MEDIF e Viaggi del Ricordo per far conoscere la storia della frontiera adriatica
Trieste multietnica, Trieste capitale morale dell’esodo, Trieste città contesa nel Novecento tra nazionalismi e totalitarismi, ma Trieste soprattutto città di cultura. Un aspetto quest’ultimo che è stato declinato in apertura della quarta giornata della Bancarella. Salone del libro dell’Adriatico orientale in corso di svolgimento all’interno della XXXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino attraverso una rivista uscita negli anni Venti del secolo scorso intitolata Femmina. Nella rassegna organizzata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia insieme al Centro di Documentazione Multimediale della cultura giuliana istriana fiumana e dalmata con la collaborazione di FederEsuli è stato infatti presentato il libro di Barbara Vinciguerra (insegnante e ricercatrice) Voci di donne: la rivista Femmina nella Trieste degli anni Venti (Casa Editrice Vita Activa, Trieste 2025).
In un incontro coordinato dal giornalista e dirigente dell’ANVGD Alessandro Cuk, Donatella Schürzel (Phd Europeo in Storia dell’Europa) si è confrontata con l’autrice, facendo emergere uno spaccato sociale e culturale di Trieste appena entrata a far parte del Regno d’Italia dopo la Grande Guerra. «Il passaggio dall’Austria-Ungheria all’Italia ha significato per le donne un passo indietro rispetto all’emancipazione e ai diritti di cui godevano – ha spiegato la professoressa Schürzel – Il lavoro culturale e l’impegno sociale di Giuseppina Martinuzzi ad esempio, antesignana della lotta per i diritti delle donne in Istria, era stato di segno opposto alle visioni conservatrici sabaude ed ancor più alle misure oppressive fasciste». La rivista Femmina si fece carico con audacia ed efficacia argomentativa di questo lascito, aprendo una tribuna che raccolse collaborazioni provenienti anche dal resto d’Italia: «La testata ebbe vita breve – ha spiegato la Vinciguerra – ma fece conoscere al resto d’Italia i diritti di cui godevano le donne a Fiume ancor prima che la Carta del Carnaro glieli concedesse e dette lustro alla letteratura rosa che fino allora era stata considerata un genere secondario».
La seconda parte della mattinata è stata invece dedicata ad una tavola rotonda fra Davide Rossi (Università degli Studi di Trieste), il Presidente di FederEsuli Renzo Codarin e l’On. Nicole Matteoni, giovane deputata muggesana che si sta adoperando per allargare la conoscenza della storia della frontiera adriatica al di fuori della ricorrenza istituzionale del Giorno del Ricordo. Già l’anno scorso la parlamentare triestina di origini istriane ha presentato una proposta di legge per istituire la Giornata delle vittime di Vergarolla, individuando come data ovviamente il 18 agosto, giorno in cui nel 1946 si consumò sulla spiaggia di Pola la prima strage nella storia dell’Italia repubblicana: «La Commissione Affari Costituzionali è oberata di lavoro e non è ancora riuscita a prendere in considerazione il mio testo: auspico un’opera di moral suasion da parte delle Associazioni degli esuli affinché si possa arrivare all’approvazione in tempo per l’imminente 80° anniversario dell’eccidio».
Il professor Rossi ha poi aggiunto che Matteoni ha anche chiesto che venga valorizzato il sito dell’abisso Plutone, in cui i partigiani comunisti jugoslavi scaraventarono diverse vittime della loro opera di epurazione politica durante i Quaranta giorni di occupazione di Trieste nella primavera 1945: «L’assetto monumentale della Foiba di Basovizza non chiarifica l’orrore della morte in una foiba come è invece evidente presso il vicino abisso Plutone che però è in un terreno privato, ma l’annesso Centro di Documentazione svolge comunque un egregio lavoro informativo per le scolaresche che vengono sempre più numerose in viaggio d’istruzione. Voglio ricordare la passione e la competenza con cui lo storico Diego Redivo recentemente scomparso ha qui informato migliaia di visitatori». Codarin ha, infine, ricordato che l’amministrazione comunale di Pola ha recentemente inaugurato un cippo con i nomi delle 64 vittime identificate della strage di Vergarolla: «Un buon segno per consolidare la memoria di questa tragedia anche nella città in cui si è consumata e non solamente fra gli italiani».
