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I CASTELLIERI DEL CARSO TRIESTINO:


CASTELLIERE DEGLI ELLERI: su questo castelliere le ricerche del Lonza precedenti al 1954 hanno rinvenuto una serie di manufatti risultati legati alla cultura istriana. Dopo questa data, il passaggio del territorio alla ex - Iugoslavia ne ha impedito per molti anni il completamento. Tuttavia nel 1975, a seguito di un convegno organizzato da italia ed ex- Iugoslavia, vennero concepiti una serie di accordi bilaterali, tesi ad avviare una seri di operazioni di scavo congiunti proprio su questo castelliere. Tuttavia l'opposizione iugoslava manifestatasi fece si che le ricerche potessero essere condotte solo sulla parte a sovranità italiana. Le ricerche condussero ad una serie di importanti risultati: furono rinvenuti diversi strati, un primo nel quale materiale di origine romana e preistorica si mescolavano, quindi uno di epoca più antica esclusivamente costituito da materiale preistorico e infine un ultimo con materiale mantenutosi integro. Nel 1980 una seconda serie di scavi, mise in luce per la prima volta nella zona una necropoli. Questa scoperta evidenziò la pratica in uso al tempo dell'incinerazione, con sepolture a forma tonda o quadrata, e portò alla luce anche i corredi funerari, quantitativamente non rilevanti, ma certo di notevole importanza da un punto di vista archeologico e riconducibili all'età del bronzo o alla prima età del ferro.











CASTELLIERE DI CATTINARA: l'assenza di mura difensive, farebbe propendere per la definizione di questo sito, più per la tesi che si tratti di un villaggio protostorico che di un castelliere vero e proprio. Oltre alla mancanza di mura difensiva venne evidenziato nelle ricerche fatte dal Prof. Lonza, la differente qualità dei materiali fittili rinvenuti all'interno di questo luogo, che farebbe pensare ad un villaggio veneto, risalente al IV- III sec.a.C. In realtà la tesi del villagio protostorico sarebbe stata in parte modificata negli anni seguenti, grazie in particolare alle ricerche condotte dalla dott. Scotti, che per la gran quantità di pietre rinvenute, ipotizzò che queste appartenessero ad un complesso murario, che inserirebbe anche il complesso di Cattinara nella tipologia dei castellieri carsici. L'assenza dell'elemento murario d'altro canto non sarebbe da solo sufficiente ad escludere che si trattasse di un castelliere, visto che in altri siti carsici, queste fossero assenti perché si sfruttavano i bastioni costituiti dalla conformazione territoriale.











CASTELLIERE DI CEROGLIE: questo castelliere è stato scoperto nel 1964 su una collina a 215m. di altitudine non lontano dal castelliere di monte Ermada. Pochi i resti rinvenuti in questo sito, d'altro canto colpito come gli altri dagli eventi bellici succedutisi negli anni.











CASTELLIERE DI CONCONELLO: anche questo a seguito delle modifiche intevenute con la crescita dell'agglomerato urbano è andato distrutto, e non ha permesso almeno fino ad oggi il rinvenimento di materiali archeologicamente interessanti.











CASTELLIERE DI CONTOVELLO: questo sito è andato completamente distrutto a causa dello sviluppo urbanistico del villaggio di Contovello. Nei terreni circostanti non sono stati rinvenuti materiali d'interesse, se non per quel tumulo di materiali la cui origine è dubbia: non si può definire con certezza cioè se si tratti di materiali preistorici, o di resti provenienti dalla torre medioevale crollata.











CASTELLIERE DI GROCCIANA: Già deteriorato all'epoca in cui venne scoperto dal Marchesetti oggi questo castelliere è ulteriormente danneggiato e non ha dato risultati importanti né in passato né durante scavi recente.











CASTELLIERE DI MONRUPINO: è questo il principale castelliere presente sull'altipiano carsico. Con circa 1600 metri di cinte murarie. Sulle origini culturali di questo sito, si è ritenuto di poter fare riferimento a più elementi che nel corso degli anni hanno dato il loro contributo. La stessa presenza di più cinte murarie, sia sul fronte esterno che su quello interno, di diversa fattura, farebbero propendere per questa tesi, d'altro canto affermata, dai ricercatori che si sono succeduti nel rinvenimento di questo castelliere.











