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June 24th, 2019
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Convegno di Bologna: il dibattito

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Luogo: Bologna

Convegno di Bologna: il dibattito

Una giornata intensa a Bologna, scandita da interventi sempre precisi ed interessanti che hanno portato a focalizzare iniziative che si susseguiranno anche nel futuro. Vale a dire, in tempi brevi, la volontà di organizzare a Roma, in una sede prestigiosa così come è già avvenuto a Venezia e Bologna, il terzo incontro sull’Adriatico Orientale. Dopo gli interventi nella mattinata bolognese dei docenti universitari, è seguita la presentazione di volumi freschi di stampa o di prossima uscita, sull’argomento del convegno. Ha avuto luogo poi l’ultima parte dell’incontro dedicata al dibattito che qui cercheremo di sunteggiare per massimi punti.
Per Paolo Jelich, vicepresidente dell’ANVGD di Bologna a nome della quale ha portato i saluti, ci sono nella storia del territorio adriatico tanti episodi da approfondire: il ruolo dei dalmati italiani nel cercare di salvare gli Ebrei, o ancora Spalato nel periodo ’42 e ’43 ed il rapporto tra partigiani e ustascia. Sull’esercito italiano che non infierì sulla popolazione e altri episodi. Bologna è aperta al dibattito su questi temi ” afferma ” ma la cosa importante sarebbe riuscire a portare nelle neonate repubbliche la cultura italiana in armonie condivise.
Alessandra Argenti, giornalista di Capodistria, a proposito della storiografia slovena ricorda la novità di studi recenti, (Mitja Ferenc), nei quali si cerca di capire se c’era, negli anni della guerra e immediatamente successivi, un piano di espulsione delle minoranze. Ricerca complessa per la parte croata perchè basata su una quarantina di fondi. Altre fonti di riferimento sono comunque il Divieto di usare la lingua italiana in Slovenia, nella toponomastica, oppure vicende come quella del Ginnasio Carlo Combi, istituito nel 1610 e dove si formò la classe dirigente istriana, il più antico, al quale non si possono imputare nè connivenze col fascismo nè con il comunismo. Nonostante ciò gli insegnanti italiani “pagheranno” la loro presenza all’istituto.
E’ stato Renzo Codarin a ringraziare Alessandra Argenti Tremul per la sua testimonianza. Sembra siano cose risapute ma così non è ” ha ribadito. Un deputato italiano, Battelli, ha detto: Capodistria è una bella città con una bella Università ma quanti di questi studenti sanno che lì abitavano degli italiani? Bisogna renderle pubbliche queste verità, ecco perchè vogliamo continuare ad ampliare questi convegni. Renzo Codarin, Presidente della Federazione degli Esuli, ha portato il saluto dell’Associazione che ha voluto fortemente l’incontro. Ha sottolineato altresì il contributo del CDM alla divulgazione di iniziative di vasta eco, e significato mediatico, come questa di Bologna. E’ positivo ” secondo Codarin – poter entrare ancora di più nella coscienza culturale italiana spostando l’incontro da Trieste a Bologna ma anche a Firenze, Roma e altre città italiane.
D’accordo anche Maurizio Tremul, Presidente della Giunta Esecutiva di Unione Italiana, che ha definito convegni di questo genere “estremamente importanti, per l’approccio asettico ed obiettivo, ne abbiamo bisogno in Italia anche in Slovena e Croazia. Da noi esiste solo un certo tipo di storiografia che non è in grado di uscire dagli schemi. Dobbiamo coinvolgere gli studenti e cercare di informare correttamente. Non si possono riassumere secoli di storia in vent’anni di fascismo che dovrebbero spiegare tutto. Ma dobbiamo anche unire la storia degli esuli e dei rimasti che sono un insieme con tanti aspetti comuni. Unitarietà, così come tra la minoranza italiana divisa oggi tra Slovenia e Croazia, anche con gli esuli. Il concetto da sviluppare è quello di un’unità umana lacerata dalla storia e, a sua volta, questa nostra storia come parte integrante di quella nazionale italiana. Aprire anche alla collaborazione con storici croati e sloveni in convegni con questo taglio organizzati a Fiume, Pola, Rovigno o Capodistria per avviare un serio confronto storico e scientifico sulla base delle fonti di cui si dispone. La Comunità Italiana può farsi parte promotrice per dare supposto e divulgazione. C’è un’editoria storica slovena in Italia, manca una presenza storica italiana in Croazia.
