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Don Francesco Bonifacio

Il Beato Don Bonifacio al di là dei confini

Presentata al Centro pastorale culturale “Georgios” di Pirano la traduzione slovena di “Meditando con il Vangelo”, a cura di Mario Ravalico, che contiene con le riflessioni del beato don Francesco Bonifacio annotate negli ultimi suoi mesi di vita.

Sull’introduzione del Coro Pastorale “Georgios” che ha intonato Crocefisso Mio Signor di Tartini si è finalmente svolta la presentazione del volumetto in sloveno, curato da Janko Pirc, del testo inserito nella collana “Quaderni” promossa dal Gruppo Amici di don Francesco edito dalla casa editrice Družina nel 2021. Era in programma già l’anno scorso, in occasione dei 75 anni della scomparsa del martire don Francesco Bonifacio, slittata causa Covid. Il curatore Mario Ravalico da anni si occupa di ricerca sulla vita, ma soprattutto sulle dinamiche del martirio del beato, presumibilmente avvenuto dopo l’11 settembre 1946, a soli 34 anni.

Nella conversazione di David Ahačič della casa editrice, Mario Ravalico e Kristjan Knez in veste di interprete, anche la città che lo ha visto nascere nel 1912 vede il primo libretto in lingua slovena su don Bonifacio. Una figura dal carattere amabile che riunisce intorno a sé persone sin dalla tenera età e diventa un punto di riferimento quando viene consacrato il 27 dicembre del 1937 a Trieste, mentre il 3 gennaio dell’anno successivo dice la prima messa proprio nella sua Pirano. “Nonostante l’umiltà, dava disturbo a chi comandava perché i ragazzi lo seguivano. Così si ritrova in cima alla lista delle persone da tenere d’occhio e in seguito eliminare”, spiega Ravalico, nato anche lui a Pirano nella stessa casa della madre di don Francesco. E mentre presta servizio a Crassizza che nel’46 che nei pressi di Villa Gardossi viene arrestato, confermato da testimoni, e se ne perdono le tracce. Solo dopo 50 anni la parrocchia locale gli rende omaggio con una funzione e Ravalico comincia a occuparsi della vicenda, il 4 ottobre 2008 arriva la beatificazione. La diocesi di Trieste l’anno scorso dedica a lui e ai due compagni martiri, uno di nazionalità croata, l’altro slovena, tre medaglioni per essere caduti “in odium fidei”.

Maja Cergol
Fonte: Radio Capodistria – 14/05/2022