CASTELLIERE DI MONTE CALVO: in questo caso l'assenza di mura attuale, è fortunatamente salvata da quei rilevamenti fatti ai primi del novecento dal Marchesetti che poté così constatarne la certa originaria presenza. I danni si sono succeduti negli anni e hanno riguardato non solo gli eventi bellici, ma anche le diverse opere umane: la costruzione della vedetta Alice nonché la costruzione di un imponente serbatoio d'acqua.











CASTELLIERE DI MONTE CARSO: anche in questo caso quanto osservato dal Marchesetti è andato in gran parte distrutto per gli interventi di vario genere operati dall'uomo. Tra l'altro la parte più ricca di reperti archeologici ricade in territorio iugoslavo.











CASTELLIERE DI MONTE ERMADA: il fatto che questa località sia stata negli anni della prima guerra mondiale avamposto delle truppe austriache, è stato determinante per provocare una serie di danneggiamenti che hanno impedito e non permetteranno in futuro il ritrovamento di materiale archeologico, quantitativamente interessante.











CASTELLIERE DI MONTE KOSTEN: di questo castelliere è possibile oggi osservare in sufficienti condizioni la cinta muraria interna, dallo spessore di circa tre metri. Questa è caratterizzata dalla presenza di due varchi, di cui si ignorano le ragioni dell'esistenza.











CASTELLIERE DI MONTE SAN LEONARDO: se gli scavi effettuai, a metà degli anni sessanta, non hanno offerto risultati soddisfacenti per quanto riguarda il versante meridionale, diversi e più accettabili furono i resti ritrovati sul versante orientali. Qui infatti venne rinvenuto uno strato archeologico dello spessore di circa 30 cm., che permise di riportare in superficie resti, che attesterebbero l'origine di questo castelliere in un'epoca contemporanea a quella dei castellieri più antichi della zona.











CASTELLIERE DI MONTE SAN PRIMO: Anche per questo sito non può non farsi riferimento ai danneggiamenti verificatisi negli anni. Se da una prima operazione di scavi, nel 1965, non emerse il muro difensivo, ma solo una serie di materiali fittili che possono richiamare per la tipologia quelli dei castellieri istriani, a metà degli nani settanta, una nuova fase di scavi, dovuta più che altro alla costruzione di un serbatoio d'acqua, mise in luce il muro. L'elemento difensivo in questo caso, aveva uno spessore si circa 3,20 metri.











CASTELLIERE DI MONTEBELLO: anche in questo caso si evidenzia quale elemento distintivo l'assenza di elementi difensivi. Tuttavia, , come accaduto in altri casi, il ripiano posto al di sotto della cima del colle è stata danneggiata dalla presenza di strutture edificate durante i conflitti bellici che si sono succeduti nell'area.











CASTELLIERE DI MONTEDORO: gli scavi operati in questo sito hanno portato alla luce reperti riconducibili ad un unico periodo culturale di riferimento. Ceramiche dalla superficie lucida, quelle con collo cilindrico e i piatti di ceramica rossastra sono le tipologie emerse in quantità maggiormente caratterizzanti la tipologia archeologica emersa. Temporalmente questo tipo di reperti può essere collocata nella fase più arcaica dei castellieri, appartenenti alla cultura dei castellieri istriani.(Lonza).











CASTELLIERE DI MUGGIAVECCHIA: qui l'edificazione del borgo medioevale si è sovrapposta al castelliere impedendo, almeno al momento, l'emersione di reperti collegabili alla fase preistorica.











CASTELLIERE DI NIVIZE: la scarsa attività dell'uomo nelle vicinanze ha permesso di poter conservare senza danni eccessivi i resti di questo castelliere. Qui è stata rinvenuta una cinta muraria dello spessore di circa 3,20 metri. Il tipo di materiali ritrovati, fa propendere per la tesi che se il periodo di riferimento sia diverso, l'origine culturale sia invece simile: da un lato cioè elementi tipici dei castellieri istriani, e alcuni tratti che si possono collegare all'elemento paleo - veneto. La mancanza di elemnti che possano richiamarsi al periodo romano, non può fare escludere a priori l'assenza del passagio di romani, ma può collegarsi in qualche modo all'attività agricola dei contadini che vi hanno operato.











