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DALMAZIA
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LOTTE POLITICHE TRA ANNESSIONISTI E AUTONOMISTI

Gli austriaci, dopo il 1848, ristabilirono l’ordine in tutto l’impero e anche in Dalmazia.
Gli Asburgo però dovevano assolutamente trovare nuove formule per tenere sotto il proprio scettro il variegato mosaico di popoli del loro vasto impero.
In Dalmazia il divario politico tra italiani e slavi iniziò ad aumentare visibilmente.
L’elemento slavo-croato appariva all’Austria assai più affidabile di quello italiano che Regno di Dalmazia (Austria-Ungheria, 1814 – 1918)aveva dato chiara prova di tendere verso gli eventi della penisola italica piuttosto che a quelli danubiano-balcanici.

In Italia, dopo la sconfitta piemontese, il movimento risorgimentale si riorganizzò nel giro di pochi anni sempre sotto la guida dei Savoia e nel 1859 scoppiò la Seconda guerra d’indipendenza italiana che fece riaccendere molte speranze nei focolari italiani della Dalmazia.
Nel 1848 la classe impiegatizia dalmata reclutata fino a quel momento nel Lombardo-Veneto aveva dato prova di poca affidabilità sostenendo i moti rivoluzionari italiani, per questo motivo durante il periodo del neoassolutismo di Bach una parte considerevole di impiegati e burocrati fu sostituita con elementi austriaci e croati, educati all’Università di Vienna e non a quella di Padova.
La nuova classe di burocrati, alla vigilia della guerra del 1859 tra Austria e il Regno di Sardegna sostenuto dalla Francia di Napoleone III, si dimostrò leale verso Vienna, ma si oppose all’unione della Dalmazia con la Croazia.
Dopo il 1859, con l’affermazione franco-piemontese sulle armate austriache, si rafforzarono insperatamente le posizioni autonomiste dalmate nonostante l’arrivo a Zara e a Spalato di ufficiali austriaci e di guarnigioni croate.
Dopo l’ultima sconfitta l’Austria aveva ora bisogno degli ungheresi per governare su tutto l’impero con maggior stabilità e sicurezza, ma non se la sentiva ancora di andare contro ai popoli slavi (come i cechi e i croati) che in fondo l’avevano sostenuta nel momento del bisogno.
Il governo di Vienna per evitare nuovi disordini e secessioni emanò la Patente del 5 marzo 1860.
Con questo importante documento fu concesso ai popoli dell’impero di partecipare alla vita politica governativa entrando a far parte del Consiglio dell’Impero, al quale furono ammessi anche i deputati regionali.
Nella sessione consiliare del settembre 1860 scaturì fuori la questione del Regno di Dalmazia e quello di Croazia.
Da una parte i rappresentanti croati, tra cui si distinguevano il vescovo Josip Juraj Strossmayer (1) e il conte Ambroz Vranyczany, chiesero in tedesco l’annessione della Dalmazia alla Croazia, dall’altra il deputato di Zara, Francesco Borelli (2), controbatté in italiano negando il diritto croato sulla sua terra.
Dopo tali dispute la Patente di marzo si dimostrò ben presto inadeguata e il 20 ottobre del 1860 fu sostituita dal Diploma che istituiva le Diete provinciali.
La Croazia presentò nuovamente all’imperatore la richiesta di riunire la Dalmazia e questa volta tale richiesta fu accolta.
In tutta la Dalmazia si sollevò una protesta unanime.
I consigli comunali si dichiararono contrari ma poco poterono poiché il loro peso politico era praticamente nullo.
La lotta si spostò sul piano propagandistico, giornalistico e anche a livello parlamentare.
La Patente del 26 febbraio 1861 conferì alla Dalmazia il diritto di avere una Dieta, ma essa doveva riunirsi solo per designare i propri delegati al Sabor di Zagabria.
Qualche tempo dopo si tennero le elezioni e la lotta fra annessionisti (croati) e autonomisti (italiani) fu molto aspra.
La frontespizio Missa Dalmatica (Francesco De Suppè – Demelli)vittoria, alla fine, arrise agli autonomisti con 29 eletti contro i soli 12 del partito croato.
La Dieta così costituita si radunò a Zara l’8 aprile 1861 sotto la presidenza di Spiridione Petrovich.
Gli autonomisti capeggiati da Antonio Bajamonti, podestà di Spalato, decisero di andare a Zagabria ma solo per rigettare il quesito dell’annessione alla Croazia.
Non ci fu naturalmente un accordo unanime in quanto gli annessionisti decisero comunque di recarsi a Zagabria per votare l’annessione e da lì a Vienna per definire una volta per tutte la questione con l’imperatore.
Gli autonomisti dalmati furono ascoltati dall’imperatore con molta attenzione e fu loro promessa la tanto auspicata autonomia da Zagabria.
Il 1861 non solo fu l’anno della Dieta dalmata che votò il “non accoglimento” delle pretese croate, ma fu anche l’anno della Dieta del “nessuno” istriana e fiumana.
L’unità degli italiani dell’Adriatico orientale si dimostrava da Capodistria a Cattaro ancora una realtà viva pronta a reagire energicamente alle politiche di annessione croate.
Per i dalmati italiani fu, però, l’ultimo periodo di fioritura e di felici intuizioni politiche, poiché nel giro di dieci anni dovettero affrontare la fase di un inevitabile declino.
Lotte politiche a parte, in Dalmazia tra il 1860 e il 1866 ci fu una significativa fioritura economica e culturale.
I porti lavoravano meglio e la vita culturale si manifestava vivacemente nei nuovi Francesco De Suppè (3) – Demelliteatri di Zara, Sebenico e Spalato.
Gli edifici teatrali in Dalmazia nel XIX secolo, venivano costruiti in base alla tipologia degli edifici teatrali barocchi italiani, ma i teatri dalmati possedevano delle soluzioni originali derivanti dalla sintesi delle condizioni ambientali e della realtà umana e sociale propria del territorio.
Oltre al teatro “Nobile”, inaugurato nel 1783, Zara ebbe il “Teatro Nuovo”, progettato dall’architetto Michele Klaich nel 1865.
Nei teatri dalmati più importanti come il teatro “Bajamonti” di Spalato e il teatro “Bondin” di Ragusa, il pubblico poteva assistere alle migliori opere liriche italiane di Donizetti, Verdi e Bellini, eseguite da orchestre esterne o da dilettanti locali.
Nel 1863 a Zara si esibì la grande diva Eleonora Duse ne “I miserabili” di Victor Hugo.
Il tenore Francesco Mazzoleni Sempre a Zara operava in quegli anni il maestro d’orchestra Francesco de Suppé e a Sebenico si esibiva con grande successo Francesco Mazzoleni, uno dei più apprezzati tenori d’Europa.
Molto famosi e ben frequentati erano i balli del Salone Luxardo.
Ed era in questi luoghi di ameno ritrovo che spesso circolavano messaggi e parole d’ordine di sapore politico.
Il governatore della Dalmazia Lazar Mamula, rimarcò più volte, nei suoi rapporti a Vienna, come le signore dalmate distribuivano a volte biglietti riportanti scritte “Noi non vogliamo diventare croati” oppure “Siamo dalmati austriaci”.
Il maestro de Suppé il 7 agosto del 1860 tenne un concerto presso la Società Filarmonica di Zara, suscitando un entusiasmo irrefrenabile con il refrain “Tu Dalmazia mio suol natio” e con il motivo “Desio per la Dalmazia”, che fu assunto dalla cittadinanza quale proprio inno.
Alla fine del 1865 nuovi avvenimenti incalzavano sulla scena europea e nuove guerre si stavano profilando, presto una serie di gravi fatti avrebbero coinvolto anche la Dalmazia.

