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LA COSTITUZIONE A ROMA DELL'ARCHIVIO MUSEO STORICO DI FIUME
Memoria, progettualitą, futuro (1960-2005)


PREMESSA

“...il pensiero del profugo, il pensiero del prigioniero, il pensiero dell’uomo diventato merce anch’egli, tu prova a mutarlo: non puoi...” (Seferis, poeta greco)
In seguito alla stipula del Trattato di Pace di Parigi, avvenuta il 10 febbraio 1947, tra l'Italia e la Jugoslavia, l'esodo della maggior parte della popolazione di Fiume divenne un fatto irreversibile e per molti versi inevitabile. Il severo regime comunista jugoslavo, instauratosi a Fiume il 3 maggio 1945, se da una parte mise fine al predominio nazifascista nella zona, dall'altra risultò incompatibile con i sentimenti, le speranze e le abitudini di vita dei fiumani; soprattutto di quei fiumani di lingua e cultura italiana. Come i fiumani anche gli zaratini e gli istriani presero la dura via dell'esilio. Molti fiumani si fermarono in Italia, altri presero la strada delle Americhe e della lontana Australia.
Fiume a partire dalla fine del 1945 e fino a tutto il 1948, appariva sempre più una città fantasma: i suoi abitanti di un tempo l'avevano abbandonata. Le controverse motivazioni dell'esodo sono state fino ad oggi fortemente condizionate da speculazioni di carattere politico che ne hanno compromesso un esame storico sereno e obiettivo. Solo recentemente una apposita legge dello Stato ha riconosciuto ufficialmente il diritto alla memoria dei circa 350.000 esuli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. Si tratta della Legge n. 92, 30 marzo 2004, così intitolata - Istituzione del “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale -.
Anche Roma, culla di civiltà, ha accolto oltre 12.000 esuli permettendone la graduale integrazione, che a volte ha assunto i connotati negativi dell’assimilazione per ragioni legate a una tendenza, a dire il vero nazionale, di rimuovere il problema rappresentato dalle Comunità giuliano-dalmate lasciandolo languire o ignorandolo. Per dirlo più concisamente non vi è mai stata una sensibilità di tipo istituzionale, se non da qualche anno, che abbia trattato le comunità giuliano-dalmate come minoranze culturali da salvaguardare e sostenere.
Il presente contributo, non vuole analizzare i motivi di tante ingiustizie e vessazioni vissute dopo la guerra in Italia dal popolo giuliano-dalmata, ma esso è dedicato alla storia dell’Archivio Museo storico di Fiume, la cui esistenza e strettamente legata all’ attività culturale della Società di Studi Fiumani di Roma che ne è proprietaria. Parlare dell’Archivio-Museo di Fiume e della Società di Studi Fiumani vuole essere un ulteriore stimolo per un approfondimento della storia taciuta, comunque sia erroneamente conosciuta, vissuta con grande dignità dalla popolazione fiumana in fuga dal totalitarismo jugoslavo per salvare la propria identità e libertà.
Ringrazio quindi la prof.ssa Maria Immacolata Macioti e la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma per l'invito a partecipare a questo importante convegno.

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