia ansia, il mio tormento, il forte pensiero che mi occupava incessantemente. Ho difeso la verità. Ho cercato di essere giusto. Conosco i miei limiti. E so quanti errori hanno accompagnato il mio cammino. Vorrei umilmente sperare che non siano stati volontari. Avrei desiderato di essere il buon Pastore secondo il Vangelo. La debolezza umana talvolta ha offuscato tale figura. Per tutto il male forse fatto, per il cattivo esempio dato chiedo in umiltà perdono a Dio e a voi. Ho detto che è una confessione. Il centro della stessa è il pentimento. Esso riempie il mio cuore per quanto ho fatto male, per quanto di bene avrei dovuto fare e non ho fatto.
Qualche volta pensate a quanto vi ho detto, infinite volte da tutti gli altari in tutte le chiese, in tutte le occasioni. Non vi ho tradito. Vi ho detto la verità, quella che vi apparirà più chiara quando comparirete davanti a Dio, nel quale tutti ci ritroveremo a gloria.

Siate fedeli alla preghiera, ma alla vera preghiera, quella che è fatta di amore, di fiducia, di accettazione del sacrificio. Perché Gesù ci ha redenti sulla croce; senza croce accettata e offerta non vi è vita cristiana. Ho detto preghiera perché senza preghiera la vita è senza luce, al buio.

Siate fedeli alla Chiesa. È fatta di noi che siamo uomini che sbagliamo, ma è anche cosa divina nella verità che custodisce, nei sacramenti nel sacro Magistero posto da Cristo, per illuminare e guidare gli uomini; ha lo Spirito Santo che la assiste, e Gesù che è il Capo del Corpo Mistico e che ha promesso la sua efficace presenza tutti i giorni sino alla fine del mondo. Amate la Chiesa, in lei troverete Cristo, il Suo Corpo e Sangue nell’Eucarestia, la Sua Parola nel perenne insegnamento.

Amate le vostre famiglie. Nelle famiglie vi sono difficoltà e non mancano dolori. La famiglia è fatta di uomini che portano con sé i loro difetti. Bisogna sopportarsi a vicenda. L’amore è cercare gli altri e non se stessi. Questo amore supera i momenti difficili e conserva, al di sopra delle piccole tempeste, quella cosa meravigliosa e necessaria che è la famiglia. E vi sono i figli, che solo la famiglia forma, protegge e guida. E i figli sono un amore che non può mai tramontare. Amate e conservate cristiane le vostre famiglie.

La gioventù costruisca su Dio la sua vita. Alimenti l’unità della famiglia, che non è solo dominio dei genitori, ma è la dolce comunità, alla serenità della quale tutti ugualmente devono contribuire. L’aria da respirare deve essere la fiducia vicendevole. Su questa base i genitori devono porre i loro rapporti con i loro figli a questo sentimento devono educarli fin da piccoli essi vanno compresi e così amati. E alla fiducia devono aprirsi i giovani. I giovani sanno che come le linee architettoniche di oggi sono diverse da quelle di ieri così nessuno pretende che essi modellino la loro vita su vecchi stampi. Ma vi sono valori perenni intramontabili, che non possono essere negati e trascurati. Se la fede illuminerà la loro anima, essi sentiranno umilmente che senza fondamenta non si può tirare su una costruzione che rimanga.

Amate la città. Chi la amministra ne cerchi il bene, il vero bene. Riconosco l’autonomia di ciò che è secolare e terreno. Ma autonomia non significa indipendenza dalla legge di Dio. Amate la nostra città perché sia operosa, ordinata, bella e sia per la sua onestà, i suoi ordinamenti; la sua elevazione spirituale e culturale, il suo sviluppo economico di esempio, come lo fu.

Vi affido alla Madonna. È la Madre. Trieste ha sempre guardato con fiducia a Maria, la Madre di Gesù e nostra. Noi non stacchiamo Maria da Gesù. La amiamo perché amiamo suo figlio. Il nostro popolo attraverso i secoli si è affidato a lei. E anche noi abbiamo voluto, come segni di gratitudine e di speranza, di tenerezza e di fedeltà, erigere a lei un Santuario. Fu solo un atto umile e filiale, fu un grazie per l’aiuto da lei giunto, fu un continuare sulla strada dei padri. Come i figli periodicamente, come possono, ritornano alla casa della madre, che attende sorridente, così i triestini salgano frequentemente il monte ove il Santuario, Casa di Maria, apre le sue porte e le sue braccia. Per ravvivare la fede, per rendere più nobilmente cristiana la vita, per ritornare rinnovati e confortati all’usate opere. Dio sia con Voi. Non vi dimenticherò mai né sulla terra, né nel Cielo».

Mons. Antonio Santin
Luglio 1975 – Saluto alla diocesi

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