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DALMAZIA
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ZARA TRA LE DUE GUERRE
Per lunghi secoli e sotto diverse dominazioni Zara fu la capitale amministrativa e culturale della Dalmazia. Territorio di Zara
Soprattutto sotto gli Asburgo (1814-1918) Zara fu città di burocrati, impiegati e militari che spendevano bene nei forniti negozi cittadini e stimolavano la fioritura del commercio con i comuni rurali dell’entroterra e con quelli delle isole.
Con la stipula del Trattato di Rapallo e l’annessione all’Italia, Zara fu compresa entro un fazzoletto di terra lungo nove chilometri e profondo solo otto.
Il vecchio comune di Zara nel 1910 aveva 36.595 abitanti, dopo le nuove limitazioni di frontiera la provincia italiana di Zara comprendeva solo 18.324 abitanti, inclusi quelli dell’isola di Lagosta.
I popoli della frontiera con la propria complessità storica, etnica e culturale, dovevano figurare, loro malgrado, tra le motivazioni principali per cui si sarebbe scatenato un nuovo conflitto tra gli stati europei.
Le questioni irrisolte in Istria e in Dalmazia alla pari di quelle di altri territori di frontiera in ambito europeo come l’Alsazia e la Lorena, oppure i Sudeti e la Galizia, furono alla base delle nuove discordie tra italiani e jugoslavi, tedeschi e francesi, cechi e tedeschi, russi e polacchi.
Nel resto della Dalmazia si calcola che almeno sei-settemila italiani avessero esercitato il diritto di opzione nel periodo che va dal 1920 al 1926 e circa 10.000 siano divenuti sudditi del Regno jugoslavo.
Il censimento austriaco del 1910 contò circa 18.000 italiani in Dalmazia, ma il loro numero era senz’altro superiore e doveva aggirarsi intorno alle 25.000 unità.
Gli italiani che sfuggirono al censimento furono quelli che si dichiararono di etnia slava perché residenti in zone interne ed ostili come Dernis, Tenin e Imotski.
Nel resto della Dalmazia rimasta al Regno Slavo del sud ci fu una subdola persecuzione contro gli italiani, tanto che a Ragusa, a Traù e a Spalato furono chiuse le vecchie scuole italiane gestite da enti ecclesiastici e fu cancellata ovunque la presenza della Lega Nazionale.
Nel 1928 ci fu una grave crisi tra l’Italia e la Jugoslavia a causa della ratifica delle Convenzioni di Nettuno che invece avrebbero dovuto sanare i contrasti tra i due popoli.
In più, durante animate discussioni al parlamento di Belgrado (Skupčina) avvenne l’uccisione del deputato croato Stjepan Radić da parte di un deputato montenegrino.
I croati avevano scarsa fiducia nei serbi che, secondo loro, mercanteggiavano le terre croate con gli italiani per propri calcoli politici.
Dopo la sofferta approvazione della Skupčina delle Convenzioni di Nettuno, l’Orjuna, l’organizzazione irredentistica slava, fu molto attiva nel denunciare il tradimento promuovendo azioni di intimidazione contro gli italiani di Spalato e di Sebenico, distruggendo alcuni negozi di italiani nel centro di Spalato e danneggiando i vetri e le imposte di alcune abitazioni.
Sempre a Spalato fu aggredito da esponenti dell’Orjuna il console italiano Castagnetti che aveva cercato di dissuaderli dal manifestare in maniera così violenta nelle strade della città. A Traù invece ci fu il danneggiamento di molti leoni veneti in segno di spregio dell’elemento italiano.
In Dalmazia i provvedimenti e i moti antitaliani provocarono quelli antislavi in Istria e nel goriziano.
Ad ingiustizia da una parte si rispondeva con altra ingiustizia.
Zara italiana con un territorio comunale ridotto ai minimi termini accusò subito una serie di problemi economici non indifferenti.
L’acceso nazionalismo croato che aveva duramente criticato i serbi per la cessione di Zara, era riuscito a far boicottare il porto zaratino, osteggiando in tutti i modi anche il piccolo traffico di confine.
Da Zara molti impiegati austriaci e slavi fecero ritorno ai loro paesi di origine e in base ad alcune stime dell’epoca si calcolò che almeno 1.600 persone emigrarono da Zara dopo il 1920.
Per alleviare le difficoltà economiche in cui si dibatteva l’economia zaratina fu emanato il Regio Decreto n. 295 del 13 marzo 1921, entrato in vigore appena nel 1923, con il quale la provincia di Zara divenne zona franca e il porto della cittadina divenne porto franco integrale simile a Gibilterra.
Fallì invece il tentativo di costruire una linea ferroviaria che doveva collegare Zara con Tenin per l’impossibilità di addivenire ad un accordo tra Italia e Jugoslavia.
Negli anni che precedono il secondo conflitto mondiale ci fu un rilancio delle tradizionali distillerie zaratine di liquori “Luxardo”, “Vlahov”, “Salghetti-Drioli” che producevano il rinomato maraschino e dell’industria chimica che produceva insetticida sfruttando la lavorazione del piretro dalmata.
