Caterina Fradelli nacque a Zara il 19 settembre 1907.
Una vita semplice, vissuta con intensità nel periodo a cavallo tra le due guerre, quando alla fine furono decise le sorti di Zara e di tutto il confine orientale.
Gli oltre 350.000 italiani che popolavano l'Istria e la Dalmazia veneta furono costretti all'esilio per salvare la dignità e la vita, fuggendo dalla follia comunista delle bande di Tito.
Un popolo intero protagonista di una storia troppo a lungo taciuta e ignorata.
Gli esuli giuliano dalmati, ancor prima che dai difficili equilibri internazionali del dopoguerra, furono vittime del silenzio della "cultura" egemone della sinistra italiana che per più cinquant'anni li marchiò come "fascisti" nascondendo all'Italia e al mondo la pulizia etnica perpetuata dal comunisti slavi nei Balcani.
Una storia vissuta con dignità, senza spazio a sentimenti ed emozioni, difficile da raccontare ed ancor più da comprendere per chi non abbia avuto la sorte di vivere il tragico epilogo delle genti del nostro confine orientale.
"Veneti de là del mar"; nella memoria è sempre presente il sofferto sentimento di chi è cresciuto lottando per mantenere la propria identità ed alla fine è costretto a subire l'ultimo ed il più doloroso atto, il tragico esilio.
Nei ricordi traspare la lucida consapevolezza dell'essere parte di quell'etnia latino veneta da sempre presente in Dalmazia; con Venezia e per San Marco, questa la secolare storia dei veneti oltre adriatico.
Parlano il dolce diletto veneto ed hanno in comune con gli abitanti delle Venezie, cultura, leggi e secolari tradizioni.
Caterina, per tutti sempre Rina, riceve i primi insegnamenti dal padre, professore di latino e greco nel ginnasio liceo di Zara, frequenterà poi l'ultima classe elementare dalla Suore Benedettine in Calle Santa Maria. Educanda nel bel Collegio San Demetrio di Zara retto dalle Suore Mantellate, si iscrive alle Magistrali e, con l'amica Ada Talpo Luxardo, si diploma nel 1925.
Nel '28 vince un concorso ed insegna alla Scuola Materna del quartiere di Borgherizzo cui resterà sempre intimamente legata.
Ha per colleghe le sorelle Glezer che tanto avevano meritato insegnando con valore la lingua italiana nelle scuole di Zara fino al 1918, prima della definitiva annessione della città all'Italia nel 1921 con il Trattato di Rapallo.
A Bari nel '29 consegue il Diploma per l'insegnamento nella "scuola di grado preparatorio" qualificandosi all'insegnamento nella scuola materna, successivamente insegnerà nel nuovo asilo cittadino.
Negli anni '30 inizia il suo impegno civile e politico, protagonista e testimone di un'intera generazione d'italiani che in quegli anni si adoperò per costruire un'Italia migliore.
Lavorò con impegno meritando stima e rispetto di amici e collaboratori.
Nel 1940 sposò Vittorio Varisco, dal loro matrimonio nasceranno Gianna e Giorgio.
Lasciò definitivamente Zara distrutta nel gennaio 1947.
Negli anni '70 chiamò a raccolta le amiche di gioventù, per tutte ricordiamo Daria Machiedo Politeo, con loro promuove l'azione per la tutela e la conservazione delle tombe italiane nel cimitero di Zara che si trovavano allora in grave abbandono.
Nel 1977 fondò quel "Madrinato Dalmatico per la Conservazione del Cimitero degli Italiani di Zara" che ancor oggi, con rinnovato impegno, continua la sua opera meritoria.
Ha inizio allora il primo rapporto tra gli esuli e la città natale.
Le autorità cittadine di allora dimostrarono intelligenza e sensibilità nel capire e risolvere il problema della tutela delle tombe italiane nel cimitero di Zara.
A riconoscimento del valore e dell'alto significato civile ed umanitario dell'iniziativa che la vide intrattenere stretti rapporti con il Ministero degli Affari Esteri e le sedi diplomatiche italiane nell'ex Jugoslavia, Le verrà conferito il titolo di Cavaliere al merito della Repubblica.
A 93 anni, dopo aver dedicato la vita affinché la memoria della Dalmazia non andasse perduta, muore a Padova, città d'adozione, il 15 febbraio 2001.
Riposa nella tomba di famiglia del cimitero degli italiani di Zara, all'ombra dei pini vicino al mare.
Ai miei cari nipoti
Matteo e Antonio
che la Dalmazia sia
sempre parte di voi
Ai miei, ai nostri morti
che riposano in pace
nel nostro cimitero
all'ombra dei pini
vicino al mare.
Questa raccolta di ricordi non ha alcun valore letterario.
Ha un solo significato, è un accorato invito a tutti gli zaratini ed ai dalmati di lasciare testimonianza ai propri figli dei giorni più tristi della vita di Zara italiana, prima che la memoria ne vada perduta.
Un sincero ringraziamento all'amico Dario Remigio, esule da Lussinpiccolo, cui va il merito d'aver collaborato con mia figlia Gianna a raccogliere i miei appunti e trascrivere le registrazioni che sono all'origine della mia e della loro fatica.
Agli amici zaratini e Dalmati ricordo l'importanza della memoria, senza di essa la nostra tragedia sarà dimenticata.
Con questo atto adempio al mio diritto - dovere di lasciare testimonianza della memoria dei giorni più tristi ed indimenticabili della mia vita e della storia di Zara italiana.
BIOGRAFIA
1941 - LA PRIMA FUGA DA ZARA
1943 - DA CATTARO A ZARA, UNA LUNGA ATTESA
IL RITORNO DI VITTORIO, INIZIANO I BOMBARDAMENTI
LA CASA DISTRUTTA
NELL'ISOLA DI PASMAN
RITORNIAMO IN CITTÀ
CI SI AIUTA
SALVIAMO I NOSTRI SOLDATI
VITTORIO IN VISITA ALLA MADRE
LA FUGA DEI TEDESCHI, I PARTIGIANI IN CITTÀ
LE PROPRIETÀ CONFISCATE
"NEMA ZA TALIJANE" - "NIENTE PER GLI ITALIANI"
L'OPZIONE, PER NOI L'ESPULSIONE COME CITTADINI STRANIERI
MAMMA IDA VERSO LA LIBERTÀ
UN AIUTO INATTESO
È NATO GIORGIO
LA PARTENZA, ADDIO ZARA