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Viaggi dei polacchi in Venezia e Dalmazia
di Grzegorz Franczak

Grzegorz Franczak, ricercatore di Letteratura Polacca e Linguistica Polacca all’Università di Milano, descrive i Copertina con l’incisione raffigurante il viaggio sul mare di Hierosolymitana peregrinatio di N. Ch. Radziwill, Principe Orfanello (1549-1616)viaggi dei polacchi in Venezia e Dalmazia e ricorda i percorsi di Gerog Vraun, Franz Hogenberg (Civitates orbis terrarorum, 1572) definendo il ’500 come il secolo d’oro dei pellegrini polacchi, tra i quali s’annoverano anche letterati che da Venezia approdavano sulle terre dalmate.
Johannes Daniscus, al tempo, era uno dei più grandi scrittori polacchi, mentre il frate minore Anselmus Polonius nel 1507 parte per Gerusalemme e il San Sepolcro raccogliendo nelle sue memorie di viaggio (Terrae sanctae descripito) le descrizioni meticolose di tutti i luoghi visitati, con stile secco e privo di osservazioni personali.
Da segnalare anche La terminatio ex itinerario del 1518 di Jan Gorinsky, protestante.
Nel ’600 non ci sono da segnalare né relazioni nuove né manoscritti. Uno dei più illustri viaggiatori in Terra Santa fu il principe Nicolaus Cristophorus Radzvil conosciuto come il Principe Orfanello, la cui Pellegrinatio ha avuto ben 18 edizioni e godette di grande fama e prestigio in Polonia e oltre. Tra altre avventure, il principe polacco Copertina con l’incisione raffigurante il viaggio sul mare di Hierosolymitana peregrinatio di N. Ch. Radziwill, Principe Orfanello (1549-1616)ebbe anche quella di essere arrestato a Toretta, villaggio nel contado di Zara.
“Insieme con la sua scorta entra in una taverna, già piena degli uomini del posto. Questi, a sentire una parlata che vagamente intuiscono simile alla loro, ma non la comprendono, scambiano la scorta polacca per spie turche, li fanno arrestare. Il malinteso si chiarisce, ma il Principe viene a conoscenza che alcuni dei suoi 120 soldati sono stati coinvolti in una zuffa con gli uomini del posto, e perfino denunciati per aver derubato alcuni cittadini”.
Dopo queste peripezie, Radzwil visita le chiese della città, rende omaggio alle sacre reliquie dei santi martiri e continua il suo pellegrinaggio.
La descrizione di Abraham Ortelius del 1584 è l’unica della Dalmazia fatta da un polacco fino all’inizio dell’800. Nel frattempo le descrizioni della Dalmazia che arriveranno in Polonia saranno filtrate da due filtri diversi: quello ungherese che sarà condizionato dalla minaccia turca e diffonderà il mito dell’etnogenesi slava, secondo cui la popolazione slava nasce in Illiria e penetra verso la Polonia e Boemia. L’altro filtro è quello veneziano: Guagnino Bottero (1609) offre copiose notizie sull’Istria, Dalmazia e Sclavonia e offrono una versione, su queste terre, diversa da quelle del mito di Leh e Čeh.
Nel 1804 un altro insigne polacco, il conte Alexander Sapiecha, sulle orme dell’abate Fortis cercherà di rinnovare il mito dell’etnogenesi dei polacchi che li vedeva discendenti dei dalmati morlacchi.

Grzegorz Franczak

   
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