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LA COSTITUZIONE A ROMA DELL'ARCHIVIO MUSEO STORICO DI FIUME
Memoria, progettualitą, futuro (1960-2005)


UNA RINNOVATA PROGETTUALITĄ

Dal 1991 sono passati molti anni e in questo tempo la Società di Studi Fiumani ha saputo gestire dignitosamente il proprio Archivio Museo di Roma con grande sacrificio dei propri soci, in quanto l’attenzione degli enti pubblici fin a poco tempo fa è sempre stata insufficiente, ma nonostante queste gravi mancanze sono state varate delle importanti iniziative e progetti sia in terra italiana sia con le istituzione croate. Il 28 novembre 1996 venne stipulato un accordo tra l’Istituto Croato per la Storia di Zagabria e la Società di Studi Fiumani volto a realizzare una ricerca sulle vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni tra il 1939 e il 1947, che terminò nel 2002 con grande successo poiché il lavoro fu pubblicato inversione bilingue (italiano e croato) a cura della Direzione Generale per Archivi. Tale accordo fu sovvenzionato dal Ministero per i Beni Culturali italiano e ottenne l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana. Oltre agli importanti risultati scientifici conseguiti tale ricerca ha assunto un alto significato morale: per la prima volta una società culturale di esuli è stata riconosciuta da un’ istituzione ufficiale croata e chiamata a collaborare su un tema così difficile come quello legato alle vittime . Un fatto importante e unico, se solo si pensa che sotto la Jugoslavia anche il semplice invio della propria rivista di studi scientifici “Fiume” era considerato un attentato alla sicurezza dello Stato voluto da Tito.
Va ricordata, però, un’altra iniziativa, organizzata dalla Società di Studi Fiumani insieme al Comune di Fiume-Rijeka, all’Università Popolare di Trieste e all’Unione Italiana, non solo di grande valore storico e culturale ma anche morale, è stata il Convegno Internazionale sul tema “Fiume nel secolo dei grandi mutamenti” tenutosi il 23 il 24 aprile 1999 alla Sala Municipale. In quella sede italiani, croati,ungheresi e sloveni hanno contribuito a ricostruire la vera memoria di Fiume e del suo popolo ormai prossimo alla scomparsa. Tale convegno ha indubbiamente contribuito all’arricchimento culturale e spirituale della città di Fiume oggi chiamata, con l’intera Croazia, a non perdere l’appuntamento con l’Europa. Mi ritornano spesso alla mente le belle e commoventi parole dell’intellettuale ungherese nativo di Fiume, Miklos Vasarhelyi - uno dei sopravvissuti della rivoluzione ungherese del 1956 e all’epoca del convegno nostro Presidente onorario – che disse: “I miei genitori erano ungheresi, la nutrice croata, i maestri italiani, la governante tedesca, gli amici, compagni di scuola e di gioco, la “mularia” – fiumani, quindi italiani, croati, sloveni, istriani e dalmati. Le prime sillabe udite furono ungheresi, il primo canto slavo,le prime frasi italiane, ma fra di noi parlavamo tutti il nostro gentile idioma fiumano “se ciacolava”. Sapevo l’ungherese, ma imparai a scrivere in italiano. La città nativa fu una culla multiculturale, esercitando un influsso in me per tutta la vita”.
Le suddette iniziative sono state molto importanti e soddisfacenti, conferendo alla Società di Studi Fiumani i giusti riconoscimenti morali e organizzativi.
I principi ispiratori dell’attività della Società di Studi sono stati espressi e pubblicamente presentati nel già ricordato “Manifesto Culturale Fiumano”, che è parte integrante del nuovo Statuto della Società. L’attuale Presidente Amleto Ballarini ne aveva preannunciato gli elevati contenuti già in una lettera indirizzata all’allora Sindaco Slavko Linić il 20 giugno 1995, che diceva:
