Anche nel '600 è la presenza di opere veneziane che segna il panorama istriano, ma è un secolo di scarsa vena e all' Istria non toccano poi grandi firme: Palma il Giovane, Giorgio Ventura di Zara e gli imitatori pedissequi del Tintoretto e del Veronese. Abbondano i ritratti ma di qualità modesta, emergono un gruppo di opere di Stefano Celesti a Montona e a Capodistria e spicca in questo panorama depresso la tela con le nozze di Cana di Antonio Zanchi per il Duomo di Capodistria.
Alla scuola dello Zanchi si formarono due pittori capodistriani, Francesco e Angelo Trevisani, attivi rispettivamente a Roma e a Venezia e di Francesco in particolare si apprezzava 1' abilità nel contraffare le maniere altrui. Per il '700 1' Istria vede un vivo anche se provinciale riflesso del rinascere della pittura veneziana.
A Giambattista Tiepolo viene attribuita la Madonna della Cintura nella Chiesa della Madonna di Pirano che conserva anche alcune tele del Fontebasso. Il chiarista Pittoni è presente a Buie, Sebastiano Bombelli è rappresentato da un busto di gentildonna al museo di Capodistria, un ritratto di Podestà veneto di Giuseppe Angeli è custodito nel Palazzo municipale di Dignano.
La veduta è documentata da dipinti del Museo di Capodistria attribuiti al Marieschi e a Marco Ricci e nelle pitture murali del salone del Palazzo Besenghi a Isola.
Scarse le testimonianze della scultura del '600; busti, stemmi e qualche monumento sepolcrale; alcune opere minori testimoniano la derivazione dai modi del Bernini e dell' Algardi. Di maggiore pregio le opere plastiche lasciate dal '700, documentate tra 1' altro da diversi marmi dei Bonazza e dal tabernacolo della parrocchiale di Fasana per il quale si è pensato a un maestro veneto (Torretti o Bonazza) ovvero a scuola viennese.
Nell' 800 la fiaccola passa definitivamente a Trieste: da qui, la voce degli artisti giuliani si farà sentire con forza nel campo artistico nazionale e internazionale. L'officina triestina, in bilico fra Monaco e Venezia (ma con un occhio di riguardo per la città lagunare) forgerà l'aspetto del capoluogo giuliano fino ai giorni nostri.
Scomparini, Fragiacomo (veneziani di formazione), Fittke, Grimani (questi ultimi artisticamente più vicini alla capitale bavarese), Veruda, Flumiani, Parin, Wostry, Marussig, Bolaffio, Mascherini, Sbisà: fanno parte dell'avanguardia di un esercito che, senza grossi strepiti, riuscirà ad imporsi e a conquistare un posto di rispetto, forse (e del resto capita spesso) riconosciuto più "fuori casa" che fra le comunque ampie pareti domestiche giuliane.