Il programma pomeridiano ha dato in primis visibilità alla Mostra degli Esuli Dalmati Istriani Fiumani e Dalmati, allestita nella Sala del Grottone all’interno del Vittoriano. Inaugurata a fine ottobre scorso, MEDIF registra ormai ben più di mille visitatori al giorno di media, per la soddisfazione dell’architetto Massimiliano Tita, curatore del percorso espositivo immersivo e completamente multimediale: «Questa mostra è concepita per il turista che visita il complesso monumentale del Vittoriano e sa ben poco o nulla della storia dell’Esodo giuliano-dalmata e dei suoi tragici antefatti. L’accesso è gratuito e interagendo con i pannelli disponibili in 4 lingue (italiano, inglese, sloveno e croato), i ledwall con le testimonianze degli esuli e gli spezzoni di documentari che vengono trasmessi a ciclo continuo, ognuno può scegliere cosa e quanto approfondire nell’ambito della sua visita. Lo scopo è quello di incuriosire, dare una prima informazione da cui poi sviluppare una propria ricerca di approfondimenti e ulteriori delucidazioni».
Il filo logico della mostra è il frutto del lavoro di un comitato scientifico, che ha lavorato in nome del rigore storico: «Grande merito della chiarezza espositiva e dell’efficacia della sintesi va al professor Giuseppe Parlato, il quale ha presieduto un comitato scientifico ampio e con diverse sensibilità e professionalità – ha spiegato il professor Davide Rossi (Università di Trieste) – Ha seguito il nostro lavoro fino alla fine dei suoi giorni: venuto a mancare lo scorso 2 giugno, non ha potuto vedere l’allestimento completato, ma è a lui che dedichiamo i risultati lusinghieri che stiamo ottenendo».
Nella tavola rotonda coordinata da Francesca Traldi (Segretario generale di FederEsuli) è stato proiettato un filmato di presentazione di MEDIF realizzato da Capitale Cultura ed è intervenuto pure il Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani fiumani e dalmati Renzo Codarin: «Questa mostra nasce da una suggestione del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi rilasciata ai vertici delle nostre associazioni a margine di una delle prime cerimonie istituzionali del Giorno del Ricordo. Su quell’autorevole impulso hanno cominciato a lavorare figure importantissime del nostro mondo come il Senatore Lucio Toth ed il professor Giuseppe de Vergottini: a me è toccato l’onore di inaugurare una mostra che vuole raccontare la nostra storia in una chiave europea, improntata al dialogo».
Rimembranze di Zara italiana è il titolo della pubblicazione coordinata dal professor Elio Varutti e realizzata dai Comitati provinciali di Udine e di Pordenone dell’ANVGD che è stata quindi presentata in una sessione coordinata da Alessandro Cuk, giornalista e Vicepresidente nazionale ANVGD che ha elogiato l’attivismo e la molteplicità di iniziative che fanno capo in particolare all’ANVGD Udine. Bruna Zuccoli, presidente del comitato di Udine, ha voluto ringraziare gli esuli dalmati che hanno reso possibile questa intensa raccolta di testimonianze: «L’ingegnere Silvio Cattalini, che mi ha preceduto per lunghi anni alla presidenza dell’ANVGD friulana, ci ha trasmesso il suo amore per la natia Dalmazia e con questo lavoro abbiamo proseguito lungo questa strada, per dare voce ai ricordi di chi ebbe l’infanzia segnata dall’esilio, dai bombardamenti che rasero al suolo Zara e dai campi profughi».
La nave Toscana è diventata il simbolo dell’esodo non solo da Pola ma da tutto l’Adriatico orientale, ma «vogliamo qui ricordare che con il conflitto ancora in corso fu l’imbarcazione Sansego a portare in salvo migliaia di zaratini – ha aggiunto Bruno Bonetti, vicepresidente del sodalizio friulano – Zara italiana rivive in questi ricordi, laddove alla loro entrata nel mucchio di macerie cui era ridotto il capoluogo dalmata nel novembre 1944 i partigiani comunisti jugoslavi poterono ben dire che Zara, caposaldo dell’italianità autoctona in Dalamzia, era morta e d’ora in poi ci sarebbe stata solamente la croata Zadar».
