Nel resto della Dalmazia si calcola che almeno sei-settemila italiani avessero esercitato il diritto di opzione nel periodo che va dal 1920 al 1926 e circa 10.000 siano divenuti sudditi del Regno jugoslavo.
Il censimento austriaco del 1910 contò circa 18.000 italiani in Dalmazia, ma il loro numero era senz’altro superiore e doveva aggirarsi intorno alle 25.000 unità.
Gli italiani che sfuggirono al censimento furono quelli che si dichiararono di etnia slava perché residenti in zone interne ed ostili come Dernis, Tenin e Imotski.
Nel resto della Dalmazia rimasta al Regno Slavo del sud ci fu una subdola persecuzione contro gli italiani, tanto che a Ragusa, a Traù e a Spalato furono chiuse le vecchie scuole italiane gestite da enti ecclesiastici e fu cancellata ovunque la presenza della Lega Nazionale.
Nel 1928 ci fu una grave crisi tra l’Italia e la Jugoslavia a causa della ratifica delle Convenzioni di Nettuno che invece avrebbero dovuto sanare i contrasti tra i due popoli.
In più, durante animate discussioni al parlamento di Belgrado (Skupčina) avvenne l’uccisione del deputato croato Stjepan Radić da parte di un deputato montenegrino.
I croati avevano scarsa fiducia nei serbi che, secondo loro, mercanteggiavano le terre croate con gli italiani per propri calcoli politici.
Dopo la sofferta approvazione della Skupčina delle Convenzioni di Nettuno, l’Orjuna, l’organizzazione irredentistica slava, fu molto attiva nel denunciare il tradimento promuovendo azioni di intimidazione contro gli italiani di Spalato e di Sebenico, distruggendo alcuni negozi di italiani nel centro di Spalato e danneggiando i vetri e le imposte di alcune abitazioni.
Sempre a Spalato fu aggredito da esponenti dell’Orjuna il console italiano Castagnetti che aveva cercato di dissuaderli dal manifestare in maniera così violenta nelle strade della città. A Traù invece ci fu il danneggiamento di molti leoni veneti in segno di spregio dell’elemento italiano.
In Dalmazia i provvedimenti e i moti antitaliani provocarono quelli antislavi in Istria e nel goriziano.
Ad ingiustizia da una parte si rispondeva con altra ingiustizia.