La “storia verbalizzata” dell’incendio del Balkan
Ringraziamo Viviana Facchinetti, giornalista e autrice di “…perché i Vigili del Fuoco ci sono sempre. Trieste ed i suoi Pompieri attraverso secoli di storia, cronaca e vita vissuta” (Associazione Italiani di Pola e dell’Istria – LCPE Odv, Trieste 2025), per averci consentito di pubblicare alcuni passi del suo libro riguardanti l’incendio dell’Hotel Balkan, avvenuto il 13 luglio 1920 alla fine di una giornata di scontri fra nazionalisti italiani e slavi a Trieste.
I disordini erano stati scatenati dalla notizia che nella notte tra l’11 e il 12 luglio a Spalato una manifestazione croata aveva preso di mira la comunità degli italiani richiedendo l’intervento dei marinai della Regia Nave Spalato lì ormeggiata nell’ambito del contingente interalleato di presidio in Dalmazia in attesa della definizione del nuovo confine: il capitano Tommaso Gulli ed il motorista Aldo Rossi rimasero uccisi e sarebbero stati poi insigniti rispettivamente della Medaglia d’oro e della Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.
Dal rapporto giornaliero del 13 luglio 1920 sull’intervento dei Vigili del Fuoco (pagg. 153-154):
Ore 19.15 : Giuseppe Delpiero tavoleggiante al Caffè Fabris, avvisava telefonicamente la caserma principale che era stato incendiato il palazzo del Narodni Dom (Hotel Balkan), sito in piazza Guglielmo Oberdan n. 2.
Accorso il capitano col treno di città (I socc. e carro mag.) il quale, visto trattarsi di un incendio di vaste proporzioni, dispose per la posa in opera degli idranti d’Aurisina ed informò telefonicamente il Comandante, che giunse poco dopo sul posto coll’autopompa e rispettivo personale (partiti dalla caserma alle 19.40). Da quanto è stato assodato, il fuoco era stato appiccato dai cittadini reduci dall’adunata di Piazza dell’Unità (protesta per il luttuosi fatti di Spalato) provocati dagli sloveni, che dalle finestre e dal tetto tiravano revolverate e lanciavano bombe a mano. Il fuoco, appiccato contemporaneamente ai locali del pianoterra e delle soffitte, alimentato dal vento, si estese rapidamente ai piani intermedi ed al tetto. Furono fatti azionare quattro idranti d’Aurisina (con pressione piuttosto debole) e due getti dell’autopompa, installata presso il pozzo del fontanone di Piazza Oberdan.
Coi primi fu attaccato il fuoco dall’esterno e dalle quattro scale in pietra degli ingressi della via Giorgio Galatti e Geppa; coi secondi dal tetto della palazzina adiacente di proprietà del Comune di Trieste. Dopo alcune ore si dovette ritirarsi dalle scale interne, essendoché cominciavano a spezzarsi e precipitare i gradini ed i ballatoi dei piani inferiori.
Appena ritiratisi dalla scala destra di via Giorgio Galatti, questa crollò completamente. Poco dopo avvenne il crollo totale d’una scala di via Geppa ed il crollo parziale delle altre due scale. Dopo la mezzanotte la violenza del fuoco cominciò a scemare, diminuendo, di conseguenza, il pericolo per gli stabili vicini. L’opera d’estinzione continua indefessa fino oltre le 8 del giorno successivo, lasciando poi sul posto per l’ulteriore spegnimento di singole parti e pel servizio di guardia una squadra di cambio (1 isp. e 6 gregari). A ragione dell’ostacolazione dell’opera di spegnimento da parte della folla esasperata, della violenza del fuoco appiccato in 13 luglio 1920. Il Narodni Dom (Hotel Balkan) distrutto dall’incendio diversi punti dell’edificio, della deficiente pressione dell’acqua d’Aurisina e del crollo delle quattro scale interne, poterono essere salvati soltanto alcuni locali del pianoterra siti nelle vie Galatti e Geppa. Gli stabili vicini furono salvati completamente.
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