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GALLERIA D'IMMAGINI D'EPOCA

Carmen Palazzolo Debianchi

Testimonianza di Luisella Lodi Sovich ex alunna, istitutrice, dirigente di collegi per bambine profughe

Era un giorno di novembre del 1948 quando, accompagnata da mia madre, giunsi a Roma per iniziare un nuovo percorso della mia vita. Avevo da poco compiuto 13 anni e portavo dentro di me la tragedia della mia terra e della mia famiglia. Piano piano mi ero adattata ad una vita diversa: non più il bel mare di Cherso, ma la piatta pianura mantovana dove vivevano la nonna paterna, gli zii e i cugini. A Cherso avevo anche delle amicizie perciò non ero stata tanto contenta di andarmene ma capivo che era necessario. Nella nuova sistemazione avevo frequentato la I media sobbarcandomi per un anno intero cinque chilometri in bicicletta per andare a scuola e altrettanti per tornare, perciò mia madre pensò che bisognava trovare una soluzione diversa. E si decise di mandarmi nel collegio di Roma dell'E 42, sorto per accogliere le piccole profughe giuliane e dalmate.
Eccomi quindi con la mamma alla Stazione Termini di Roma. Ci accoglie una signora alta, magra, con un abito blu, sul taschino davanti vi è ricamata una sigla: C.B.G. (Casa Bambina Giuliana), accanto un signore che scopro essere autista, uomo tuttofare, ecc. il quale, con una jeep militare, ci porta all'E 42. Finalmente scopro quale sarà la mia "residenza" per due anni. Costruzioni immense rimaste a metà, marmo e vetro dappertutto, strade appena tracciate, gallerie e tanti tanti alberi di magnolie. Su tutto domina l'immenso Palazzo della Civiltà del Lavoro. Quante corse e "tombole" su e giù per le sue scalinate!
Direttrice del collegio è Suor Maria Ambrosina Barzellato e la signora alta e magra di cui parlavo prima risulta essere la vicedirettrice Corinna Escher, che sarà una costante nella mia vita perchè, dopo il diploma magistrale, lavorerò come istitutrice prima e vicedirettrice dopo nel collegio del Biellese da lei diretto e anche in seguito manterrò rapporti amichevoli con lei fino alla sua morte, il 20 gennaio di quest'anno (2010).
Nella Casa della Bambina Giuliana di Roma sono rimasta fino al 1950 e, siccome ho un buon carattere e so adattarmi, di quegli anni ho un buon ricordo: ho recuperato il dialetto che nei cinque anni nel mantovano avevo un po' perso, ho imparato le canzoni patriottiche e quelle popolari istriane, riscoperto le usanze e le tradizioni delle nostre terre, acquisito lo spirito di appartenenza a una gente fiera; perchè era questo che apprendevamo dalle nostre educatrici.
Come posso dimenticare le signorine Valnea ed Edda con le quali ci preparavamo ai saggi di ginnastica, i giorni di attesa per le visite delle nostre "madrine" cariche di doni; come dimenticare Gianna, il cui lancio del pallone era micidiale per chi stava nei paraggi, Evelina la nobile che rimpiangeva un passato che ormai non esisteva più oppure Denzia, che oggi è il nostro punto di riferimento in quanto, a distanza di anni, sa tutto di tutte.
Dopo Roma, io con un gruppetto di altre compagne siamo state trasferite a Volterra, e qui tutto è stato diverso. Nel collegio "fondato da Leopoldo di Lorena per le giovinette nobili della Toscana" la vita era ben diversa nel senso che la libertà dell'E 42 potevamo solo sognarla; qui tutto era più formale: ci davano del lei, dovevamo parlare in "lingua", uscivamo in guanti e cappellino.
Volterra è stata una scuola di vita perchè, dal momento che le "giovinette nobili" erano ormai poche, al loro fianco nella struttura erano ospitate, oltre a noi profughe, le orfane dei maestri, le rimpatriate dalla Grecia e dalle colonie e più tardi le alluvionate del Polesine e quasi tutte avevano tragiche esperienze alle spalle.
Dal collegio di Volterra uscii con il diploma magistrale in tasca e tanta voglia di lavorare e rendermi utile, e dove finii? A Merletto di Graglia, nel Biellese, in un collegio maschile per piccoli profughi diretto da Corinna Escher, la mia vicedirettrice di Roma, dove ho fatto l'istitutrice prima, la vicedirettrice poi. Sono stati anni di intenso lavoro e anche di grandi soddisfazioni fra questi bambini che provenivano ormai da ogni parte d'Italia ma accomunati tutti dall'origine giuliano-dalmata.
Ho finito la mia carriera (se così si può dire) all'Opera Profughi nel 1962 in quella Casa Bambina che mi aveva accolto nel 1948; l'E 42 era diventato EUR e il collegio era in via Laurentina 631.
Tante cose erano cambiate, ma Suor Ambrosina era sempre là, vigile e attenta e con essa, dopo essere stata sua allieva, ho lavorato fianco a fianco come vicedirettrice per un anno intero.
Oggi sono una tranquilla pensionata come tante, incontro ogni tanto qualche ex compagna di collegio, qualche "signorina" ex istitutrice, qualche "merlo de graia" (ex convittori di Merletto di Graglia) e ricordiamo insieme tempi ormai lontani e lo facciamo, almeno da parte mia, con un certo rimpianto.

APPROFONDIMENTI E TESTIMONIANZE

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