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In Adriatico nell’Antichità e nell’Alto Medioevo: da Dionigi di Siracusa ai dogi Orseolo”

In Adriatico nell’Antichità e nell’Alto Medioevo: da Dionigi di Siracusa ai dogi Orseolo”

Autore: Luigi Tomaz
Anno di pubblicazione: 2003
Casa editrice: Edizioni Think Adv

Questo volume nasce dalla volontà dell’Autore di raccontare la storia delle terre adriatiche, terre che per tanti italiani hanno significato dignità, amor di patria, dolore e nostalgia per averle perdute, per averle dovute lasciare in nome della democrazia e della libertà.
L’Autore è già ben noto per queste tematiche e per aver pubblicato ricerche storiche quali: Le Chiese Minori di Cherso, Le quattro giornate di Cherso 12-15 giugno 1797 in difesa del Gonfalone di San Marco, La Galìa Chersana: un’isola e la sua Galea per sei secoli nell’Armata di San Marco.
La peculiarità di questo libro però è che non è stato scritto come tutti gli altri dal principio alla fine della storia che viene raccontata, ma dalla fine al principio.
L’Autore ha riordinato idee, carte e pubblicazioni raccolte dall’infanzia alla senilità ed in tre anni di lavoro, ha raccontato ciò che, chi avrebbe dovuto avere il compito di farlo, non l’ha mai fatto.
Il contributo di quest’opera è quello di aver approfondito gli studi sull’area adriatica relativamente al periodo medievale: fanno testo le testimonianze di scrittori bizantini, seguiti da quelli veneziani e ragusei.
� così che l’Autore introduce e descrive l’Istria nel capitolo iniziale dell’opera:
“La penisola istriana, con la sua sporgenza ad angolo acuto, divide l’arco terminale dell’Adriatico in due golfi appaiati, più che dimezzando le distanze tra costa e costa.
Nell’antichità si può dire fungesse da piattaforma di sosta e transito o d ponte d’incontro tra le quattro riviere tra loro convergenti come segmenti di un’unica linea spezzata ininterrotta, la veneto-carnica, l’istriana, l’istro-liburnica e la liburnica.
Le isole del Quarnaro, quasi incuneate frammezzo, costituivano il collegamento col lungo arcipelago liburnico-dalmata.”
Tomaz stesso non si ritiene uno storico tout court, nonostante la sua ricostruzione sia apprezzata anche dal punto di vista storico-scientifico: non è un caso che in appendice vengano riportati documenti antichi e medievali, fotografie di reperti archeologici, monete, etc..
Ciò che gli preme però è trasmettere al lettore la propria passione verso la propria identità, le proprie origini, il voler manifestare l’amore nei confronti della propria radice culturale.

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