Volentieri condividiamo quanto ricevuto dalla Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani fiumani e dalmati.
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Con la presente desidero mettermi in contatto con la Vostra Associazione per esprimere la mia profonda vicinanza e il mio profondo rispetto per l’opera di custodia della memoria storica che portate avanti con dedizione.
La storia dell’esilio, il dramma del distacco e la successiva ricostruzione di un’identità e di un futuro in terre nuove – in particolare il legame indissolubile con la realtà di Trieste – sono temi che toccano da vicino la mia sensibilità.
Di recente ho composto un testo questa poesia è intitolata “Radici di pietra e Vento”, è diventata una canzone che cerca di racchiudere lo sguardo dei bambini di allora: il peso di quelle valigie troppo grandi, la durezza della bora e del freddo, ma anche la forza della speranza, l’amore e la saggezza dei vecchi che ha permesso a quei ragazzi di diventare i “giovani amanti” e i cittadini di domani.
Ho creato una demo per dare vita a questa idea e, considerando il vostro forte legame con il territorio e la vostra sensibilità, sarei davvero felice e onorata se poteste ascoltarla.
Il mio desiderio è esclusivamente quello di contribuire, nel mio piccolo, a far sì che “i racconti lontani non andranno perduti”.
Monica Noto
TESTO:
Radici di pietra e Vento
di Monica Noto
Il tempo del lavoro e del sale
avevamo i pantaloni corti
e le ginocchia sbucciate
e valigie troppo grandi
per le nostre braccia tese.
Ci stringevamo la mano
tra le stanze affollate,
un ricordo di Trieste,
un’infanzia rubata,
un rifugio senza pretese.
La guerra era un rombo
rimasto di là dal mare,
la povertà un freddo
che entrava nelle ossa.
Ma io e te guardavamo le navi passare,
mentre la bora soffiava
sulla nostra vita mossa.
I vecchi stavano sui gradini
con gli occhi lucidi e la voce di velluto e di pietra.
Noi correvamo intorno,
eravamo solo bambini,
ma la loro saggezza ci proteggeva, dolce, segreta.
Siamo diventati grandi
e quei giorni sembrano lontani,
adesso siamo salvi in questo mondo.
Quelle parole erano il nostro pezzo di pane,
le radici profonde su cui siamo cresciuti.
E siamo diventati grandi così,
con i racconti del tempo passato e il mare davanti,
cercando un futuro nei vicoli di qui.
Non più solo profughi, ma giovani amanti.
La speranza cucita
sui nostri vestiti poveri,
la promessa che il mondo non ci avrebbe spezzato,
perché l’amore protegge più di mille ricoveri
e il domani si poggia su ciò che è stato.
Io e te, bambini ieri, anziani domani,
passiamo il testimone, stringiamo altre mani.
I racconti lontani non andranno perduti,
finché Trieste canterà per chi è arrivato e per chi è cresciuto.
Il CDM si occupa di cultura e di storia nelle accezioni più ampie, dal turismo alla cucina, dalla documentazione storica alla didattica, dalla letteratura all’arte, ma anche di attualità attraverso l’informazione costante e precisa affidata al suo ufficio stampa.
Nella speranza che una nuova dimensione europea possa riavvicinare ciò che le vicende umane hanno arbitrariamente allontanato.