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Rotta dei pellegrini lungo le coste dalmate tra il XV e il XVII secolo
di Camillo Tonini

Il dott. Camillo Tonini, storico d’arte e conservatore del Museo Correr di Venezia, ha illustrato la rotta dei pellegrini lungo le coste dalmate tra il XV e il XVII secolo con una serie di proiezioni delle carte nautiche, Stato di Ragusi - V. M. Coronelli, Venezia 1692incisioni e xilografie tratte da dipinti, manoscritti e libri a stampa, conservati presso le collezioni dei Musei Civici Veneziani, spiegando con il suo intervento anche la cultura nautica e geografica del Quattro e Cinquecento.
Il dott. Tonini ha presentato incisioni e testi di Lazzaro Bastiniani, del frate Felix Faber (Evagatorium in Terrae Sanctae, Arabiae ed Egypti peregrinationem), di Bernhard von Breydenbach (Peregrinatio in Terram Sanctam - 1486, racconto illustrato da incisioni), di Noè Bianchi (Viaggio da Venetia al Santo Sepolcro ed al Monte Sinai - 1446), il cui libro, dove la realtà e l’immaginario si fondono assieme, è ricco di consigli ai pellegrini sui luoghi da visitare durante il percorso e di notizie e curiosità sulle popolazioni locali.
Sono state ricordate anche incisioni riportate nelle opere di Giorgio Sidari ed Alvise d’Agosto. Quest’ultimo, nel portolano scritto nel 1480, ai pellegrini che trovandosi per giorni in mare aperto perdono facilmente orientamento nel tempo, offre uno strumento di massima utilità: il calendario perpetuo atto a stabilire il giorno della settimana ed il suo santo protettore a cui rivolgere preghiere nel caso di mal tempo.
Il Tonini ha ricordato anche il Consolato del Mare, testo di consuetudini marittime del Mediterraneo redatto a Barcellona nella II metà del XIV sec, originariamente scritto in catalano, i testi di Pietro Esconte (con indicazioni dettagliate su dove andar a ripararsi nel caso di temporale) e quelli di Francesco de Cesarius, Rosa dei venti, l’unico sistema per orientarsi sul mare per tutto il Rinascimentoveneziano e nautico (su una carta del 1421 indica con vessilli le terre adriatiche e le loro appartenenze: la bandiera di San Marco sta sopra Venezia e la Dalmazia, quella di San Biagio sopra Ragusa).
Nel 1472, l’anconitano Grazioso Benincasa ha illustrato precisamente il sistema della rosa dei venti, che con la bussola e la clessidra era fondamentale per l’orientamento sul mare.
Battista Agnese
(metà del ’500) riporta sulle carte, oltre alla costa ed alle isole, anche mappe della terraferma, indicando, come de Cesarius, le appartenenze politiche con relative bandiere.
L’isolario di Antonio di Milo, greco e nocchiero, illustra dettagliatamente il percorso delle isole e lungo il litorale dalmata, descrivendo Veglia, Arbe, Pago, Cherso, Ossero, Lissa, Brazza, Solta, Lesina, Lagosta, Curzola e Meleda.
Il dott. Tonini ha terminato la sua relazione con una nota: a partire dalla metà del ’500 gli isolari ed i portolani non sono più letti solo da coloro che ne ricavavano consigli pratici (i viaggi in Terra Santa occupata dai turchi stanno per cessare). Queste “raccolte” di racconti diventano così veri libri di viaggio, letti da tutti coloro che amano viaggiare anche leggendo.

Camillo Tonini

   
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