Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
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Giustino Palmotta

Palmotta

Professione: Poeta e drammaturgo,
Luogo: Dalmazia
Autore: f.s. Dalmazia

Giustino Palmotta ( Ragusa, 1607 – Ragusa, 1657 )

Nobile, poeta e drammaturgo, Palmotta nacque a Ragusa nel 1607, dove studiò, concentrandosi sulle lettere classiche, giurisprudenza e filosofia.
Lungo tutto il corso della sua vita non abbandonò mai Ragusa, dove ricoprì diversefunzioni riservate agli aristocratici del tempo.
A soli vent’anni divenne membro del Consiglio Grande Raguseo.
Cominciò a scrivere giovanissimo, presentandosi come continuatore della tradizione gondoliana, da abile imitatore di Ovidio, Virgilio, Tasso ed Ariosto.
Poeta di cultura latina, scrisse in lingua slava: i suoi componimenti sono melodrammi in cornice mitologica, indirizzati ai suoi concittadini.
Le sue opere sono intrise di contenuti scomodi e canzonatori per la realtà dell’epoca.
Nei drammi invece egli cantò la gloria di Ragusa, elogiando le sagge leggi e l’abilità di quei “slavi signori” che con le loro leste manovre sapevano camminare tra gli scogli delle intemperie irrequiete, assicurando alla piccola Repubblica la prosperità e la pace.
Riflesso delle circostanze storiche, idee e visioni del mondo sono alternate ai piaceri, alle gioie e alla vita spensierata goduta tra balli e magnificenze.
Da vero esponente del suo ceto sociale congiunse le strutture cortesi al sistema ideologico del benessere: tutti i protagonisti dei suoi drammi sono membri delle famiglie aristocratiche, le azioni sono sempre svolte presso le corti, le doti di regola legate al sangue nobile.
Comunque, da buon figlio della Riforma non si trattenne dall’incriminare il lusso e i fregi della nobiltà stessa.
A lungo rimase nascosto il suo poema burlesco Gomniada, dove in una serie di scatti sfrenati di osceni riferimenti pareggiò i conti con un nobile locale che lo aveva offeso.
I suoi melodrammi, traboccanti di gioia vitale, accompagnati da balli, inni e musiche, si mettevano in scena, e andavano incontro ai gusti del pubblico.
La sua traduzione della Christias di Girolamo Vida, la Christiade, poema “illirico” in 24 canti, fu stampata postuma a Roma nel 1670, per interessamento del suo amico Stefano Grandi, e solo nel 1852 apparve a Zagabria per iniziativa di un’associazione culturale croata.
Fu fortunato come pochi artisti e scienziati del tempo: un grande amico, ambasciatore e bibliotecario vaticano, Stefano Gradi, descrisse tutta la sua vita, fornendo ai futuri biografi preziosi materiali.
I suoi melodrammi rimasero inediti a lungo, per vedere la luce solo verso la fine dell’800.