Liliana Martissa Mengoli, di Coordinamento adriatico. Debernardi ha posto l’accento sulle manipolazioni alle quale si presta la storiografia. E’ successo anche nel passato. Certa storiografia slovena e croata presenta due millenni di storia come se appartenesse solo a loro. Ma anche in Italia la storia medievale termina al confine, ed è spesso materia riportata nei libri scolastici (Oppure mente si parla di toponomastica antica si scrive: leone proveniente dall’isola croata di Rab). L’obiettivo è studiare la storia ma inserire nei corsi universitari fonti storiografiche come gli Atti notarili di Pirano o altro che ci riporta all’Adriatico orientale.
Guido Brazzoduro, Sindaco del Libero Comune di Fiume. Approfittare di queste presenze per riaffermare e ricordare alcuni punti che riemergono ogni anno il Giorno del Ricordo sulle vicende delle nostre terre. Eclatante che si dia spazio a manifestazioni di negazionisti. Ci vuole il coinvolgimento maggiore di persone di buona volontà. Importante, per tanto, che da questo tavolo parta un messaggio per gli altri ricercatori e studiosi perchè, come ha spiegato la prof.ssa Cattaruzza, le conseguenze della seconda guerra mondiale non sono direttamente riferibili al ventennio, tutto ciò va spiegato. Ne è un esempio la vicenda sul Francobollo di Fiume. I fatti non sono modificabili con spirito di parte ” l’ho detto anche al sindaco di Fiume. Dobbiamo costruire una pagina condivisa in Italia quale base per l’incontro con studiosi croati e sloveni, sia per quanto riguarda la popolazione adulta ma soprattutto quella scolastica.
Stelio Spadaro, autore di libri sull’argomento. Ho ascoltato con attenzione le riflessioni di Monzali sulla Dalmazia e sul concetto di territorio etnicamente plurale e sono d’accordo. E’ pericoloso dire che esista un territorio compatto sloveno e croato e poi la Trieste plurale. Non è così. E’un discorso da fare con i nostri interlocutori. Sono contento che la prof.ssa Verginella, che insegna a Lubiana, produca il volumetto sul confine degli altri perchè ci fa conoscere la posizione della Slovenia a proposito. Ma allora traduciamo il libro della Cattaruzza in sloveno. Oggi abbiamo la possibilità di farlo in modo che la loro popolazione conosca il nostro punto di vista. Il prof. Pirjavec ha definito il mio primo libro sulla resistenza patriottica a Trieste, un libro pericoloso. Frase che non sentivo da 50 anni. Dobbiamo abituarci al confronto se vogliamo rispettare questo territorio plurale.
Davide Rossi, Coordinamento adriatico. Alcune riflessioni sul tema dei Cimiteri ” una questione molto delicata che mi tocca personalmente. Pur avendo pagato la tassa, la tomba di famiglia ad Orsera, ci è stata tolta. Mi chiedo perchè ciò possa avvenire. L’altro tema importante è il recupero delle fonti storiche delle amministrazioni periferiche, prefetture e militari. E’ un auspicio per tutti che vengano studiate.