Furono fondate sempre a Zara nuove attività industriali come: la Regia manifattura tabacchi, la S.a.p.r.i. (Società anonima pesca e reti italiane) con uno stabilimento per fabbricare reti da pesca e una piccola flotta d’alto mare, la fabbrica di cioccolato “Ausonia” e infine alcuni pastifici.
Nel resto della Dalmazia agli inizi degli anni trenta non sembra che i molteplici porti passati alla Jugoslavia godessero di un intenso sviluppo.
Una delle ragioni del mancato decollo economico risiedeva nell’inefficienza del sistema viario e ferroviario dell’entroterra jugoslavo.
I porti erano collegati malissimo con le regioni dell’interno balcanico e quindi lo sviluppo stentava molto a realizzarsi.
Inoltre le tensioni politiche non mancavano, dopo alcuni gravi fatti accaduti a Spalato nel 1928 contro gli italiani, nel 1930 fecero seguito le condanne a morte pronunciate a Trieste contro terroristi sloveni, che scatenarono nuove e violente manifestazioni antitaliane a Spalato e a Traù, dove vennero scalpellati molti leoni in pietra veneziani e assaltate alcune case e sedi di circoli italiani.
L’Italia, dopo aver condotto a buon fine l’annessione di Fiume, aveva cercato di stabilire nuovi accordi con gli jugoslavi, ma senza riuscirvi molto, come gli scontri avvenuti a Traù e a Spalato subito dopo la ratifica delle Convenzioni di Nettuno stavano a dimostrare.
Un altro motivo di grave dissidio era rappresentato dall’accoglienza data da Mussolini, sin dal 1928, ai fuoriusciti ustasa di Ante Pavelić (1) che si battevano per un Croazia indipendente e libera dalla tirannia serba.
Inoltre, nel 1934, quando il re Alessandro di Jugoslavia cadde vittima a Marsiglia di un attentato organizzato da un gruppo di ustasa, Mussolini non prese una posizione di aperta condanna come Belgrado si attendeva.
Nonostante il grave atto terroristico e il raffreddamento dei rapporti italo-jugoslavi, nel 1936 i rapporti lentamente migliorarono, tanto che Italia e Jugoslavia siglarono in quell’anno un accordo economico rafforzato da un patto politico nel 1937, con il quale i due Paesi si impegnavano a rispettare le frontiere comuni e a non tornare sulle vecchie posizioni. Zara: la Torre dell’Orologio
Tale accordo, firmato da Ciano e Stojadinović, durerà circa quattro anni e produrrà effetti positivi in Dalmazia e nella regione quarnerina.

Il porto franco zaratino incominciò a funzionare molto bene.
A Zara lo sviluppo industriale e commerciale attirava manodopera dal vicino territorio jugoslavo.
Nel porto zaratino iniziarono a far scalo le belle navi da crociera della “Cosulich” e del “Lloyd triestino” e furono attivati nuovi collegamenti marittimi giornalieri con Ancona, Trieste e Fiume.
Negli anni Trenta l’industria alberghiera zaratina era in grado di ospitare un gran numero di turisti, in base a stime ufficiali del 1937-38 dell’E.N.I.T. (Ente Nazionale Italiano del Turismo) Zara era tra le città d’arte più visitate d’Italia, preceduta soltanto da Roma, Firenze, Venezia e Siena.
Nel 1936, in seguito a una cospicua immigrazione dall’Italia, la popolazione di Zara passò dai circa 17.000 abitanti del 1923 a 22.844.
La vita politica a Zara fu sempre intensissima anche sotto l’Italia.
Dopo l’annessione e prima dell’avvento definitivo della dittatura fascista, che dal 1925 Zara: riva Vittorio Emanueleal 1928 impose lo scioglimento dei partiti, il Partito nazional-liberale italiano guidato da Luigi Ziliotto e da Natale Krechich era la compagine politica più forte che coagulava intorno a sè altre forze.
L’Associazione nazionalista “Sempre pronti” di Maurizio Mandel, il Fascio dalmata di combattimento “Italia Irredenta”, capeggiato dal prof. Trifone Padovani e da Vincenzo Serrentino, che aveva 70 elementi anche a Spalato, e la sezione jadertina del Partito repubblicano italiano presieduta dal muratore e costruttore Giuseppe Concina, costituivano formazioni politiche molto combattive e ben organizzate.
Prima dell’avvento del fascismo si registravano in quegli anni frequenti scontri fra repubblicani e nazionalisti o fra repubblicani e fascisti.
Verso la fine del 1922, dopo un tafferuglio, ci furono tre feriti per arma da fuoco e i carabinieri arrestarono 73 giovani, perquisirono le sedi dei circoli repubblicani e fascisti, arrivando infine a disporre la chiusura di quelli repubblicani.
Sempre nel 1922 in occasione delle prime elezioni comunali zaratine vinse la lista dell’Unione Nazionale del Partito nazional-liberale di Ziliotto, mentre il Partito nazional-fascista rimase in minoranza.
