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GALLERIA D'IMMAGINI D'EPOCA

A cura di Carmen Palazzolo Debianchi

Nel corso della mia ricerca su quest’argomento, ho incontrato il dott. Umberto Zocchi, che è stato prima istitutore del convitto Nazario Sauro e poi suo direttore. Egli ne ha steso la storia che segue e mi ha fornito le fotografie che la illustrano.

L’ASSISTENZA AI GIOVANI PROFUGHI
Il convitto “NAZARIO SAURO” di Gorizia e di Trieste
di Umberto Zocchi


Posa della prima pietra

Nel quadro delle molteplici attività svolte dall’Opera per l’Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati a favore dei profughi, un ruolo di primo piano è stato riservato al settore dell’assistenza ai minori. Detta assistenza si è estrinsecata nell’arco di oltre un trentennio, dal 1947 al 1980, attraverso l’istituzione e il mantenimento in attività di numerosissimi istituti educativo-assistenziali, di alcuni dei quali si è già scritto in precedenti articoli, recentemente pubblicati da “La Nuova Voce Giuliana” e inseriti nel sito internet www.arcipelagoadriatico.it. Tra di essi, riteniamo meriti particolare menzione il convitto “Nazario Sauro”.
Il convitto nasce a Grado nel 1947 sotto l’intitolazione di “Scuola Arti e Mestieri Nazario Sauro” contemporaneamente al convitto “Fabio Filzi”, ideale continuazione quest’ultimo del glorioso omonimo convitto di Pisino. Per entrambi, tuttavia, quella di Grado rappresenta la sede provvisoria, in quanto destinati a trasferirsi, quanto prima, rispettivamente a Trieste e a Gorizia.
La “Scuola Arti e Mestieri Nazario Sauro”, in seguito denominata “Convitto Nazario Sauro”, accoglie minori che frequentano, esternamente, la scuola di avviamento marinaro e la scuola media inferiore di Grado.
Sono gli anni difficili del secondo dopoguerra e dell’esodo ancora in corso. I ragazzi provengono da famiglie profughe, molte delle quali al momento ospiti dei centri di raccolta sparsi dal nord al sud della penisola.
Nel Convitto i ragazzi trovano il clima ideale alla loro crescita spirituale e fisica. Vengono educati all’amore di patria e godono il calore di un’accoglienza cordiale, per non dire affettuosa. Per la verità non manca qualche sacrificio, che probabilmente in seguito si sarà rivelato, a sua volta salutare.


Ragazzi all'inaugurazione

Nella sede del Sauro, un ex albergo a destinazione prettamente estiva, manca l’impianto di riscaldamento. Non è pensabile, dati gli alti costi che comporterebbe e la provvisorietà dell’utilizzo (prima o poi ci si trasferirà a Trieste), intraprendere lavori di ristrutturazione. Pertanto, d’inverno, quando si scende nel refettorio – un grande ambiente dalle ampie vetrate che danno sulla strada – in cui il freddo è, più che pungente, mordente, ad evitare ai ragazzi il blocco della digestione, si provvede alla meglio, facendo bruciare dell’alcool in alcune bacinelle di zinco. Attenti a non rovesciarle anche se il pavimento è piastrellato. Nelle aule di studio, già stanze d’albergo non molto ampie, ci pensa l’istituto del calore animale dei ragazzi, chini sui banchi ad illustrare con disegni i loro quaderni. Si deve sapere che, a quell’epoca, nella scuola di avviamento di Grado non si adottano libri di testo: gli insegnanti, in mancanza di testi specifici per l’indirizzo, dettano gli appunti di ciascuna materia su appositi quaderni, che poi gli alunni corredano con disegni attinenti alla disciplina. In molti casi le scenette, in stile naif, talvolta grottesco, risultano di notevole efficacia.
La giornata è scandita tra scuola, studio e ricreazione. Dopo il pranzo, tempo permettendo, c’è la passeggiata sulla Diga, alla Schiusa o sulla spiaggia. La domenica si assiste alla messa nello storico Duomo di Santa Eufemia. I fedeli intonano “Immacolata Vergine Bella… ”; al ritornello alcune vecchine, con simpatica e… divertente, con rispetto, storpiatura, cantano “Siam pescatori, ma figli tuoi… “
Nel pomeriggio della domenica, se il film programmato è di quelli adatti ai ragazzi, si va al cine “Marocco” sgranocchiando le cosiddette “fiepe” (semi di zucca abbrustoliti), molto apprezzate dai gradesi, e anche dai ragazzi.


