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La genesi dell’idea di Mitteleuropa

La genesi dell’idea di Mitteleuropa

Autore: Arduino Agnelli (a cura di)
Anno di pubblicazione: 2005
Casa editrice: Mgs Press

La parola Mitteleuropa indica un concetto e un territorio di confini incerti, mutevoli nello spazio e ancor più nel tempo e più cangianti ancora a seconda della prospettiva o dell’ideologia di chi pronuncia quella parola.
Mitteleuropa è un termine che, a seconda dei casi, può indicare tutto e il contrario di tutto; ciò che nuoce, in particolare, alla sua comprensione storica e concettuale è il fatto che questo termine venga spesso usato al di fuori di ogni precisa connotazione e localizzazione storica, come una sorta di categoria platonica, di forma dello spirito.
In questo libro, rigoroso e insieme affascinante e avvolgente, Arduino Agnelli ha dimostrato concretamente come questo termine nasca, alla metà dell’Ottocento, per indicare uno spazio danubiano centroeuropeo, uno spazio di politica economica, egemonizzato da tedeschi e ungheresi.
Nelle pagine che raccontano l’origine di questo termine – e dunque dalla visione del mondo che nascerà con esso e da esso, rendendosi pure indipendente da quella propria origine; Arduino Agnelli fa toccare con mano questa seconda e per lo più ignorata o dimenticata contraddizione: una grande cultura che si svilupperà soprattutto in direzione letteraria, filosofica, linguistica e matematica e che nasce come concreto disegno economico.
A questa contraddizione se ne aggiunge un’altra.
Quel termine, Mitteleuropa, che poco dopo indicherà un’utopica identità plurinazionale o sovranazionale, e ancor più utopico coro armonioso delle varie nazionalità, quella tedesca e quella ungherese, sulle altre dell’Impero.
In seguito, il termine “mitteleuropa” arriverà a indicare perfino un’ideologia nazionalista tedesco ” espansionista e addirittura il progetto di un’ecumene europea all’insegna del nazionalsocialismo, come nell’idea di Mitteleuropa.
Dopo quell’inizio, il termine Mitteleuropa acquisirà un significato esattamente opposto: starà a indicare un’identità plurinazionale o sovranazionale, composita, una sorta di elemento comune a tutte le culture nazionali esistenti nell’Europa centrale e non identico o limitato a nessuna di esse.
Mitteleuropa diviene un sinonimo di quella cultura plurinazionale.
La cultura mitteleuropea si caratterizza pure per la sua contraddittoria molteplicità; in generale si tratta di una cultura che ha conosciuto una grande simbiosi di arte e scienza, che è stato un grande cantiere dell’universale trasformazione del mondo, delle visioni del mondo e dell’uomo stesso. Avvenuta fra Ottocento e Novecento.
Una cultura che ha posto in tutti i campi l’accento non sull’unità, quanto sulla molteplicità e la frammentazione, sulla dissoluzione dei sistemi filosofici e della stessa unità individuale, dello stesso soggetto, una cultura particolarmente sensibile al disagio, a ciò che è marginale e periferico, all’ironia, con la quale ha diagnosticato e vissuto le apocalissi della civiltà occidentale.
L’originalità di questa pubblicazione è da ricondursi al pensiero dell’autore, non rivolto solamente agli aspetti culturali del concetto mitteleuropeo bensì alla genesi di un’idea all’interno di un quadro complessivo d’Europa.
La politica si intreccia così con l’economia, l’arte si lega alla filosofia e il tutto è attraversato e ricomposto dalle peculiarità dei luoghi e città di confine con uno sguardo orientato profondamente a nord-est.
La personalità di questa landa ipotetica è malinconica e passatista, contemplativa ed estasiata, ancorata al destino e alle caratteristiche del potere asburgico.
Per il suo legame con la caduta dell’Impero, la Mitteleuropea è un concetto tacciato da irrimediabili critiche, legate all’ispirazione di un antimodernismo inconciliabile con un futuro positivo, nuovo, diverso.
In realtà nella conclusione del volume c’è un’interpretazione del sentimento mitteleuropeo, fornita dallo storico Roberto Chiarini, che vede in questo vissuto proprio un rifiuto del mutamento in quanto condanna, unito ad una nostalgia per un ordine franante e ad uno sgomento per un ordine incombente.
Ora, se è certo che la battaglia per la Mitteleuropea restaurata ormai sia stata persa, nulla toglie che ci si possa crogiolare in un sogno di grandezza.
La classe dirigente dell’area centro-europea non è, e non è stata in ogni caso astratta dalla modernizzazione, in quanto l’economia contemporanea ha sradicato il tradizionale “Stato di ceti” del periodo asburgico.
Ciò non toglie il potere suggestivo di alcuni caratteri positivi legati alla storia del Vecchio continente, ormai lontano anni luce dagli effetti tangibili di una pretesa superiorità germanica, ma vicino ad un possibile federalismo lontano dall’idea di Stato nazionale.

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