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August 25th, 2019
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Don Francesco Bonifacio

Festeggiamenti in onore del Beato Don Francesco Bonifacio, sacerdote e martire

La chiesa di Trieste festeggia con gioia il suo nuovo beato. Il suono delle campane a festa e uno scrosciante e commosso applauso dei numerosissimi fedeli presenti hanno accolto l’annuncio che don Francesco Bonifacio, sacerdote e martire, è ora nella schiera dei beati. S.E. mons. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di Sua Santità Benedetto XVI, ha dato lettura della “bolla papale”. Tolto il drappo che ne copriva il ritratto, il viso di don Francesco è stato finalmente visibile al popolo dei fedeli che ora potrà onorarne la memoria liturgica ogni anno l’11 settembre. Il fratello del Beato, Giovanni Bonifacio, ha quindi donato alla Diocesi di Trieste nella persona del vescovo, mons. Ravignani, il calice, che i ragazzi dell’Azione Cattolica di Cittanova avevano donato a don Francesco per la sua prima Messa e la stola che don Francesco aveva indossato nel cammino che da casa lo aveva portato al Duomo di San Giorgio di Pirano. Alcuni spunti di cronaca sulla celebrazione: quindici i vescovi presenti; una sessantina di sacerdoti concelebranti; circa milleduecento fedeli, tra i quali una quarantina di parenti; una ventina le testate giornalistiche accreditate; la diretta televisiva rilanciata sul satellite da Telepace; una folta rappresentanza di aderenti all’Azione Cattolica Italiana, guidati dal presidente nazionale, Franco Miano, e dall’Assistente Generale, il vescovo mons. Domenico Sigalini; una cinquantina di fedeli delle comunità parrocchiali di Pirano, Grisignana e Villa Gardossi; i labari delle Associazioni degli esuli; numerose autorità. Oltre alle autorità locali erano presenti il vicepresidente della Camera, Rocco Buttiglione, e il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia. “In don Francesco Bonifacio, uomo buono e pacifico, si volle colpire il pastore d’anime, individuando in lui, a motivo del grande ascendente spirituale che godeva su tutta la popolazione ” ha detto monsignor Ravignani ” un ostacolo intollerabile alla diffusione dell’ideologia comunista. Egli ha difeso coraggiosamente la fede della sua gente dall’ateismo che si pretendeva di imporre. Venne ucciso in odio a Dio e alla sua Chiesa e per la fedeltà al suo sacerdozio e al suo ministero”. Don Bonifacio è dunque beato perchè martire della fede. E non sarà il solo beato infoibato. Nella stessa tragica fine è incorso don Miro Bulesic, della diocesi di Parenzo-Pola, sgozzato nel 1947 dai titini. “Non c’è nulla, proprio nulla nella testimonianza di don Bonifacio ” ha voluto precisare il vescovo Ravignani, affinchè si evitino pericolose strumentalizzazioni ” che possa far pensare a una sua chiusura verso una nazionalità diversa dalla sua. Anzi, il suo è un esempio di come si possa vivere con persone che parlano lingue diverse”. La cerimonia si è svolta in un clima di grande raccoglimento e devozione. A presiedere il rito è stato il vescovo di Trieste Eugenio Ravignani. Mentre la formula di beatificazione è stata pronunciata dall’arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, che al termine della Messa ha rivolto ai fedeli un discorso di profondi contenuti. Mons. Amato ha messo in risalto che in tutta la sua vita don Bonifacio era stato un “seminatore instancabile di luce e di speranza in un momento di grave sofferenza e di morte”. Ma “ancora oggi ” sottolinea mons. Amato – la Chiesa subisce persecuzione” e “ai cristiani è negata clamorosamente la libertà religiosa” o tale diritto è limitato, come in Aghanistan, Arabia Saudita, Corea del Nord, Cina. “C’è una vera e propria geografia del terrore”. In Cina ” rileva ” “si imprigionano vescovi, sacerdoti e semplici fedeli per il semplice fatto di essere cattolici non sottomessi al regime”. In Etiopia viene perseguitato chiunque predica il Vangelo, mentre in Eritrea duemila cristiani sono detenuti. In Nigeria i discepoli di Cristo sono rapiti per essere convertiti con la forza all’islam. In India, ma anche in molti altri Stati come in Sudan i cristiani vengono massacrati, le Chiese bruciate e così i loro ospedali, scuole e case e tutto questo avviene “nell’indifferenza del mondo”. “Si fanno campagne per la protezione di animali in via di estinzione ” afferma mons. Amato ” ma nessuna campagna è stata fatta per la difesa della libertà religiosa dei cristiani”. E anche nell’Occidente ” aggiunge ” “c’è spesso una persecuzione anticristiana sotterranea fatta di derisione, di stravolgimenti di fatti e di parole, di offese, di promulgazioni di leggi inique”. Mons. Amato invita i credenti a seguire il coraggio di don Bonifacio per proclamare il Vangelo dell’amore nella sua integralità. “Era un sacerdote che viveva il Vangelo con la gente ” ricorderà il fratello di don Bonifacio, Giovanni, 84enne che vive a Trieste -. Mai, mai era da solo, era sempre in movimento: tra i malati, ad insegnare catechismo, sempre in giro per i villaggi. Tornava a casa stanco, tanto stanco e poi recitava il Rosario. E poi il giorno dopo, continuava sempre con la sua pastorale. Quando lo hanno portato via – la sera dell’11 settembre – la gente lo ha saputo subito, perchè hanno suonato le campane. Poi il giorno dopo sono andato in cerca per i boschi per trovarlo. E mia mamma dava a noi coraggio, dicendoci “Pazienza, abbiate pazienza e vedrete che lo rilasceranno”. Ma, purtroppo, non lo hanno mai rilasciato. Qualcosa poi l’ho saputo, anche come l’hanno ucciso. Ma senza mai provare nessun odio verso coloro che hanno fatto del male a mio fratello. Ancora adesso li perdoniamo!”.

L’Osservatore Adriatico