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LA COSTITUZIONE A ROMA DELL'ARCHIVIO MUSEO STORICO DI FIUME
Memoria, progettualitą, futuro (1960-2005)


COME SALVARE LA MEMORIA

Non ci sono parole più significative, credo, per iniziare la narrazione dei fatti relativi al mondo della memoria degli esuli fiumani, di quelle dello scrittore Paolo Santarcangeli (1909-1995), esule da Fiume, che nel suo libro "Il porto dell'Aquila decapitata" scrive: "No nessun ritorno è possibile. Pensiamo piuttosto al perché della nostra assenza, della nostra dispersione nel mondo (…) Lasciamo allora la nostra città nelle stampe antiche e nelle vecchie fotografie, oppure innalziamola nel mondo intangibile dei sogni, facciamone il simbolo del patire umano, di un legame che va al di là dei fatti storici e politici. Scacciamo dai nostri cuori ogni risentimento, ogni sentimento di un'offesa patita e apriamoli piuttosto alla pietà per l'uomo, assai più virile, perché più difficile, perché esige coraggio, fede, pazienza: indeficienter!".
Con queste parole Santarcangeli ci introduce in un mondo superiore costituito dai valori dello spirito, della comprensione e della solidarietà, senza i quali il sottoscritto insieme a tanti altri, che hanno contribuito alla salvaguardia della memoria in tanti anni trascorsi da quelle tragiche vicende, non avremmo avuto l'onore né il motivo per operare fino ad oggi.
Nel corso del tempo, a partire dal 1946, numerose associazioni di esuli fiumani si costituirono in Italia, ma quasi tutte non esistono più, come diverse Leghe fiumane, la Società nautica "Eneo", l'Orchestra d'Archi "Tartini"; altre come la sezione fiumana del C.A.I. (Club Alpino Italiano) el’Associazione del Libero Comune di Fiume in esilio, con sede a Padova, riescono ancora a svolgere, nonostante l'inevitabile calo fisiologico, ancora un’interessante attività. Ad esempio il notiziario "La Voce di Fiume", sorto nel 1966, pubblicato dal Libero Comune di Fiume in esilio, ancora oggi unisce idealmente il popolo fiumano esule in Italia e nel mondo.
Nel novero delle associazioni fiumane più attive, quella a cui è stato affidato il compito di custodire, di valorizzare e di tramandare alle future generazioni la storia e l'identità culturale fiumana di carattere italiano è appunto la Società di Studi Fiumani con il suo Archivio Museo storico di Fiume con sede a Roma.
Il 27 novembre 1960, dietro espressa iniziativa di Attilio Depoli e altri intellettuali fiumani fuoriusciti, come Enrico Burich, Giorgio Radetti, Gian Proda e Vincenzo Brazzoduro, fu costituitala Società di Studi Fiumani e in un albergo di Roma si riunì per la prima volta l'Assemblea generale con il seguente ordine del giorno:

  1. Ricostituzione della Società
  2. Approvazione dello Statuto
  3. Elezione del Presidente e dei consiglieri
  4. Attività futura
Fu deciso di fissare la sede della Società a Roma e il primo presidente fu il prof. Attilio Depoli; i sei consiglieri votati dall'Assemblea furono: Enrico Burich, Carlo Chiopris, Casimiro Prischich, Gian Proda, Giorgio Radetti, Salvatore Samani. Nel 1963 fu possibile progettare la costituzione di un archivio-museo fiumano grazie a dei locali che l’Opera per l’Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati avrebbe messo a disposizione della Società di Studi Fiumani.
Occorre però ricordare che la prima idea di raccogliere in un archivio-museo le memorie di Fiume era sorta già nel 1956, come risulta da una fitta corrispondenza intercorsa tra il mons. Luigi Torcoletti e il dr. Nino Perini dopo una bella mostra di cimeli fiumani.
Per quanto riguardo lo statuto del sodalizio gli esuli fiumani convenuti redassero un nuovo documento, adatto alla nuova realtà storica del momento e fedele al testo di quello in vigore a Fiume nel periodo italiano. L'articolo 1 diceva: "La Società di Studi Fiumani ha per scopo l'illustrazione della regione fiumana, nonché la raccolta e lo studio dei documenti e dei cimeli che la riguardano". Successivamente nel 1999 l’art. 1 fu così esteso “La Società di Studi Fiumani....ha per scopo lo studio e l’illustrazione di Fiume, della Liburnia, delle isole del Carnaro e di tutti i territori adriatici di affine cultura, dal più lontano passato ad oggi, nonché la raccolta e la preservazione delle memorie e dei documenti che li riguardano....”.
All’art. 4 dello Statuto invece si fa esplicito riferimento all’archivio-museo “Ha istituito nella propria sede l’Archivio-Museo storico di Fiume, cui ognuno dei soci contribuisce con la propria opera e col versamento di cimeli, documenti, libri e riviste, interessanti la vicenda fiumana”.
