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Wanda Peretta, docente di Lingua e Letteratura tedesca a La Sapienza, nella relazione sul Viaggio del pellegrino Ritter Grünenberg (1486) e la sua documentazione anche iconografica sulla Dalmazia ricorda l’illustre rappresentante della classe dei tedeschi colti e studioso d’araldica, che parte da Costanza venerdì 2 aprile 1482, nel tempo degli ultimi viaggi in Terra Santa, arriva a Venezia e descrive ogni sua mossa: si confessa, prende la comunione, noleggia una nave, fa il carico di viveri e di abbigliamento e parte.
Il 7 giugno arriva a Zara, “capitale della Sclavonia” e descrive le sue chiese e reliquie (non senza errori: San Grisogono e San Donato sono citati al femminile), come il frate francescano Poggibonsi, assiste ad uno sposalizio greco ortodosso, descrive il monte San Michele vicino a Zara, dove si possono rifugiare i cittadini nel caso di attacchi turchi e loda l’usanza dei gentiluomini zaratini che ai loro ospiti raccontano la storia del Regno di Dalmazia, li accompagnano per la città seguiti da una scorta di servi e traduttori che parlano quattro lingue.
Da Zara, Grünenberg scende verso Lissa, Lesina e Curzola (tutte sono “ben fortificate”) e arriva a Ragusa. Inizialmente la nave non può entrare nel porto a causa di una lite tra l’amministrazione della città e l’Austria, ma dopo un po’ i pellegrini vengono dichiarati estranei al conflitto e scendono. Ragusa è, dice Grünenberg, sede vescovile, “capitale della Croazia”, ancora soggetta al re d’Ungheria. Descrive le vesti, i costumi e la bellezze delle donne ragusee con osservazioni poco adatte a un pellegrino, che gratificano la vanità dei cittadini. Il viaggio continua per Budua, Gemona, Scutari, Durazzo e prosegue verso lo Ionio e la Terra Santa.
Wanda Peretta
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