Giulietta e Romeo a Traù
CARTOGRAFIA
UOMINI ILLUSTRI
ITINERARI
STORIA
1. Sulla Riviera dei Castelli, tra Spalato e Traù, una volta vivevano due giovani innamorati, Emilio e Dobrila: lui bruno, alto, forte; lei bionda e snella con dei profondi occhi azzurri. Le loro famiglie erano nobili e i loro palazzi sorgevano nello splendido borgo marino di Castel Vitturi, uno dei sette Castelli della Riviera sorti in prossimità di antiche fortezze costruite per difendersi dai pirati del mare.
Emilio e Dobrila, per tanto, erano cresciuti insieme fin da bambini; le loro famiglie erano legate da antica amicizia. Ma un brutto giorno, fra i loro genitori, scoppiò una lite. Il conte Radoslavo, padre di Dobrila e il conte Adalberto, padre di Emilio, si sfidarono a duello. Non morirono per le ferite subite ma tra loro calò un muro di silenzio e di odio. Per prima cosa, proibirono ai loro figli di incontrarsi.
Ma la scintilla dell’amore era già scoccata e i due ragazzi disobbedirono ai rispettivi genitori continuando a vedersi, finché, scoperti, Emilio fu spedito a Venezia, al servizio del doge mentre Dobrila fu rinchiusa in una stanza ai piani alti del castello, vigilata notte e giorno da una sentinella.

2. Solo per la festa del santo patrono di Traù, il Beato Giovanni Ursini, il padre concesse a Dobrila di partecipare alla processione. Splendida nel suo abito da cerimonia, Dobrila attirò su di sé le attenzioni di un ignoto pretendente: un nobile di Traù, ricco proprietario di terre e navi mercantili, ormai avanti con gli anni che volle immediatamente chiedere la sua mano. E il nobile Radoslavo accettò.
Fu stabilita la data delle nozze, nonostante Dobrila avesse espresso fermamente il suo rifiuto, vane furono tutte le sue lacrime. La fedele serva della ragazza, intanto, fece arrivare un messaggio a Venezia, avvertendo Emilio che proprio nel giorno delle nozze, vestito nell’uniforme di ufficiale dell’esercito veneziano, comparve in sella a un cavallo, entrò nella cattedrale di Traù durante la cerimonia e raggiunse l’altare tra lo scompiglio degli invitati.

3. Dobrila corse ad abbracciarlo mentre tutti applaudivano storditi e commossi dalla forza del loro amore. Un coro si alzò in favore dei due giovani, ma il nobile Radoslavo allontanò la ragazza e la fece subito rinchiudere in un convento di clausura.
Emilio, a sua volta, venne inviato nel convento francescano di Vissovatz, un’isola su uno dei laghi del fiume Cherca, nel retroterra di Sebenico, dove rimase a lungo, ma senza mai perdere la speranza di rivedere Dobrila. E, infatti, in una notte di fulmini, tuoni e vento, la ragazza riuscì a fuggire dal convento e a raggiungere il luogo in cui soffriva il suo innamorato. Lo vide da lontano, nel suo saio e, convinta che avesse ormai scelto la vita del convento prendendo i voti, tornò sui suoi passi più disperata che mai.
Il padre l’accolse con rabbia e giurò di vendicarsi di Dobrila che scappando dal convento s’era macchiata dell’ennesima vergogna infangando il buon nome della famiglia. Si portò a casa del padre di Emilio, gli tese la mano della riappacificazione, lo informò che aveva deciso di concedere finalmente la mano di Dobrila ad Emilio. Fu stabilito che le nozze sarebbero state celebrate con gran solennità nella chiesa parrocchiale di Castel Vitturi.

4. E così fu. I due giovani furono uniti in matrimonio nella chiesa dell’Assunta, il pranzo nuziale fu preparato e consumato dagli sposi e da centinaia di invitati sulla piazza antistante il palazzo di Radoslavo, il padre della sposa.
I due giovani sposi erano felici, gli invitati facevano onore alla tavola, sembrava che nulla potesse turbare tanta gioia. Invece...
Quando gli invitati erano già tornati alle loro case ed Emilio si accingeva ad accompagnare la sua sposa dalla casa paterna alla sua, il malvagio Radoslavo si appostò sul ponte che unisce la Riviera dei Castelli a Traù, in attesa del passaggio degli sposi. Quando questi gli giunsero a tiro, Radoslavo fece fuoco.

5. Il giovane Emilio cadde a terra ormai senza vita. Ma il conte Adalberto, che aveva visto la scena, trafisse con la spada Radoslavo. Ai piedi della sposa giacevano senza vita suo padre e lo sposo.
Dobrila raggiunse la sua nuova casa e quel letto che avrebbe dovuto essere il suo nido d’amore e, così, si lasciò morire. I due giovani vennero sepolti insieme nella chiesetta di San Giovanni all’interno del palazzo Vitturi dove ancor oggi gli innamorati vanno a rendere onore ai due sfortunati giovani.

Dobrila ed Emilio
storia di un amore negato
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