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100 x Istria – Un percorso fotografico nella Nostra Provincia 1920 – 1940

100 x Istria – Un percorso fotografico nella Nostra Provincia 1920 – 1940

Autore: Piero Delbello
Anno di pubblicazione: 2011
Casa editrice: Trieste //Edizioni "Italo Svevo"

Aprire una porta e scendere le scale. Uscire in strada a guardare l’Istria. Ci è pia¬ciuto per un momento pensare che i nostri padri potessero continuare a vedere le loro strade, le case, la gente … insomma l’Istria, la loro ISTRIA. E, come se il tempo non fosse passato, si è pensato di creare un percorso e di viaggiare con le immagini in quelle cittadine, nelle bor¬gate, nei paesi, nelle ville … nel quotidiano di festa e di lavoro. Dentro quel qualcosa che loro ogni giorno avevano potuto vedere. Così è che, quasi a voler offrire un omaggio alla NOSTRA GENTE, è andato a costruirsi un itinerario attraverso quell’Istria che le era apparte¬nuta. Un’ Istria che va dagli anni Venti agli anni Quaranta del secolo appena trascorso, che si scuote nei ricordi dei timori per il “dispensario antitubercolare” aperto a Muggia, e va sino al “sanatorio” ad Ancarano o a Valdoltra – e siamo negli anni ’30 – risvegliando nell’ ingenuo infantile la paura dell’ospedale, ma che si tramuta, quasi con un volo, nella gioia che sorge al pensiero della “gara dei tricicli”, quella che si fece a Fiume, per San Vito, nel 1922. È un’Istria che percorriamo da nord a sud, da Muggia a Pola, con continue incursioni dalla costa all’in¬terno, tuffandoci nelle acque piranesi, non lontano dal saponificio Salvetti, alla fine del ’20, per risalire in quelle capodistriane, quasi a guardare dal mare quello splendido e maestoso complesso monumentale che è stato inaugurato per Nazario Sauro oggi, 9 giugno 1935. Ci piace nuotare sino ad Isola, ai bagni Apollo, pieni di amici, poi, sorpresi, vedere che altri già lavorano, a confezionar sardine allo stabilimento Arrigoni. Bello è pensare alla solennità che dava l’essere in processione, verso quella croce monumentale, per ricordare un 15 agosto di tanti anni fa, quando a Strugnano comparve la Madonna. Da Salvore, Zambrattia, Umago an-cora a rubare il sole e il mare per poi correre dentro, verso Buie. E ancora più all’interno verso Castelvenere e Momiano, ricco di moscato, quello dolce. Nel gennaio del 1929, anche l’Istria si svela nel gelo e la neve copre Pinguente: fuori da scuola ci si riunisce in gruppo e ci sono i più piccoli, con i calzoni corti anche se fa freddo, insieme ai grandi, delle ultime classi. Poco più in là, sul torrente Sussacco, restiamo stupiti dei grandi lavori per l’Acquedotto istriano. Su, ancora per le campagne, oltre a Rozzo, via a Portole, tutta veneziana, a Montona, baluardo di fede italica, a Grisignana, stanchi, in questo caldissimo 1935, a riposarci sotto i lodogni. Solo per poco, perché si deve arrivare al mare di Cittanova, e, ancora, girare, sino a Parenzo, con il leone e la lupa, con Venezia e Roma. Dall’alto, vedere Orsera, proseguire e sostare a inquie-tarsi nell’immenso Canal di Leme, ché così appare agli occhi nostri. Con gli amici a Pisino ci si è recati al “Lido” a fare il bagno, ma non è mare e siamo nel 1941, c’è già la guerra. E se inquieto è il sentire, ancora maggior appare sulla pelle il brivido a vedere in basso, giù, giù, il Foiba, dove scappa ancora nella nostra mente il Sandorf che leggemmo di Verne. Ancora ci sembra irreale entrare qua in Arsia, dove tutto era nulla e il male aleggiava intorno, palude stagnante ingombra di vuoto, per salire la scala di questa chiesa, che ci pare goffa ma così, rotonda e schiacciata, l’ha fatta Pulitzer Finali, un architetto fra i grandi, e capire che file ordinate di case hanno l’anima di tanta gente, di operai di miniera e delle loro famiglie. Tutto è nuovo: l’han¬no appena inaugurata e ci stanno in 10.000 dove prima non c’era nessuno. È il 1938: quegli uomini hanno estratto quest’anno 1 milione di tonnellate di carbone. Là intorno sta Fianona e solo ieri si è potuto ammirare l’immensa visione della bocca col Canalone compiuto, opera del Consorzio per la Bonifica dell’Arsa nel 1928. Via, via correre ancora verso il mare, verso Rovigno, incrociando pescatori e “tabacchine” che escono dalla fabbrica, e scappare ancora avanti a Dignano a vedere quelle donne, quei costumi che indossano, gli ornamenti e vivere la tradizioni che a tutti i costi vogliono conservare. Solo un momento siamo corsi a Brioni, perché nel 1939 ci sono altri struzzi nel giardino zoologico e bisognava vederli. Qua uomini eleganti giocano al golf e altri, a cavallo, giocano al polo. Non fa per noi che più volentieri ci mettiamo in posa su un balidor di Siana, poiché qua a Pola, nel 1937, c’è una gran bella festa dell’uva. D’incanto, con un solo passo, si può balzare a ritroso a cercare Fiume partendo da Trieste. Andiamo per alto, in mezzo al Carso: e Sesana, Postumia, Mattuglie … tutto passiamo sino al Monte Nevoso, inquieto, imbronciato a pensare a d’Annunzio, principe là, a pensare che oggi è l’11 novembre del 1918 e siamo tutti in piazza a Fiume per l’Italia. Ma dicono che non era¬no questi gli accordi e il militare italiano sparisce davanti agli inglesi e ai francesi. Dobbiamo tornare il 12 settembre 1919 partendo da Ronchi con altri 2500 e d’Annunzio e restare con lui a cullare un sogno di avanguardia, di pazzia, di modernità. Troppo … sino a Natale, nel 1920. Quello per noi sarà il “Natale di Sangue” per sempre. E adesso, dopo tanto, quando tutto è diverso e papà e mamma, che là c’erano nel ’20, nel ’30, nel ’40, non ci sono più, strano è il risveglio con negli occhi le immagini che qua ancora, sulla carta, oggi vediamo.

Piero Delbello

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