“Un anno di scuola” richiama Stuparich solo nel titolo
Il 13 aprile, appena apparso nelle sale mi sono precipitata a vedere “Un anno di scuola”, incoraggiata dalle recensioni entusiastiche di tutti i siti che si occupano di cinema sulla scia dell’entusiasmo che aveva accompagnato la presentazione della pellicola alla 72° Mostra del Cinema di Venezia. Eravamo, al primo spettacolo, solo cinque spettatori, di cui tre pensionate che non erano mai state a Trieste. Le sale cinematografiche rischiano di fare la stessa fine delle edicole.
Il film, ambientato nel 2007 e finanziato dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, a mio parere è molto ben confezionato da Laura Samani, una regista, vera triestina, che conosce il suo mestiere. Bella la colonna sonora, tutta made in FVG, canzoni popolari triestine e i Prozac più Elisa. Dialoghi in triestino, inglese e un po’ di svedese (la lingua della protagonista femminile), con sottotitoli.
In tutto il film, traspare l’amore per Trieste, ma di Stuparich rimane solo il titolo e i nomi dei tre “muli” triestini. Attori tutti bravi, compresa la bellissima Fred, ragazza svedese, arrivata a Trieste con il padre “tagliatore di teste”, incaricato di licenziare gli esuberi dell’ex Grandi Motori. Fred s’iscrive all’ultimo anno di un ITIS, e capita in una classe di soli maschi.
Delle speranze e tensioni tragiche descritte da Giani Stuparich, alla vigilia della Grande Guerra, rimangono solo le schermaglie amorose e un po’ di bullismo. Traspare invece la viva soddisfazione dei triestini per l’entrata della Slovenia, senza esami, nell’Unione Europea, evitando così la fila per andare in Istria, vista come luogo ameno a portata di mano. Dell’Istria, per cui Carlo e tanti altri sono morti e Giani ha lottato fino alla fine, nel film rimane solamente il carnevale di Muggia e, dal ciglio in cui si trova la scuola, l’abbacinante, struggente panorama con Pirano e il faro di Salvore.
Eufemia Giuliana Budicin
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