CASTELLIERE DI RUPINPICCOLO: alla fine degli scavi che si sono svolti su questo castelliere, fra il 1970 e il 1974, si è potuta rinvenire la cinta muraria di questo sito, che si estende per circa 240 metri. E' formata da due lati, uno di 80 e l'altro di 90 metri. Sul lato orientale si apriva una porta che però è stata chiusa da un possente muro, in presenza probabilmente di un pericolo. Altro varco è posto sulla cima della collina, anche questo però chiuso da un robusto muro interno. La qualità dei materiali rinvenuti all'interno fa supporre che questo castelliere fosse risalente all'età del ferro, e che sia stato distrutto prima dell'età dei romani, data la mancanza di resti di manufatti in ceramica. E' oggi l'unico castelliere in Italia ad essere stato portato completamente in superficie.











CASTELLIERE DI SALES: questo castelliere fu oggetto di due campagne di scavi effettuati dalla Soprintendenza. La prima nel 1962 portò alla luce alcuni rinvenimenti solo dagli scavi fatti sul fronte orientale, dove venne rinvenuta una fibbia in bronzo molto ben conservata. Mentre gli scavi effettuati nel 1970 vennero indirizzati alla messa in luce della cinta muraria. Alcuni cocci vennero rinvenuti fra le macerie, nelle quali erano state gettate dai contadini. Il castelliere risalirebbe all'età del ferro medio.











CASTELLIERE DI SAN MICHELE: opere di rimboschimento, di edilizia bellica e di ingegneria idrica, hanno alterato la località e ne hanno danneggiato gli elementi di valore archeologico. Delle tre cinte murarie che il Marchesetti poté osservare all'epoca delle sue prime operazioni di scavo, oggi poco o nulla rimane.











CASTELLIERE DI SLIVIA: questo castelliere è assurto alla storia come il tipico castelliere carsico. Tant'è che è stato dedicato alla memoria del primo fra i grandi dell'archeologia triestina: Carlo Marchesetti. E' stato oggetto della principale operazione di scavi condotti nell'area carsica. Ancora una volta gli scavi procedettero in tempi differenti e si concentrarono su aspetti diversi della ricerca archeologica. Nel 1955 si individuò alla base delle macerie dei gradoni di circa 1 metro per un metro, che però il Prof. Lonza, ritenne, essere stati edificati dagli austriaci per evitare franamenti pericolosi delle macerie stesse. Gli scavi proseguirono successivamente nel 1965 e nel 1967, nel quale si indagò ancora una volta sui muri emersi dalle ricerche. Fu nel 1975 che la ricerca si indirizzò sull'eventuale presenza di resti archeologici, che si rivelò però quantitativamente povera. Tuttavia quanto rinvenuto, soprattutto il materiale in ceramica, legando quanto scoperto a del materiale simile emerso durante delle ricerche nel fiume Timavo, permise di collocarle temporalmente in un'epoca recente dei castellieri.











CASTELLIERE II DI SLIVIA: si trova vicino al castelliere Roberto Marchesetti, e ha dato quale frutto delle ricerche condotte, numerosi reperti sulle cui origini culturali però ancora oggi sussistono dubbi, se cioè siano riconducibili ai Giapidi che transitarono nella zona nel corso del I secolo a.C. o ai Carni.











CASTELLIERE DI TARNOVA PICCOLA: da questo sito, viste le pessime condizioni del territorio, non si sono avuti rinvenimenti di natura archeologica di un certo interesse.











CASTELLIERE DI VISOGLIANO: anche questo castelliere è stato scoperto nel 1964, e ha portato alla luce diversi reperti, frammenti di ceramiche e resti di pasto, costituiti in gran parte da molluschi. Per uqnto riguarda i materiali fittili vi erano anse ad anello. La tipologia dei reperti colloca questo castelliere in un'epoca contemporanea a quella dei castellieri di San Primo e Slivia.











CASTELLLIERE DI SAMATORZA: su questo castelliere esistono dubbi di autenticità. L'assenza di strati di reperti archeologici, nonché il fatto che questa zona venne ampiamente utilizzata dagli austriaci, lasciano perplessità se si tratti davvero di un castelliere carsico.











CASTELLIERI DI MONTE GRISA: Nel caso del castelliere di Monte Grisa, sono state rinvenute diversi resti della cinta muraria che circondavano su ogni fronte dell'altura il castelliere. Di quella rilevata dal Marchesetti sull'altura più bassa, che secondo i suoi dati era imponente , è rimasto ben poco. Una successiva campagna di scavi operata a metà degli anni sessanta, mise in luce la base del muro difensivo. Nulla rimane invece del muro che avrebbe dovuto proteggere la cima orientale dell'altura.

VENEZIA GIULIA
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