Le ricchezze dell' Istria
CARTOGRAFIA
UOMINI ILLUSTRI
ITINERARI
STORIA
1. Narravano i vecchi ai loro attenti e curiosi nipoti dell’esistenza, in tempi lontani lontani, di tre fate- sorelle sull’alto del colle di Montona, solenne sulla Valle del Quieto, a dominare il secolare Bosco di S. Marco, al pari d’una millenaria rocca naturale.

2. Una aveva i capelli biondo-oro, l’altra era bruna e la terza di capigliatura nero-corvina. La prima aveva la pelle d’un color rosa delicato; perlaceo era quello della seconda ed olivastro quello dell’ultima. In una giornata di fine estate, il loro sguardo si spinse al lontano orizzonte, là, dove il mare lambiva la costa e ne immaginarono la frescura. Pensarono, allora, benché lontane, di raggiungerlo di corsa e vi si impegnarono in una comune, gaia competizione.

3. La fata bionda, però, fu ben presto vinta dalla stanchezza, dalla fame, dalla sete e dovette allora fermarsi, mentre le altre due sorelle continuarono la loro corsa. Si trovò in mezzo ad un terreno arido ed incolto, ma poté provvidenzialmente dissetarsi, facendo bicchiere del cavo delle mani, con dell’acqua fresca che zampillava da una modesta sorgente. Alcune gocce, però caddero sul terreno e fecero subito germogliare delle rigogliose piante di granoturco, le cui pannocchie sfamarono la fanciulla.

4. La sorella bruna, pur avendo proseguito con gagliardia, non poté poi andare più in là delle colline vicine al mare, perché, stanca e sfinita pure lei, dovette fermarsi. Non le mancarono, vien da sé, né fame né sete, ma nulla c’era a lei d’intorno. Sofferente e disperata si mise a piangere, e dai suoi occhioni castani, uscirono grosse lagrime che irrorarono il terreno: da esso sorsero due meravigliose piante che le diedero cibo e bevanda: l’olivo e la vite.

5. Soltanto la terza delle sorelle riuscì a compiere da sola tutto il percorso ed a raggiungere il mare, nelle cui acque volle bagnarsi e nuotare in compagnia delle rilucenti sirene, finché ritornò a riva e si stese al sole che, ormai, volgeva al tramonto. L’ora tarda del meriggio ed il vento marino fecero si che la fata sentisse dei brividi di freddo. Si riparò coprendosi di uno strato d’alghe, e quel vento marino che prima le aveva fatto freddo, l’asciugò. Ma il suo mantello d’alghe e le sue membra nude, erano ora, qua e la, chiazzati di macchioline bianche: era il sale. Allora, la terza buona sorella, rifece il cammino dell’andata per invitare le due sorelle a venire con lei al mare, ma vollero rimanere là dove si erano fermate, così la fata dai neri capelli e dalla pelle olivigna, se ne tornò sola in riva al mare e là visse, insegnando agli uomini la raccolta del sale e l’arte della pesca.

6. Così le tre gentili fanciulle beneficarono le popolazioni dell’Istria coi loro miracolosi prodotti, che costituirono in ogni tempo la ricchezza dell’Istria ed il premio del lavoro: il vino, il granturco, l’olio, il sale ed il pesce eccellente.

Preziosi beni
elargiti dalle fate
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