Renzo de’Vidovich, Fondazione Rustia Traine dei Dalmati Italiani nel Mondo. Capita raramente di sentire tante cose e tanto importanti tutte in un convegno. Ho scoperto di non conoscere ancora tante questioni. La galassia delle organizzazioni dalmatiche è molto frazionata, non nelle finalità ma nelle analisi. Guardo per tanto con diffidenza alla storia condivisa, anche quella della commissione storica. La Fondazione Rustia Traine, si sta battendo da tempo perchè si esca dalla logica semplicistica di fascismo e antifascismo. Giustificare foibe ed esodo con le stragi che si addebitano agli italiani non ha senso. Nel Dalmata ho messo in evidenza che la maggioranza di quelli che si battevano in Jugoslavia erano alleati dell’asse. Monzali dovrà studiare il concetto di nazione dalmata con duemila anni di storia ” romani e greci ” resto di latini e veneti, croati serbi e montenegrini ” che precedono di secoli la convivenza che si vuole fare oggi. In Dalmazia ho organizzato corsi di lingua italiana toccando con mano quanto interesse ci sia ancora per quest’unicità dalmatica diversa dalle altre. Parlando ad alto livello in Slovenia e Croazia ho conosciuto una realtà che sarà importante nei prossimi anni: guardano all’italiana come ad una cultura che li possa traghettare verso l’Europa.
Franco Luxardo, Presidente dell’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo. La nostra è una piccola comunità di 20mila esuli e non di più ma con 50 anni di storia che offrono una bella panoramica di associazionismo dalmata. Dal 2000 la nostra associazione ha cambiato nome e le sue finalità che potrei focalizzare in: divulgare ed approfondire la realtà dalmata attraverso la cultura. Come? Ci sono sei realtà di cultura dalmata oggi in Italia, che producono e sono allineate sugli stessi obiettivi. Facciamo anche traduzioni sia in inglese che croato per raggiungere un più vasto pubblico. Questa politica viene perseguita anche ai nostri Raduni attraverso gli Incontri sulla cultura dalmata con la presenza degli autori (a Pesaro sono stati presentati ben 34 volumi sulla Dalmazia). L’ultimo volume di Monzali ha coinvolto ben otto studiosi giovani: è questa la nuova generazione di storici italiani sulla quale puntiamo.
Giuseppe de Vergottini, Presidente di Coordinamento Adriatico. E’ stato un grande sforzo per l’Associazione dei Dalmati tradurre in inglese il volume sull’arte dalmata, ma è importante divulgare questo documento eccezionale sul patrimonio culturale italiano veneto in Dalmazia. E’ costato una barca di soldi ed è andato a tutti gli istituti culturali nel mondo. Una goccia nel mare ma un grande contributo alla cultura della conoscenza.
Bruno Crevato Selvaggi, Società Dalmata di Storia Patria. Nell’immediato dopoguerra quando gli alleati e Stalin si stavano mettendo d’accordo, per la Germania si decise il confine sull’Oder-Naiss. Passano 50 anni e sulla stampa leggo che qualche tedesco di Pomerania e Slesia rivendica la propria germanicità sommersa. Monzali ha portato l’esempio della Dalmazia, che riguarda un centinaio di persona mentre nella Slesia parliamo di qualche migliaio di persone. Vi possono essere dei parallelismi interpretativi? Ci sono degli studi in proposito? Hanno attinenza con le tematiche di cui ci siamo occupati oggi?
Claudio Deghenghi, polese trapiantato a Torino da vent’anni. Ho vissuto 50 anni da rimasto e 20 anni da esule. Mi trovo spaesato perchè esuli e rimasti sono terribilmente divisi, facciamo schifo. Proprio ascoltando l’esperienza dei dalmati mi è venuta voglia di parlare. Il confine per me è musica e sofferenza. Quale sarà il confine italiano nel 2010. Si può fare rinascere la CIAO Comunità Italiana dell’Adriatico Orientale? Ci dobbiamo pensare nonostante i problemi contingenti portino minoranza ed esuli ad occuparsi solo delle proprie cose. Ma il Veneto ci può aiutare. Ciao per tutti. (rtg)


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