ALasciammo Zara il 2 gennaio 1947.
Gli ultimi giorni fummo ospiti a casa di Francesco, fratello di Vittorio, che allora viveva vicino al "campiello dei Greghi" e non aveva ancora deciso quando sarebbe partito.
Faceva molto freddo e la bora soffiava forte.
Alle sei del mattino del 2 gennaio lentamente ci imbarcammo sul piroscafo di linea Zara-Fiume; era buio, la luna e le stelle erano coperte da nubi fitte, ma almeno non pioveva.
La strada era disastrata, ci accompagnarono alla nave illuminando i nostri passi con una lanterna.
Tutt'intorno vi erano le macerie della chiesa della Madonna della Salute, tanto cara alla storia ed alla memoria degli Zaratini, la chiesa era distrutta, ma come per miracolo, rimase in piedi solo l'altare maggiore.
Assieme a noi s'imbarcarono anche Umberto, l'altro fratello di Vittorio e sua moglie.
Il viaggio fu lungo, alle bocche di Segna trovammo mare mosso: "la bora nase nel Quarnero, la se sposa a Segna dove la ciapa forza per sufiar".
Arrivammo a Fiume nel tardo pomeriggio, c'era tanta gente in transito che lasciava la Jugoslavia.
Prendemmo alloggio nell'unico albergo di infima categoria che trovammo disponibile.
Solo due letti, in uno Vittorio con Gianna, nell'altro io e Giorgio, passammo la notte quasi senza dormire.
Il mattino dopo noleggiammo un camion per poter trasportare le poche casse che contenevano le nostre povere cose salvate dai bombardamenti e ci dirigemmo verso Trieste, verso la libertà.
A Trieste ci lasciarono fermare una sola notte, fummo ospiti di mia cugina Ida Bakotich che vi abitava ormai da anni.
Prima di riprendere il viaggio subimmo una accurata visita del medico provinciale, la definizione era "provenienti da zona infetta".
Zara bombardata, saccheggiata, incendiata, sacrificata e anche infetta, nulla ci fu risparmiato!
Ripartimmo col treno per Piacenza dove ci attendavano Andrea e la sua famiglia.
Iniziò un lungo girovagare, dopo Piacenza ancora Chioggia e Padova dove Vittorio poté riprendere il suo lavoro.
Poi Belluno, là ci lasciò per sempre mamma Ida, infine ancora Padova, dove il 21 luglio 1967 mancò Vittorio, il compagno della mia vita.
Dovunque abbiamo trovato una grande ed umana solidarietà, ma altrettanti comportamenti ostili.
Chiedo perdono ai miei figli d'aver vissuto di ricordi quasi per fermare il tempo, nel bene e nel male Zara è rimasta sempre con me, quella dei giorni felici della gioventù e della maturità, come nella disperazione dell'esilio.
Mi rivedo bambina in braccio a mio padre che m'impartisce i primi insegnamenti di scuola, poi educanda al Collegio San Demetrio e nei giorni della Redenzione di Zara nel 1918 quando in ogni famiglia si confezionavano bandiere italiane.
Il diploma magistrale ed i mille volti dei miei bimbi della scuola materna con negli occhi il desiderio d'imparare, le nuotate e le ore passate in mare vogando nel "sandolin" lungo le rive della città.
Le attività politiche e ricreative e i volti degli amici più cari.
Penso ai miei morti, agli amici ed ai caduti che riposano in pace per sempre nel nostro cimitero.
Ancor oggi questi ricordi mi aiutano a vivere nell'attesa del dolce ritorno.
Parce mihi Domine quia Dalmata sum.
n.d.r. : il presente testo è stato redatto nell'anno 2000
BIOGRAFIA
1941 - LA PRIMA FUGA DA ZARA
1943 - DA CATTARO A ZARA, UNA LUNGA ATTESA
IL RITORNO DI VITTORIO, INIZIANO I BOMBARDAMENTI
LA CASA DISTRUTTA
NELL'ISOLA DI PASMAN
RITORNIAMO IN CITTÀ
CI SI AIUTA
SALVIAMO I NOSTRI SOLDATI
VITTORIO IN VISITA ALLA MADRE
LA FUGA DEI TEDESCHI, I PARTIGIANI IN CITTÀ
LE PROPRIETÀ CONFISCATE
"NEMA ZA TALIJANE" - "NIENTE PER GLI ITALIANI"
L'OPZIONE, PER NOI L'ESPULSIONE COME CITTADINI STRANIERI
MAMMA IDA VERSO LA LIBERTÀ
UN AIUTO INATTESO
È NATO GIORGIO
LA PARTENZA, ADDIO ZARA