Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
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Salone Venerdi 2 1

Grandi e piccole storie della frontiera adriatica al Salone del Libro di Torino con La Bancarella

15.05.2026 – L’Istria, la sua storia e la comunità italiana autoctona sotto nuove prospettive in apertura della seconda giornata della Bancarella. Salone del libro dell’Adriatico orientale, organizzata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia insieme al Centro di Documentazione Multimediale della cultura giuliana, istriana, fiumana e dalmata in collaborazione con FederEsuli all’interno della XXXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino.

La mattinata si è aperta con la presentazione del libro di Bruno Zaro Terra d’Istria. Un viaggio a piedi fra memorie e testimonianze dove “ogni casa ga la sua storia da racontar” (Lar Editore, Torino 2024), in cui l’autore, esule istriano di seconda generazione, racconta del suo “cammino” sulle tracce della memoria famigliare e della storia dell’italianità adriatica: «Non ho voluto fare un libro politico – ha spiegato Zaro, stimolato dalle domande di Roberta Vlahov (Ufficio Stampa di FederEsuli) – Da giovane ho assistito a tante discussioni in famiglia, tra chi se ne era andato e chi rimase: ho voluto capire, attraversando a piedi la penisola istriana». La riscoperta delle proprie radici ed una nuova dialettica più aperta e distesa fra esuli e “rimasti” rappresentano in realtà lo specchio della nuova politica che si respira lungo la frontiera adriatica, come ha rilevato lo storico Gianni Oliva: «Non si può arrivare ad una memoria condivisa, ma ad un confronto e ad un riconoscimento di memorie».

Molto interesse ha quindi riscosso il panel dedicato a Esodo. Il silenzio di chi resta (Bottega Errante, Udine 2026), che è la traduzione delle ricerche condotte dall’antropologa slovena Katja Hrobat Virloget all’interno della comunità italiana presente nell’Istria oggi appartenente alla Repubblica di Slovenia. Confrontandosi con Renzo Codarin (Presidente FederEsuli) e Fabio Tognoni (Vicepresidente FederEsuli) a partire dalle domande della dottoressa Roberta Vlahov, l’illustre ospite ha raccontato delle difficoltà che ha incontrato all’inizio del suo percorso di ricerca: «Ho dovuto confrontarmi con il muro di silenzio in cui si era chiusa la componente italiana diventata minoranza, vissuta ai margini della Jugoslavia comunista e ancora identificata con lo stereotipo italiano = fascista, duro a morire anche nella Slovenia odierna, la quale ha fondato la sua identità sull’antifascismo».

Il carattere innovativo del suo lavoro deriva proprio dal taglio scientifico della sua opera, che per la prima volta adotta la prospettiva antropologica tenendosi alla larga dal campo minato dell’interpretazione storica: «Non mi sono messa a quantificare chi se ne è andato e chi è rimasto, partivo dal preconcetto largamente diffuso per cui gli italiani se ne erano andati spontaneamente e invece confrontandomi con chi è rimasto ho scoperto storie di famiglie lacerate, divise e separate dalla traumatica scelta dell’esodo sotto pressione delle violenze del regime di Tito. Gli intervistati dopo un poco si mettevano a piangere mentre potevano finalmente raccontare la loro storia di famiglia e io stessa finivo per commuovermi travolta dalle emozioni».

Il libro in cui la professoressa Hrobat Virloget ha raccolto la sua ricerca ha gradualmente acquisito visibilità, fino ad essere presentato nel dicembre scorso in un’ora di trasmissione sulla principale emittente televisiva slovena: «Quando ho iniziato questo lavoro avevo paura, ma la crescente attenzione che ho riscosso mi ha dato coraggio e mi ha fatto molto piacere riscontrare l’interesse per l’edizione in italiano da parte delle associazioni degli esuli che hanno voluto avermi ospite in questa prestigiosa rassegna»

La recente inaugurazione del polo scolastico in lingua italiana di Capodistria, restaurato con un finanziamento dello Stato sloveno, alla presenza del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e della sua omologa slovena Nataša Pirc Musar, ha rappresentato nel settembre scorso secondo i rappresentanti di FederEsuli un segnale forte: «Capodistria è il porto della Slovenia, un caposaldo della sua economia, in cui gli italiani hanno vissuto a lungo nell’ombra, mentre adesso i rapporti si sono distesi e la presenza dei nostri connazionali è finalmente considerata un arricchimento del tessuto sociale».

Il pomeriggio si è aperto con Fabio Tognoni (Vicepresidente dell’Associazione delle Comunità Istriane e di FederEsuli) e il suo L’Esodo Giuliano-Dalmata e la Questione del Confine Orientale. Memoria, Identità e Politica fra Italia e Jugoslavia (1943-1954), dato alle stampe l’anno scorso. In questo suo lavoro l’autore intende fornire «un Bignami di storia della frontiera adriatica, una raccolta di riflessioni, spunti, osservazioni e riferimenti storici destinati soprattutto agli studenti che devono muoversi in queste complesse pagine di storia del Novecento». Confrontandosi con Roberta Vlahov (Ufficio Stampa delle Comunità Istriane) e con Francesca Traldi (Segretario generale di FederEsuli) Tognoni ha ripercorso il suo avvicinamento alla storia delle foibe e dell’esodo, di fronte alla quale si trovò del tutto impreparato quando giunse per motivi di servizio a Trieste negli anni Settanta, mentre oggi si adopera affinchè questa storia sia sempre più patrimonio condiviso condividendo peraltro lo spirito europeo che ha dato vita all’esperienza di Nova Gorica Capitale Europea della Cultura insieme a Gorizia.

