Il Trattato di Osimo per l’Italia non fu un buon accordo
Mons. Antonio Santin e la vicenda di Osimo – Mons. Ettore Malnati, già segretario di Mons. Santin
Le tre componenti del Trattato di Osimo: internazionale, nazionale, locale – Paolo Sardos Albertini, Presidente della Lega Nazionale
I rapporti tra Italia e Jugoslavia dal Memorandum d’Intesa al Trattato di Osimo (1954-1975) – Massimo de Leonardis, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Esuli e figli degli esuli a Trieste nell’ingiustizia di Osimo – Renzo Codarin, Presidente di Federesuli
Dopo la firma del Trattato di Osimo: i presupposti politici, le conseguenze giuridiche – Davide Rossi, Università degli Studi di Trieste
Il Trattato di Osimo e le fonti d’insoddisfazione: la reazione giuliana e la nascita della Lista per Trieste – Matteo Giurco, Scuola Spagnola di Storia e Archeologia, Roma
Il retaggio odierno del Trattato di Osimo nell’ambito della storia nazionale e locale – Stefano Pilotto, Università degli Studi di Udine
Come ha definito nel suo intervento il professor Pilotto, quello fu un periodo buio per la storia italiana. La città di Trieste visse la firma come un tradimento, perché la popolazione non fu coinvolta nelle scelte che determinarono il suo destino. In quegli anni, segnati dalla tensione politica e sociale del dopoguerra e poi dagli “anni di piombo”, il dibattito pubblico era vivace e appassionato, ma spesso la diplomazia non riuscì a interpretare pienamente le attese della popolazione di confine.
Pilotto ha sottolineato che la diplomazia italiana, pur vantando una tradizione di eccellenza, non ebbe un ruolo centrale nella negoziazione del Trattato di Osimo: l’accordo fu infatti portato avanti da figure politiche incaricate senza un adeguato coinvolgimento dei corpi diplomatici. Così, le speranze di molti italiani della Zona B rimasero disattese.
Nonostante gli americani si fossero detti disposti a riconoscere all’Italia l’intero Territorio Libero di Trieste, ha ricordato Pilotto, le trattative si conclusero in un modo non del tutto sempre trasparente, e senza considerare appieno gli aspetti etici, culturali ed economici in gioco.
Guardando oggi a quegli eventi, il Trattato di Osimo si configura come un monito per la diplomazia italiana, che non sempre ha saputo giocare al meglio le proprie carte. Tuttavia, ogni trattato può e deve essere perfezionato: la vera intelligenza diplomatica sta nella capacità di riaprire i dossier e rinegoziare quando la storia lo richiede.
Un auspicio per il futuro sta, dunque, nella formazione di nuove generazioni di diplomatici, consapevoli dell’importanze della memoria di quegli anni; in modo si dimostrino capaci di coniugare competenza, sensibilità e responsabilità nazionale.
Fonte: Lega Nazionale – 11.11.2025
Il convegno di studi “Il Trattato di Osimo 50 anni dopo la firma: fu un buon accordo?” può essere visto sulla pagina Facebook della Lega Nazionale:
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