Sempre nel 1999 fu inserito il testo integrale del Manifesto Culturale Fiumano, sottoscritto da importanti personalità del mondo politico e culturale, tra cui ricordo il Senatore a vita Leo Valiani, il prof. Claudio Magris (attuale presidente onorario della Società di Studi Fiumani), gli onorevoli Gianfranco Fini e Luciano Violante e molti altri. Tale documento redatto dal Consiglio Direttivo della Società di Studi Fiumani, si richiamava al dialogo con la città di origine Fiume-Rijeka ripreso poco prima della caduta della Jugoslavia nel 1991 e sottolineava tra le altre cose la volontà di collaborazione con tutti gli istituti o associazioni presenti in città aventi analoghi fini culturali “...La Società di Studi Fiumani, ben consapevole dell’ineludibile realtà storia di un’identità culturale fiumana di carattere croato, oggi assolutamente prevalente, sollecita la collaborazione di tutti coloro che di tale identità croata si fanno interpreti al fine di realizzare concretamente, nell’ambito della cultura europea, il superamento d’ogni anacronistica contrapposizione e ricostruire così, insieme, la storia della città nel pieno rispetto delle due culture italiana e croata...”.
Ma torniamo un momento indietro. Ricostituita, quindi, nel 1960 la Società di Studi Fiumani di Roma voleva rappresentare la continuazione ideale di quella Società sorta a Fiume nel 1923, quale erede della deputazione di Storia Patria. In quel tempo per poter divulgare le scoperte e l'esito degli studi sulla città e il suo territorio circostante, fu deciso di pubblicare una rivista con il nome di "Fiume" che dal 1923 continuò ad uscire fino al 1940. I promotori di questa iniziativa si proponevano, fondamentalmente, di portare a conoscenza dei fiumani la storia della città.
Il primo presidente del sodalizio a Fiume fu Guido Depoli, mentre tra i consiglieri ricordo Attilio Depoli, Arturo Meichsner, Silvino Gigante, Salvatore Samanich, Antonio Smoquina, Edoardo Susmel, Casimiro Prischich e altri. Queste, dunque, le radici più antiche del sodalizio sorto in esilio.
Nel 1964 venne inaugurata a Roma la sede definitiva della Società di Studi Fiumani, che ottenne in affitto dall'Opera Nazionale Profughi Giuliano Dalmati, un immobile sito in Via Cippico n.10 e inserito nell'ambito del Quartiere Giuliano Dalmata di Roma EUR. Nella medesima sede fu costituito l'Archivio Museo storico di Fiume. Il progetto dell'Archivio Museo non nasceva in base a un piano prestabilito, ma era il frutto del desiderio di raccogliere e salvare dall'incuria e dalla dispersione gli aspetti più importanti del patrimonio culturale fiumano.
Scriveva così Enrico Burich, intellettuale fiumano nel 1963: ”...I fiumani devono avere un ricettacolo in cui deporre quanto possa ricordare il proprio passato. Ricordi delle nostre lotte vicine e lontane, della nostra attività in campo culturale ed economico, le reliquie dei nostri antenati che ebbero modo di distinguersi per il bene della nostra città, le immagini dei nostri caduti e dei nostri volontari nella lotta per la nostra italianità, le opere dei nostri artisti, piccoli o grandi che siano, sempre ugualmente cari. Ricostruiremo anche il volto della nostra città coll’aiuto di riproduzioni, di rilievi topografici di ogni tempo... Vogliamo riveder le calli e le piazzette della Cittavecchia, le nostre chiese, e poi il nostro Corso, le vie principali, i nostri moli, il nostro teatro e, con piena infinità, il nostro cimitero con i monumenti, i cipressi, le nostre tombe...Rimarrà ancora tra noi, in vita, quanto ancora noi portiamo nei nostri cuori dell’indimenticabile nostra Fiume”. Parole intense e commoventi queste di Burich che vanno contestualizzate nel periodo in cui vennero espresse, quando cioè agli esuli fiumani era ancora precluso dalle autorità jugoslave il ritorno, anche a semplice scopo turistico, nella propria città.
Venne, perciò, rivolto un appello ai fiumani residenti nelle varie città italiane e nel resto del mondo e con l'aiuto fondamentale delle Leghe fiumane, sorte un po' ovunque in Italia, iniziò a pervenire a Roma una grande quantità di materiale librario, documentale e fotografico, assieme a cimeli e testimonianze di ogni genere. Fu deciso allora dal Consiglio Direttivo della Società di Studi Fiumani di ordinare l'Archivio-Museo di Fiume per settori:
  • Il settore per la conservazione e l'esposizione di cimeli, fotografie, bandiere, manifesti e quadri (si conservano opere di Carlo e Marcello Ostrogovich, Giorgio Simonetti, Oloferne Collavini, Carminio Butcovich-Visintin, Arrigo Ricotti, Romolo Venucci, Riccardo Gigante e altri).