Con grande entusiasmo e cogliendo spunti di ricerca e suggestioni, Chiara Cacciavillani (Università di Padova) ha presentato il nuovo libro di Davide Rossi Il lungo Novecento della frontiera adriatica. Transizioni istituzionali e modificazioni giuridiche (Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2025) insieme all’autore. Un volume, che si propone di raccogliere i saggi che hanno caratterizzato un’intensa attività di ricerca e dedicati a diversi profili di storia giuridica ed istituzionale della frontiera adriatica, si rivela un testo di lettura scorrevole e a tratti appassionante, come evidenziato dalla professoressa Cacciavillani, la quale ha speso parole importanti soprattutto con riferimento alla Carta del Carnaro rispetto alla più celebrata e coeva Costituzione di Weimar, che si è risolta nell’avvento del nazismo, e alla mancata partecipazione al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 di giuliani, fiumani e zaratini, i quali ne avrebbero avuto tutto il diritto. Nelle pagine dell’accademico veronese di origine istriana affiorano anche biografie significative come quella di Francesco Salata, irredentista lussignano, ma convinto della necessità di salvaguardare le istituzioni autonomiste delle terre annesse al Regno d’Italia dopo la Prima guerra mondiale, però il centralismo sabaudo prima e l’autoritarismo fascista poi non tennero in considerazione le sue indicazioni, contribuendo così ad esasperare le tensioni nazionali in quest’area multietnica già scossa dal divide et impera tra opposti nazionalismi della fase finale dell’Impero austro-ungarico.

Dalla grande storia alle storie di famiglia: Cose dell’Istria. Il dramma dell’Esodo visto e vissuto attraverso gli occhi di un sacerdote di Paolo Crippa racconta una storia d’amore per una terra e la sua gente. Si tratta di un prozio dell’autore, prete vicentino dal carattere deciso, e dell’Istria, in cui il sacerdote arriva per caso e ben presto si innamora dei suoi paesaggi, del suo mare e dei suoi parrocchiani. Crippa ha trascritto i diari del suo antenato fornendo un ritratto sincero del percorso che condusse l’Istria nel vortice della Seconda guerra mondiale, alle foibe e all’esodo. Lo storico Gianni Oliva ha elogiato l’emotività che traspare da queste pagine perché «è così che oggi possiamo trasmettere in maniera efficace la storia ai giovani, a costo di rinunciare ad una quota di razionalità». Don Paolo Zecchin subisce le vessazioni dei partigiani e lascia l’Istria nell’aprile del 1945 solamente per andare a trovare un parente a Milano ed il precipitare degli eventi non gli consentirà di farvi più ritorno, lasciandogli una profonda nostalgia.

I terribili eventi che colpirono le province del confine orientale nella primavera del 1945 trovano ampia narrazione nel libro di Marino Micich (Segretario generale della Società di Studi Fiumani) Fiume, addio! L’epopea fiumana dalla Seconda Guerra mondiale al grande esodo 1940-1954 (Mursia, Milano 2026). «Gli storici si sono concentrati su Fiume dannunziana, il resto della sua storia è conosciuto in modo molto relativo – ha spiegato Micich confrontandosi con Roberta Vlahov – Le testimonianze fanno la memoria, io ho voluto scrivere un libro di storia usando documenti raccolti a partire dalla pionieristica ricerca cui collaborai nel 1998 sulle vittime di nazionalità italiana a Fiume». Il libro è di agile lettura, ma l’apparato delle note e delle fonti consultate è ampio ed articolato e in questo modo «si arriva ad un pubblico più ampio, ma anche il ricercatore trova i riferimenti per approfondire ulteriormente e la ricostruzione storica basata su fonti anche di provenienza croata ed ex Jugoslavia risulta inattaccabile». Emergono quindi i combattimenti attorno a Fiume con la disperata resistenza italiana di fronte all’avanzata dell’esercito jugoslavo, la fine degli autonomisti perseguitati dal fascismo e sterminati dai titini, l’urbicidio che annichilì l’identità fiumana spingendo all’esilio il 90% della comunità italiana che rappresentava la maggioranza della popolazione. Oggi tuttavia le istituzioni dei fiumani in esilio si rapportano con la città madre nel rinnovato clima di cooperazione europea , facendo ben sperare per il futuro.

Può essere, infine, riascoltata su Rai Play Sound la puntata che la trasmissione radiofonica Sconfinamenti della redazione Rai del Friuli Venezia Giulia ha dedicato giovedì 14 maggio alla presenza della Bancarella al Salone del Libro con interventi di Fabio Tognoni, Davide Rossi (curatore del programma scientifico della rassegna), Francesca Traldi (Segretario generale di FederEsuli) e Mauro Runco (responsabile organizzativo dell’evento):

https://www.raiplaysound.it/audio/2026/05/Sconfinamenti-del-14052026-SALONE-DEL-LIBRO-DI-TORINO-FEDERESULI-75298b2b-0c67-44b2-9d2e-ba558ff202fd.html