I 40 giorni del terrore
Il 12 giugno 1945 terminava l’occupazione comunista di Trieste, Gorizia e Pola per effetto degli accordi di Belgrado stipulati da angloamericani e jugoslavi, dopo che il primo maggio il IX Corpus dell’esercito di Tito aveva raggiunto il capoluogo giuliano prima degli Alleati. Mentre il resto d’Italia festeggiava libertà e democrazia e nonostante la vittoriosa insurrezione del CLN di Trieste avvenuta il 30 aprile, le province del confine orientale vissero una nuova occupazione, soffrirono un’altra dittatura e piansero ulteriori lutti: non fu liberazione, si trattò di un tentativo di annessione alla nascente Jugoslavia comunista.
Il solo fatto di essere italiani rappresentava un elemento sufficiente per essere scaraventati in una foiba carsica. Un destino funesto che accomuna migliaia di italiani di Istria e Dalmazia e gli abitanti delle città di Fiume, Zara, Pola, Trieste e Gorizia.
Lo scrittore e saggista Mauro Tonino porta alla luce questa pagina di storia nel suo libro I 40 giorni del terrore. L’occupazione slavo-comunista di Gorizia e un lapidario per cancellare gli omissis della storia (Signs Publishing, Milano 2026) con Prefazione di Fausto Biloslavo e Presentazione di Luca Urizio (Presidente della Sezione di Gorizia della Lega Nazionale).
“I quaranta giorni del terrore di Mauro Tonino suggella, nero su bianco, quello che è accaduto proprio a Gorizia per mano di infoibatori comunisti, grazie a documenti inediti portati alla luce dagli archivi della Farnesina”, scrive il giornalista Fausto Biloslavo nella prefazione. “E aggiunge tasselli inediti o poco conosciuti di storia come il piano di sbarco a Grado, nel 1944, di truppe alleate su navi della Regia Marina italiana, che non è mai avvenuto ma che forse avrebbe potuto risparmiare a Trieste e Gorizia i “quaranta giorni di terrore” titino”. E per i tanti martiri che non hanno ancora una degna sepoltura, a Gorizia è stato eretto un nuovo Lapidario con sopra inciso, primo e unico monumento in Italia, i responsabili: “Per mano di partigiani comunisti filo–Jugoslavia”.
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