L’opera postuma di Giuseppe Parlato: “D’Annunzio. Un mito per la destra?”
Il 2 giugno 2025 veniva a mancare il Professor Giuseppe Parlato, emerito di Storia Contemporanea dell’Università degli Studi Internazionali di Roma nonché appassionato studioso (anche) della storia della frontiera adriatica.
Esce postumo in questo primo anniversario della scomparsa per i tipi delle Edizioni Cantagalli il suo libro D’Annunzio. Un mito per la destra? a cura di Simonetta Bartolini e di Andrea Ungari. Queste pagine, ultimo atto dell’infaticabile lavoro di ricerca dello storico Giuseppe Parlato, oltre a dare un contributo inedito alla cultura della destra, dimostrano come d’Annunzio sia un soggetto non disponibile ad essere arruolato in qualsiasi partito politico, tanto complesso è il suo profilo letterario, artistico e anche politico. Né fascista, né antifascista, solo dannunziano, con tutte le genialità e le contraddizioni del suo comportamento e del suo pensiero.
Il volume ripercorre il periodo che va dal 1945 alla fine del secolo, mettendo in evidenza il rapporto tra il mito del Vate e la destra italiana.
In primo luogo si confuta l’opinione corrente secondo la quale d’Annunzio fu considerato sempre dal fascismo come un personaggio di forte riferimento culturale. In realtà, alcune componenti del fascismo non lo sopportavano: gli “strapaesani”, in genere cattolici, lo detestavano; i giovani dei Guf (Gruppi universitari fascisti) negli anni finali del regime lo consideravano un retore senza seguito; i conservatori gli contestavano le aperture a sinistra durante la Reggenza fiumana. Solo la Repubblica sociale lo utilizzò come ultimo mito a disposizione.
La destra, dopo la guerra, si divise fra chi ne ricordava il combattente della prima guerra mondiale, chi ne considerava valida solo la Costituzione fiumana e chi, infine, non lo riteneva culturalmente adatto a rappresentare la destra tradizionalista ed evoliana.
Dopo gli anni Sessanta, d’Annunzio fu storicizzato anche dalla destra, che trasse dalla figura del Vate essenzialmente il legame con Nietzsche, in chiave di “eroe”, ma tralasciando quasi completamente la sua opera letteraria.
Il volume affronta anche la questione, completamente inedita, del Vittoriale, che tra il 1945 e il 1960 divenne tema di scottante attualità politica, essendo presieduto, in quel periodo, da un intellettuale antifascista, antidannunziano ed ebreo: Eucardio Momigliano.
Giuseppe Parlato, D’Annunzio. Un mito per la destra?, Cantagalli, Siena 2026, 320 pp.
Giuseppe Parlato (1952-2025), storico e docente universitario, fra i più autorevoli studiosi italiani di storia contemporanea. Professore emerito di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma, della quale fu preside e rettore. Dal 2008 presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Si è occupato di storia risorgimentale, di storia del movimento cattolico tra Ottocento e Novecento, di sindacalismo fascista, di dannunzianesimo, di nazionalismo, della destra italiana del secondo dopoguerra e delle vicende relative ai territori orientali italiani (Istria, Fiume e Dalmazia) nel Novecento. Allievo di Renzo De Felice, ha tenuto corsi universitari anche alla Sapienza, alla Luiss e a Camerino. Fra le numerose pubblicazioni:
La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato (Il Mulino 2000); Mussolini, Una biografia per immagini (Gribaudo 2001); Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia 1943-1948 (Il Mulino 2006); Mezzo secolo di Fiume. Società ed economia a Fiume nella prima metà del Novecento (Cantagalli 2009); Gli italiani che hanno fatto l’Italia. 151 personaggi per l’Unità d’Italia (Rai Eri 2011); ha curato il volume Renzo De Felice. Scritti giornalistici in 3 volumi (Luni 2016-2019).
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