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Città di carta

Città di carta

Autore: Aljosa Puzar (a cura di)
Anno di pubblicazione: 1999
Casa editrice: Editore Edit, Fiume

P r e m e s s a

La fiumanistica, quale banca della fiumanologia (cioè degli studi fiumani) non è una subdisciplina filologica del tutto nuova. Dalla prima edizione dello studio “Scrittori fiumani” di L.M. Torcoletti fino alla presente, sono trascorsi più di otto decenni di sforzi costanti sia da parte di autori italiani che di altri, onde individuare le regolarità delle intersezioni linguistiche e letterarie che, all’interno di un’area culturale particolarmente ristretta, hanno stimolato lo sviluppo di pratiche discorsive altamente specifiche, contrassegnate dai miti della singolarità e dai problemi dell’alterità.
La letteratura fiumana (e con ciò anche la sua componente italiana) dagli anni Ottanta del XX secolo è diventata oggetto di indagini più approfondite da parte di una nuova generazione di fiumanisti croati, non oberati dalla tradizione letteraria precedente, appartenenti a vari livelli di professionalità e di consapevolezza metodologica, volti, tra l’altro, a studiare la sfera culturale del corpus etnico italofono (basti pensare ad alcune delle prove più valide, ad esempio il saggio sull’opera di F. Drenig di E. Dubrovi? o quello sulla storia delle stampe popolari fiumane di M. Stojevi?, e specialmente le rassegne monografiche di I. Luke�i? su M. Schittar, Piero Pillepich, A. Fulvi ed altri autori).
Questo lavoro non è soltanto un logico compagno di strada di codesti impegni, ma vuol anche essere l’impianto concettuale di base (esemplificazione virtuale) per delle future e più ampie sintesi teoriche sulla letteratura dei corpora autonomi di confine. L’antologia non è, almeno lo spero, un semplice susseguirsi di brani scelti d’autore, la coesione dei quali sarebbe garantita da una qualche “fiumanità” fittizia o mitologicamente reale. Anzi, proprio i testi di molti autori notoriamente “fiumani” non hanno trovato posto in questo libro, mentre altri, letterati fiumani occasionali o culturalmente non integrati, hanno trovato una collocazione di tutto rispetto. Accanto a coloro che sono stati tralasciati (Matcovich, Cassio-Bure, Scala-Bonetta, Fletzer, Odenigo, Valich, Bottini ecc.), ce ne sono di quelli che non sono certamente rappresentati dal megli della loro produzione (per esempio Santarcangeli o Martini). La ragione è relativamente semplice: rinunciare coscientemente ad analisi laboriose e centrifughe di singoli autori in rapporto alla globalità, riconduceva in definitiva al principio della subordinazione delle parti al tutto. Un insieme nato nel tentativo di costruire almeno una delle possibili storie di quella creatura eterogenea che si chiama letteratura fiumana italiana, servendosi scopertamente di una scelta estremamente personale di brani e citazioni riguardanti il detto fenomeno letterario.
Per questo motivo l’antologia compendia anche quelle opere che non reggono a un’indagine più rigorosa della storia letteraria tradizionale poggiante su fondamenti assiologici “estetici” (del resto estremamente ambigui), nonchè quelle chiaramente subordinate a esecrabili iperdiscorsi ideologici.
Sul piano degli argomenti tematici, senza peraltro trascurare l’aspetto stilistico ” strutturale, ho scelto, quindi, quegli esempi che possano assicurare all’antologia una certa compatezza d’autore, parlando degli esordi goffi del Fulvi, delle convenzioni dialettali nello Schittar, dell’esodo della Madieri, delle matrici cultorologiche di un Santarcangeli o di un Damiani, della questione dell’identità nella Marchig, ecc. Infine con il mio saggio, teoricamente arido (quasi un catalogo positivistico), ho soltanto cercato di completare e di concludere il costrutto cronologico di una letteratura che racconta se stessa muovendomi lungo i binari di un discorso concepito alla luce della storia letteraria contemporanea. Non ho voluto insistere sul “taglio” comparativistico, che comunque è in pratica implicito nel testo e affiora (unitamente alla vena che si alimenta dei miei studi di croatistica) nella maggior parte delle conclusioni fondamentali relative al corpus esaminato.
() All’indulgente lettore raccomando pazienza. Come ebbe a dire Plinio: nessun libro è così brutto da non rendersi utile in qualcuna delle sue parti.

Pagine: 470