Oggi gli studenti italiani possono tuttavia scoprire la storia, le tracce e le attuali istituzioni della presenza italiana nell’Adriatico orientale grazie ai Viaggi del Ricordo finanziati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito grazie ad un emendamento alla Legge 92/2004 istitutiva del Giorno del Ricordo che è stato approvato nel 2024, in occasione del ventennale dell’approvazione bipartisan di tale provvedimento. «La partecipazione a questi viaggi giunge a suggello di un percorso formativo e di coinvolgimento degli studenti che deve essersi sviluppato nel tempo attraverso la partecipazione a seminari da parte dei docenti e la presentazione di lavori di classe al concorso nazionale Giorno del Ricordo. Ogni anno viene pubblicato un bando cui le scuole interessate devono partecipare presentando un progetto didattico» ha specificato Caterina Spezzano, dirigente del MIM. «Con la collaborazione delle associazioni degli esuli istriani fiumani e dalmati che prendono parte al Tavolo di lavoro ministeriale sono stati approntati diversi itinerari, che presentano un tratto comune iniziale che comprende tappe al Museo del 900 di Mestre (M9), alla foiba di Basovizza e a Magazzino 18, ma poi ci sono differenti prosecuzioni in Istria, a Fiume oppure a Zara, ove gli studenti potranno scoprire la persistenza della cultura, delle tradizioni e della lingua italiana». L’esempio di quanto sia efficace questa proposta didattica è stato portato dalla professoressa Elvira Feleppa, i cui giovanissimi allievi dell’Istituto Comprensivo Settembrini di Benevento hanno raccontato al folto pubblico presente tappe, conoscenze e suggestioni del Viaggio del Ricordo recentemente svolto. Parole di elogio per queste iniziative sono state quindi espresse dalla professoressa Giusy Ratti Parlato, vedova del professore che tanto si era speso nell’attività formativa dei docenti su tali argomenti e nella realizzazione delle Linee guida della didattica della frontiera adriatica.
Ai viaggi lungo la costa della Dalmazia ed ai resoconti ottocenteschi che scrissero Nicolò Giaxich, Marco Casotti e Gino Cittadella Vigodarzere è dedicato Portolano letterario di Dalmazia, nell’Ottocento, fra versi e prosa di Francesca Favaro pubblicato nella prestigiosa Collana di Ricerche Storiche “Jolanda Maria Trèveri” della Scuola Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone di Venezia. L’opera è stata presentata dall’autrice insieme a Lorenzo Salimbeni (Responsabile comunicazione ANVGD): moltissimi i riferimenti al gran dalmata Niccolò Tommaseo, capace di coniugare il suo patriottismo con la sensibilità necessaria per comprendere il carattere composito della sua regione di provenienza: «Le descrizioni di rotte e di paesaggi che ho qui raccolto – ha spiegato Favaro, che insegna al Liceo Tito Livio di Padova ed ha un contratto di storia della letteratura all’Università di Venezia – ci parlano di una Dalmazia che ha tante lingue e culture il cui tratto comune è una profonda fede cristiana. Gli autori che ho analizzato elogiano la vicinanza alla natura incontaminata in cui crescono i giovani dalmati, lontano dalla corruzione e dalle lusinghe della vita urbana».
Nello spirito di una koinè adriatica tali resoconti di viaggio si spingono fino alla Dalmazia montenegrina e alle magnifiche Bocche di Cattaro: i passi vanati del Montenegro verso l’Unione Europea potrebbero presto rinsaldare la coesione della regione dalmata estesa, anche se «si sono sviluppate peculiarità locali, visioni nazionaliste e retaggi storici che potrebbero complicare la ricostruzione di un’identità comune, la rinascita della nazione dalmata tratteggiata da Tommaseo, ma vogliamo restare fiduciosi» ha spiegato la professoressa Favaro.
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