Nel 1924, due anni dopo la presa di potere in Italia di Mussolini, la situazione a un certo momento mutò radicalmente poiché vinse a larga maggioranza Alesando Dudan candidato del partito fascista.
Tuttavia un certo dissenso permaneva e dopo il delitto Matteotti i vetero-fascisti dalmati capeggiati da Trifone Padovani fecero causa comune con gli “aventiniani”, ottenendo anche l’appoggio da esponenti liberali come Gustavo Talpo e Giuseppe Ziliotto (figlio di Luigi, primo sindaco di Zara redenta), dal salveminiano Piero Maupas e dai repubblicani avanguardisti.
L’organo della Federazione fascista dalmata “Il Littorio dalmatico” deprecava spesso il tiepido comportamento di molti politici zaratini e segnalava il perdurare nella città dalmata di idee alquanto contrastanti con il rinnovamento fascista della vita italiana.
Il “Littorio dalmatico” criticava in quegli anni anche la “Rivista dalmatica” perché non recensiva libri cari al regime mussoliniano e non faceva i dovuti riferimenti alla nuova era fascista.
Ma con il passare del tempo anche a Zara il consenso nei confronti del partito fascista aumentò considerevolmente fino a raggiungere nei primi anni Trenta circa 4.000 iscritti.
Molto attiva a Zara era la vita associativa culturale e sportiva.
Nello sport i maggiori successi erano conseguiti dalla“Società Ginnastica Zara” e dal Cartolina commemorativa Circolo canottieri “Iadera”.
Nell’ambito dell’istruzione erano rinomate le scuole medie superiori come: il Ginnasio-Liceo “Gabriele D’Annunzio”, l’Istituto magistrale “Principe di Piemonte” e l’Istituto Tecnico commerciale.
Tutti questi istituti zaratini insieme al Collegio convitto maschile “Nicolò Tommaseo” e l’Educantato di “San Demetrio” retto dalle Suore mantellate di Pistoia erano dei solidi punti di riferimento anche per molti giovani quarnerini e dalmati rimasti in Jugoslavia.
Notevole era l’attività culturale prodotta dal teatro civico Giuseppe Praga“Giuseppe Verdi”, dalla Società Filarmonica zaratina e dal Comitato iadertino della Dante Alighieri.
Ricco era il sistema bibliotecario con in testa la Biblioteca civica “Paravia”.
La “Rivista dalmatica” diretta da Vitaliano Brunelli e da Ildebrando Tacconi era molto apprezzata per i suoi studi storici e nel 1926 per rafforzare la tradizione degli studi di storia patria fu fondata la Società Dalmata di storia patria conAntonio Tacconi presidente Giuseppe Praga (2) e altri rappresentanti della cultura dalmata come Alessandro Selem, Arturo Cronia, Antonio Crechich e altri.
Na Società Dalmata di storia patria pubblicò quattro volumi di “Atti e Memorie” e nel 1939 fu assorbita dalla Regia Deputazione di Storia Patria per le Venezie.
I continui cambiamenti della vita politica internazionale, che portarono allo scoppio della Seconda guerra mondiale, assieme alle frequenti crisi jugoslave che culminarono il 25 marzo 1941 con il colpo di stato a Belgrado del generale filo inglese Dusan Simović (che destituì il principe reggente Pavle intenzionato ad appoggiare le forze dell’Asse), portarono venti di guerra anche in Dalmazia.
Zara dopo un periodo di ritrovata pace e serenità si trovò direttamente in prima linea.
(1) Ante Pavelić
Politico croato (1889-1959), fondò in opposizione al re Alessandro I di Jugoslavia il movimento nazionalista e separatista degli ustascia.
PaveliĆ fu condannato a morte dopo l’assassinio del re jugoslavo, avvenuto a Marsiglia nel 1934, organizzato da nazionalisti croati a lui vicini, riuscendo però a trovare la protezione di Mussolini.
Nel 1941, dopo l’invasione della Jugoslavia da parte italiana e tedesca, si pose a capo dello Stato Indipendente di Croazia, proclamato il 10 aprile a Zagabria.
Dopo la sconfitta delle forze dell’Asse e l’avvento dei comunisti jugoslavi di Tito al potere, il capo degli ustascia si rifugiò all’estero e morì in Spagna, in seguito ai postumi di alcune ferite riportate dopo un attentato.

(2) Giuseppe Praga
Uno dei più importanti storici e bibliografi dalmati (1893-1958).
Direttore dal 1931 della Biblioteca comunale Paravia, nel 1936 divenne direttore dell’Archivio di Stato di Zara.
Fu molto attivo nel promuovere gli studi sulla Dalmazia, nel dopoguerra operò in qualità di bibliotecario aggregato nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e collaborò alla “Rivista dalmatica”.
Praga fu tra i fondatori e primo presidente della Società Dalmata di Storia Patria a Zara e in esilio poté pubblicare un’importante “Storia di Dalmazia”.

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