  • La sezione biblioteca che possiede oltre 5 mila volumi (catalogati a mezzo informatico) riguardanti la storia di Fiume, dell'Istria e della Dalmazia dalle origini ai giorni nostri.
  • La sezione dedicata all'emeroteca nella quale sono conservate le annate delle riviste e dei quotidiani pubblicati a Fiume fino al 1947: "Termini", "Delta", "Il Popolo", "La Bilancia", "L’Eco di Fiume" e altri, oppure i giornali e le riviste dell'associazionismo dell'esodo giuliano, fiumano e dalmata come "La Voce di Fiume", "L'Arena di Pola", "La Difesa Adriatica", "La Rivista Dalmatica" e altro. Vi si conserva anche l'unica copia esistente del primo giornale stampato a Fiume, nel 1813, "Le Notizie del Giorno".
  • Il settore per la visione di manifesti, cartine geografiche e proclami d'epoca.
  • Il settore riservato ai documenti provenienti da importanti personalità fiumane come: Michele Maylender (podestà di Fiume nel periodo austroungarico), Riccardo Zanella (Presidente dello Stato Libero di Fiume), di Antonio Grossich (medico e senatore del Regno d’Italia) e il carteggio originale tra lui e Gabriele D’Annunzio, di Andrea Ossoinack (ultimo deputato fiumano al parlamento di Budapest) e tanti altri. In questo settore c'è anche l'importante documentazione del silurificio "Whitehead" sorto proprio a Fiume nel XIX secolo. Nonostante le molte difficoltà la Società di Studi Fiumani è riuscita da qualche tempo a condividere la descrizione archivistica con altri importanti istituti (Istituto Sturzo, Istituto Gramsci, Fondazione Basso,ecc.) nell’ambito del progetto “Archivi del Novecento”.
  • Il settore dell’esodo che comprende oltre 1.500 fascicoli nominativi di esuli fiumani, istriani e dalmati.
  • Il settore del Quartiere Giuliano-Dalmata, con documentazione dell’Opera per l’Assistenza ai Profughi Giuliano-Dalmati.
  • Il settore che ospita l'archivio fotografico, la raccolta filatelica e l'archivio topografico.
  • Il settore informatico con un apposito e moderno sito internet.
Purtroppo gli spazi della struttura archivistica e museale sono ormai diventati insufficienti per accogliere tanto materiale e in futuro occorrerà risolvere anche questa problematica.
Un'importante evoluzione nel sistema di conservazione e di catalogazione è stata realizzata con la informatizzazione del materiale librario e documentale, che permette una più facile e rapida consultazione da parte dei ricercatori. Esiste anche la possibilità di visionare materiale audiovisivo sull'Istria, Fiume e la Dalmazia, atto a sensibilizzare gli studiosi e i visitatori dell'Archivio Museo sulla storia e sulla realtà delle terre adriatiche orientali.
Nel 1972, l’Archivio Museo Storico di Fiume fu oggetto dell’accurata visita di un ispettore del Ministero per la Pubblica Istruzione che compilò una relazione favorevole, alla quale seguì l’emanazione di un decreto dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione on. Oscar Luigi Scalfaro, datato 12 luglio 1972, con il quale si concedeva all’Archivio Museo di Fiume la qualifica di archivio di “eccezionale interesse storico” e lo poneva sotto tutela delle leggi di stato.
Successivamente, il 20 febbraio 1987, dopo un sopralluogo fu emanata un’ulteriore dichiarazione della Soprintendenza Archivistica per il Lazio, che poneva l’Archivio fiumano, per il notevole interesse storico, sotto la disciplina di tutela prevista dall’articolo 38 del D.P.R. 30.91963, n.1409.
Tuttavia questi riconoscimenti rimasero per lunghi anni sulla carta e non aiutarono molto gli esuli fiumani nell’opera di conservazione. Attualmente molte cose sono cambiate, oltre alla ricordata “Legge del Ricordo” esiste anche un’ altra legge dello Stato, la ex Lege n.72/2001, oggi n. 193/2004 “Interventi a tutela del patrimonio culturale spirituale degli esuli istriani, fiumani e dalmati....”, che sostiene le attività del sodalizio e delle altre associazioni di esuli sparse un po’ in tutta l’Italia. Ma tutto è stato fatto con grave ritardo e la dispersione di un’ enorme quantità di materiale documentale, fotografico e librario, è ormai andato perduto. Il pur piccolo Archivio-Museo storico di Fiume, è l’unica realtà in Italia a possedere tanto materiale, solo in parte catalogato, sulla storia dell’esodo di un popolo, come quello giuliano-dalmata, testimone di una storia plurisecolare!

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