(1) Josip Juraj Strossmayer
Sacerdote (1815-1905) e studioso di storia e filosofia al Seminario di Pest.
Durante il periodo degli studi formativi venne a conoscenza degli ideali e dei contenuti dell’illirismo e se ne fece a sua volta portatore.
Fu nominato da Francesco Giuseppe vescovo di Djakovo in Slavonia e da allora non smise mai di difendere i diritti della Croazia per una maggiore autonomia nell’ambito dell’Impero austroungarico.
Nel 1860 donò una ingente somma per la fondazione dell’Accademia jugoslava delle scienze e della arti a Zagabria e sempre a Zagabria sostenne con altri fondi la costituzione dell’Università.
Grande mecenate, sostenne anche la costruzione di licei a Varazdin, Osijek e Fiume.
Assieme al bano Jelačić, ai pensatori e politici Ante Starčević e Ljudevit Gaj, Strossmayer appare una delle figure centrali della storia croata dell’Ottocento.

(2) Francesco Borelli
Conte, nato a Zara nel 1810, figlio del sindaco zaratino Andrea filo francese che si suicidò nel 1813 quando gli austriaci ripresero la città dalmata.
Borelli dopo aver comandato la Guardia Nazionale zaratina nel 1848, cercò un nuovo dialogo con i croati e si spostò su posizioni moderate nell’ambito del partito autonomista dalmata.
Nel 1860, quando si recò a Vienna per discutere con l’imperatore sul destino della Dalmazia, si contrappose comunque alle tesi annessioniste croate propugnate dal vescovo Strossmayer.
La posizione moderata di Borelli fu molto criticata da Baiamonti, Duplancich e dal Lapenna.
Un fatto particolare che amareggiò il conte Borelli fu la scelta fatta dal figlio Manfredi di militare nel partito croato annessonista.

(3) Francesco de Suppé
Musicista nato a Spalato (1919-1895), compose ancora giovane le prime messe cantate a Zara (Missa dalmatica).
Si recò a Vienna dove compose almeno trenta operette, compresa “La Cavalleria leggera” (1866) che rimase tra i suoi lavori più famosi.
De Suppé visitava spesso Zara e Spalato dove occasionalmente teneva applauditissimi concerti.
Compose in età matura apprezzate canzoni e sinfonie.

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