"Nessuno di noi potrebbe mai volere che il nostro ritorno passi attraversando altre guerre e nuovi esodi. Nessuno si augura che a Fiume si ripetano le tragedie della Bosnia. Quasi nessuno, infine, alla nostra età, vorrebbe farsi cittadino croato per svolgere pateticamente un ruolo politico nella città di origine (…) E’ solo il ritorno della nostra storia taciuta nelle sedi opportune, nei tempi e nei modi dovuti, che ci interessa e questo ritorno, con tutto il patrimonio di ricordi e di confronti, spesso dolorosi che esso può comportare, non può limitarsi alla pur doverosa e lodevole sensibilità degli italiani rimasti, ma alla comprensione e alla sensibilità della maggioranza croata che Lei Signor Sindaco degnamente rappresenta”.
La tutela della storia taciuta di Fiume riguarda l’Italia e la Croazia e con esse l’Europa. La storia non si cancella. L’Italia e la Croazia hanno ambedue il compito di affidare questa storia all’Europa, alla quale Fiume e la sua gente hanno sempre appartenuto, offrendo il proprio significativo contributo.
Il 10 febbraio di quest’anno il Presidente della Repubblica italiana Ciampi, ha voluto ricordare il sacrificio di un popolo innocente all’Altare della Patria e sempre in quei giorni dedicati al ricordo dell’esodo e delle foibe istriane il Sindaco di Roma Veltroni ha fatto visita alla Foiba di Basovizza e all’Archivio-Museo di Fiume per parlare con gli esuli e portare la solidarietà della città.
Sono stati eventi indimenticabili. Persino la televisione di stato croata ha dedicato un servizio al bene museale fiumano e all’insediamento dei profughi dall’Istria e da Fiume a Roma.
In ultimo un cenno doveroso ad un altra opera importante della Società di Studi Fiumani, quella dedicata alla tutela dei beni cimiteriali e alle iniziative volte a rendere omaggio e cristiana sepoltura ai morti italiani di Fiume in questo secolo. Circa sette anni fa a Sulysap, in Ungheria, la nostra Società ha eretto un monumento ai caduti fiumani nel campo di internamento di Tapiosuly tra il 1914 e il 1918. Dal 4 maggio 1999 la Società di Studi Fiumani, con l’assenso dell’autorità ecclesiastica del luogo, fa celebrare a Castua una Santa Messa per dodici vittime italiane del secondo conflitto mondiale (tra cui il senatore fiumano Riccardo Gigante), che giacciono in una fossa comune, nei pressi della cittadina, da sessant’anni, senza umana e cristiana sepoltura. Un significativo un progetto per l’erezione, dinanzi alla Cappella Votiva di Cosala, di un altro monumento dedicato ai morti fiumani dal 1943 al 1947, vittime dei regimi totalitari è andato in porto nel novembre 2003.
Dopo questo cenno doveroso alle iniziative volte a rendere umana pietà a quanti sono morti e scomparvero a Fiume in quei terribili anni, ringrazio ancora una volta gli organizzatori del Convegno per avermi dato l’occasione di esporre, seppur sinteticamente, la storia e l’opera svolta dal sodalizio che ho l’onore di rappresentare. C’è stata un’epoca in cui le diverse comunità nazionali convivevano nelle terre adriatiche orientali, provenienti dall’Ungheria, dall’Austria, dalla Croazia e dall’Italia, creando una civiltà mediterranea che non sarebbe stata tale senza i contributi offerti da ogni cultura. Mi auguro di poter continuare a promuovere la storia di Fiume e degli esuli giuliano-dalmati tra le genti italiane della penisola e le genti istro-quarnerine e danubiane senza distinzioni etniche, politiche o religiose, con il fermo intento di contribuire alla costruzione di un patrimonio di comuni convinzioni civili per un’Europa migliore, affinché le tragedie del Novecento, che hanno sconvolto le nostre terre di origine con il continente intero, non si ripetano mai più.

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