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Mese: Novembre   Anno: 2009



 

07/11/2009 - Archival Day, non solo un incontro di studiosi

Intervista a Grazia Tatò

  Un assaggio di ciò che l’Europa intende essere, superando le forme e puntando sui contenuti: è quanto esprime attraverso l’attività e le iniziative la realtà dell’Istituto Internazionale per la Scienza Archivistica (International Institute for Archival Science – IIAS) con sede a Trieste che si appresta ad organizzare lunedì prossimo nell’ambito della Giornata internazionale degli Archivi il tradizione incontro tra gli operatori del settore provenienti da Italia, Croazia e Slovenia, ma anche Finlandia, Bulgaria Germania, Bosnia ed Erzegovina, Polonia, Canada, Austria, Grecia, Israele, Gran Bretagna, Bielorussia, Spagna, Francia, Russia, Montenegro, Malesia, Serbia e Kossovo.
Ma da che cosa nasce questa iniziativa lo chiediamo alla direttrice dell’Archivio di Stato di Trieste, dott.ssa Grazia Tatò.

“Da un lungo percorso che  prende l’avvio dal Centro sui problemi tecnici e professionali negli archivi fondato nel 1986 su iniziativa del dott. Peter Pavel Klasinc, all’epoca direttore del Pokrajinski Arhiv di Maribor. A lui si deve anche l’organizzatore degli incontri archivistici di Radenci, congressi interessanti l’area dell’allora Jugoslavia aperti a partecipazioni, nel tempo sempre più nutrite, di archivisti provenienti da stati esteri quali Austria, Italia, Ungheria, ecc. Col passare degli anni e col succedersi degli accadimenti politici di fine ‘900, numerosi stati aderirono al Centro, riorganizzato e ribattezzato nel 1992 come Istituto Internazionale per la Scienza Archivistica”.
Da quali necessità nasceva l’Istituto convogliando l’interesse degli operatori di una vasta area?
“La mole è di natura professionale, scientifica, vale a dire il bisogno di acquisire uniformità ed un linguaggio comune al fine di poter operare senza difficoltà nell’area di competenza, basandosi su un linguaggio comune quindi facilmente fruibile e mettendo in campo l’esperienza fondamentale nella formazione dei quadri specifici”.
L’Istituto nato a Maribor ha ora sede a Trieste, come mai?
“La scelta è stata concordata ed unanime per il ruolo che Trieste poteva svolgere, sia per la posizione strategica ma anche per il livello raggiunto nella specializzazione delle competenze, in grado quindi di fare soprattutto formazione. Oltre a ciò, con la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, gli Archivi si sono trovati a dover reinventare aspetti organizzativi, legislativi e quant’altro per cui questo passaggio di testimone ha permesso di evolvere le iniziative senza interruzioni”.
Quale l’iniziativa di maggior utilità organizzata in questi anni?
“Direi senz’altro il Corso per archivisti che giunge alla terza edizione. Dopo il convegno di lunedì e martedì, all'Hotel Adriatico, sede dell'Istituto Internazionale di Fisica Teorica Abdul Salam, si svolgerà dall'11 al 15 novembre, la Scuola Archivistica d'Autunno 2009 rivolta agli archivisti dei Paesi dell'est-europeo. Novità di quest'anno è la partecipazione di due studentesse provenienti dal Sultanato dell'Oman. Gli argomenti del corso verteranno sugli aspetti tecnici e professionali degli archivi del 20° secolo”.
Perché è così importante questo appuntamento?
“In questi tre anni si è formato un gruppo affiatato che si sta affidando a dei registri comuni e ci permette di evolvere la nostra attività in serenità ed intesa. Non soltanto, queste persone, a loro volto, nei luoghi di provenienza, ripetono i corsi seguiti a Trieste, diventando a loro volta formatori, e questo, a mio avviso, è eccezionale. Altro elemento fondamentale: ai nostri incontri le lingue ufficiali sono l’inglese, l’italiano e lo sloveno, ma abbiamo varato un’iniziativa singolare. La creazione del Dizionario plurilingue di terminologia archivistica da parte dei docenti in collaborazione con i partecipanti”.
Intende dire che tutti i partecipanti potrebbero parlare di questioni tecniche nella propria lingua senza necessità di traduzione?
“Questo è il fine ultimo. Il lavoro fatto fino ad ora che ci impegna nelle serate di permanenza dei colleghi a Trieste, ha dato ottimi risultati. E’ una politica dei piccoli passi ma è giusto che ognuno possa usare i medesimi strumenti, anche linguistici: non è forse questa l’idea d’Europa?”.
Quale tema verrà affrontato quest’anno all’Archival Day?
“Il tema scelto sono gli archivi del XX secolo (1900-2000), prenderà inizio alle ore 9 del 9 novembre al Jolly Hotel di Trieste, con i saluti delle autorità a cui seguirà una relazione sull'attività svolta dall'Istituto. Si proseguirà con le relazioni sul primo tema: gli aspetti tecnici. Nel primo pomeriggio, sarà la volta degli interventi sugli aspetti professionali. Alle ore 18.30 circa è prevista la conclusione dei lavori. Alle ore 9 del giorno successivo (10 novembre) riprenderà la sessione sul secondo tema; vi sarà anche una presentazione delle ditte partecipanti alla prima edizione della fiera archivistica e libraria internazionale organizzata a latere del Convegno”.
Uniformare il linguaggio significa anche armonizzare l’approccio alle tematiche, sta succedendo?
“Per la nostra attività alcuni criteri sono imprescindibili: la conformità scientifico-archivistica, la possibilità di consultazione, la metodologia, l’approccio alle tematiche, la possibilità di tornare ai documenti per scrivere una storia che sia equilibrata e giusta. Mi riferisco anche alle tematiche dell’esodo e della storia della Comunità italiana ora in Slovenia e Croazia. Un protocollo firmato con i Paesi dell’ex Unione Sovietica potrebbe aprire la possibilità di studiare i documenti custoditi nei loro archivi, indispensabili per leggere il Novecento ma anche altri momenti della nostra storia. I vincoli non sono uguali in tutti i Paesi, qualcuno permette l’accesso agli archivi dopo 30 anni, altri dopo cinquanta, tutto questo non aiuta e gli studiosi devono costruire delle strategie”.
I finanziamenti?
“Come in passato, l'evento è reso possibile grazie agli sforzi finanziari congiunti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero agli Esteri, dell'Iniziativa Centro Europea, con un contributo della Federazione delle Associazioni degli Esuli e di altri sponsor non istituzionali”.
Altre iniziative in programma?
“Tra breve chiuderà la mostra organizzata presso il nostro Archivio in occasione del Raduno Mondiale dei Dalmati che sta ancora avendo grande successo e rimarrà aperta fino al 2 novembre quando ne apriremo una dedicata a Francesco Salata ed il suo tempo. Contemporaneamente si svolgerà il 12 novembre il convegno sui Progetti archivistici della Società Dalmata di Storia Patria di Roma in collaborazione con il nostro Archivio. L’introduzione sarà di Bruno Crevato Selvaggi con la partecipazione dell’on. Carlo Giovanardi”.
E solo al momento di salutarci una riflessione si fa strada: l’esperienza di contatto dell’Archivio di Stato con realtà del settore di tutta Europa e del mondo è un esempio unico, nel suo genere, di collaborazione transazionale che ha prodotto un know how della massima importanza. E’ la fortuna del confine, che quando finisce di essere una “maledizione” diventa “ricchezza”.

Rosanna Turcinovich Giuricin 






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