Il generale Enrico Caviglia disse al Senato: ”Gli slavi assorbendo la civiltà del popolo che hanno sostituito, hanno cambiato nome ai paesi e alle città, senza però mutarne l’aspetto dato ad essi dalla nazionalità sopraffatta…”.
Per Caviglia, destinato da lì a pochi gironi a cacciare con la forza i dannunziani da Fiume, come per Salvemini e altri influenti esponenti moderati in Italia, il predominio slavo in Dalmazia era ormai da ritenersi un fatto storico ineludibile.
Il 24 dicembre di quel 1920 il generale Caviglia con truppe regolari dell’esercito italiano assediò Fiume dove ci fu un'accanita resistenza.
Il 26 dicembre a Zara i legionari dannunziani, minori per numero e mezzi, furono costretti alla resa.
In quei giorni tremendi morì il giovane spalatino Riccardo Vucassovich.
Dopo cinque giorni di combattimenti D’Annunzio dovette anche lui arrendersi e accettare i postulati di Rapallo.
Agli italiani pertinenti fino al 3 novembre del 1918 al territorio dalmata, appartenente alla cessata monarchia austro-ungarica, fu concesso il diritto di optare per la cittadinanza italiana senza l’obbligo di trasferimento del proprio domicilio fuori dalZara italiana: festeggiamenti (1920) Regno dei Serbi, Croati e Sloveni.