Mons.Santin e pubblico all' inaugurazione del Ferdinandeo

Come si è scritto sopra, nelle intenzioni dei dirigenti dell’Opera, c’è il trasferimento del “Filzi” e del “Sauro” rispettivamente a Gorizia e a Trieste. Ed al progetto a Roma si lavora alacremente sotto la guida decisa del Segretario Generale, Aldo Clemente.
Il trasferimento avviene nel 1950 per il “Filzi” e nel 1955 per il “Sauro”. In realtà un primo nucleo del “Sauro” è già operativo a Trieste dal 1953 ed ha la sua sede nel Palazzo del “Ferdinandeo”, alla periferia della città, nella zona denominata “Cacciatore”, mentre la sezione residua di Grado assume la denominazione di “Convitto Capodistria” ospitando ad esaurimento gli allievi del ciclo inferiore di studi.
Dopo il trasferimento definitivo (anno scolastico 1955/56) il Convitto ospita esclusivamente studenti di scuola media superiore dei vari indirizzi.
Il profitto scolastico dei ragazzi è di buon livello, come si ha modo di constatare attraverso i frequenti colloqui che gli operatori del convitto hanno con gli insegnanti.
Oltre a quelle scolastiche, gli allievi seguono altre attività. Per germinazione spontanea nasce una squadra di pallavolo che ottiene buoni piazzamenti in vari tornei. Nel periodo estivo i due istituti in collaborazione danno vita al soggiorno “Monte Maggiore”, che pianta le sue tende in varie località a seconda degli anni (1953 Forni Avoltri, 1954 Campobasso, 1955 Sappada, 1956 Socchieve) e, dal 1957 al 1961, ancora a Sappada, con sede in un edificio in muratura.
Le attività dell’Istituto sono indirizzate e seguite da un “Consiglio di Vigilanza”, presieduto dal Provveditore agli Studi in carica, coadiuvato da alcuni insegnanti e da un rappresentante dei genitori, Consiglio a cui il Direttore riferisce periodicamente sulle attività e sull’andamento scolastico degli allievi.
Particolare cura viene dedicata alle attività culturali ma di tanto in tanto vengono organizzate anche delle festicciole alle quali partecipano pure compagni di scuola non convittori.
Il 24 maggio 1965 viene posta la prima pietra della nuova definitiva sede del Convitto. Esso sorgerà a Trieste in via Cantù su un terreno messo a disposizione, a titolo gratuito, dal Comune di Trieste, e verrà inaugurato il 4 novembre 1968, ponendo fine alla disagiata provvisoria sistemazione presso la “Villa Haggi-Consta”, durata dal 1962 al 1968.
All’inaugurazione presenzia l’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, che, visitata la struttura, ha modo di esprimere giudizi positivi sia sulla funzionalità sia sul costo contenuto della sua realizzazione.
La vita dell’Istituto riprende in pieno, estendendo l’assistenza ad altre categorie (rimpatriati dalle ex colonie, profughi dalla Libia, dopo l’atto di forza operato dal dittatore di quel Paese, e ancora, più tardi, studenti provenienti dalle zone colpite dal terremoto nel Friuli). Non mancano numerosi allievi che chiedono l’ammissione dietro pagamento di una modesta retta.
Nel periodo estivo il Sauro ospita soggiorni riservati ai figli di emigranti cui viene offerta l’opportunità di avere contatti con la terra dei padri.
Esaurendosi gradatamente il problema dell’assistenza ai profughi delle varie categorie, nel 1980 lo Stato procede allo scioglimento dell’Ente con la conseguente cessazione dell’attività del Sauro.
Resta nel cuore e nei ricordi il pensiero di quanto questa Istituzione ha saputo offrire in termini di assistenza e di formazione a quel migliaio e più di giovani che l’hanno frequentata.


Ragazzi del "Sauro" al monumento a Sauro

APPROFONDIMENTI E TESTIMONIANZE

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