La Bancarella è tornata al Salone Internazionale del Libro
Anche quest’anno l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia assieme al Centro di Documentazione Multimediale della cultura giuliana istriana fiumana e dalmata ha allestito, con la collaborazione di FederEsuli, La Bancarella. Salone del Libro dell’Adriatico orientale nella prestigiosa cornice del Salone Internazionale del Libro di Torino. Lo stand allestito nel padiglione Oval mette in vetrina non solamente la produzione libraria delle principali associazioni degli esuli istriani fiumani e dalmati: c’è spazio per presentare la Mostra degli Esuli Dalmati istriani e Fiumani (MEDIF) con un sunto dell’allestimento multimediale realizzato all’interno del Vittoriano ed è stato approntato anche un salottino dove ascoltare i podcast realizzati sulla storia delle relazioni tra i Paesi dell’Adriatico e sui grandi sportivi giuliano-dalmati. Tra i numerosi visitatori di questa prima giornata, anche Jadwiga Pinderska, Direttrice delle attività editoriali di Auschwitz, che si è soffermata a dialogare sulle tragiche dinamiche che accomunano le vicende della frontiera adriatica e la Shoah.
Il fitto calendario di eventi della Bancarella 2026 si è aperto con un incontro organizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con il quale peraltro l’associazionismo giuliano-dalmata in esilio sviluppa progettualità grazie al Tavolo di Lavoro MIM – Associazioni degli Esuli. Il Prof. Enrico Miletto (Università di Torino) ha presentato il portale sviluppato dall’Istituto Nazionale Ferruccio Parri insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche “Atlante dei centri di raccolta dei profughi giuliani e dalmati”, un work in progress al quale ha già contribuito la Società di Studi Fiumani e cui anche FederEsuli intende portare il suo sostegno. Coinvolgendo il pubblico di studenti intervenuti, Miletto ha fra l’altro dimostrato come la diffusione di oltre 100 Centri Raccolta Profughi in tutta Italia renda ulteriormente l’Esodo giuliano-dalmata un evento storico di rilevanza nazionale. Grazie all’attività formativa sviluppata da MIM e associazioni degli esuli adriatici, la professoressa Elvira Feleppa ha a tal proposito raccontato di aver scoperto dell’esistenza di un CRP anche a Benevento che ormai era caduto nel dimenticatoio.
“Il mondo salvato dai ragazzini” è l’argomento caratterizzante questa XXXVIII edizione del Salone del Libro ed è proprio alle nuove generazioni che si è rivolto pure il secondo incontro della mattinata, anch’esso introdotto da Caterina Spezzano (dirigente MIM): la presentazione dell’App La frontiera adriatica e della rete nazionale di scuole “Il Giorno del Ricordo”. L’applicazione illustrata nei suoi contenuti da Andrea Mazzanti nasce dalla consolidata sinergia tra il Ministero di Viale Trastevere e le sigle della diaspora adriatica concretizzatasi in un percorso espositivo multimediale ed immersivo realizzato presso M9, il Museo del 900 di Mestre. Qui si è inserito il lavoro di Mazzanti Editore, che ha sviluppato una serie di metalibri che riprendono i filoni storici definiti dalle Linee guida per la didattica della frontiera adriatica e tramite qr-code consentono ai giovani fruitori di sviluppare esperienze declinate secondo il linguaggio più moderno: da qui ad un’applicazione dedicata, liberamente scaricabile, il passo è stato breve. Alla professoressa Maria Brancati quindi il compito di spiegare in cosa consiste la rete di “Scuole del ricordo”, luogo di condivisione di buone pratiche e di esperienze didattiche relative alla storia del confine orientale.
Il pomeriggio si è aperto con un panel dedicato alla strage di Vergarolla, di cui quest’anno ricorre l’80° anniversario: «Avvenuta ancor prima di Portella della Ginestra, ma comunque dopo che la Cassazione aveva certificato la vittoria della Repubblica nel referendum istituzionale del 2 giugno, Vergarolla è stata la prima strage dell’Italia repubblicana e quella col maggior numero di vittime – ha spiegato il professor Marco Cuzzi dell’Università Statale di Milano – Non è stato individuato un colpevole, ma sicuramente qualcuno ha innescato quel tritolo, che non può fisicamente esplodere per autocombustione, ed uccise probabilmente un centinaio di polesani, tra cui molti bambini, ma solo 64 vittime sono state identificate. Ravviso qui tutte le caratteristiche della strategia della tensione». Confrontandosi con Lorenzo Salimbeni (Responsabile comunicazione dell’ANVGD), Cuzzi ha inoltre delineato la situazione di incertezza che avvolgeva Pola nei mesi che intercorsero tra la fine della Seconda guerra mondiale e la firma del Trattato di pace.
Principale conseguenza di questa carneficina e dell’annessione alla Jugoslavia comunista ufficializzata il 10 febbraio 1947 è stato l’esodo che ha svuotato Pola del 90% dei suoi abitanti, argomento che fu affrontato pochi anni dopo nel film “La città dolente”: anche di questa pellicola si parla nel nuovo libro di Alessandro Cuk (vicepresidente nazionale ANVGD e critico cinematografico) “Il cinema della frontiera adriatica 1945-2025”. L’autore stesso, dialogando con Lorenzo Salimbeni, ha spiegato che dopo un’iniziale attenzione verso questi argomenti, il cinema italiano ha snobbato questo filone narrativo «ed è curioso che il neorealismo, così attento alla situazione sociale dell’Italia nel dopoguerra, non si sia occupato delle terribili condizioni in cui migliaia di esuli vissero nei Centri Raccolta Profughi». L’istituzione del Giorno del Ricordo è servita anche a sdoganare questi argomenti, che oggi si trovano al centro di sempre più film, docufilm e documentari: «Da tre anni ormai Rai 1 trasmette in prima serata la sera del Giorno del Ricordo una fiction dedicata all’esodo – ha ricordato Cuk – Egea Haffner, la cui storia è stata raccontata nel libro “La bambina con la valigia” e nell’omonimo film, prosegue inoltre a svolgere un’emozionante opera di testimonianza nelle scuole e nelle cerimonie istituzionali del 10 Febbraio».
La giornata si è conclusa con un dialogo tra Alessandro Cuk ed Edvino Jerian, Presidente dell’Università Popolare di Trieste, ente che diffonde cultura italiana nell’Adriatico orientale a far tempo dal 1899: «All’epoca a Trieste c’era l’Austria-Ungheria e sono orgoglioso di ricordare che siamo nati per diffondere nel popolo la consapevolezza delle radici culturali italiane – ha esordito Jerian – Analogamente nel dopoguerra abbiamo lavorato per salvare l’italianità rappresentata dai “rimasti” nelle province annesse alla Jugoslavia comunista». Nel nuovo contesto europeo, l’UPT oggi intende svolgere anche un ruolo di ponte nelle collaborazioni fra associazioni degli esuli e comunità italiane autoctone in Istria, Carnaro e Dalmazia. «Sussistono ancora differenze legislative tra Slovenia e Croazia che complicano il lavoro – ha specificato Jerian – ma guardiamo con favore al percorso di avvicinamento del Montenegro all’Unione Europea: anche lì c’è un patrimonio culturale italiano da salvaguardare e soprattutto far conoscere agli italiani». A concludere il panel, il Presidente di FederEsuli Renzo Codarin ha auspicato che il lavoro comune svolto con l’UPT possa servire anche a far conoscere la storia dell’italianità adriatica alla più vasta opinione pubblica slovena e croata.
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