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Antonio Santin Un vescovo tra profezia e tradizione (1938-1975)

Antonio Santin Un vescovo tra profezia e tradizione (1938-1975)

Autore: Don Ettore Malnati
Anno di pubblicazione:
Casa editrice: Mgs Press Trieste

Antonio Santin Un vescovo tra profezia e tradizione

Don Ettore Malnati

“Antonio Santin – Un vescovo tra profezia e tradizione (1938-1975)”
di Don Ettore Malnati
Mgs Press Trieste

È stato presentato mercoledì 1 ottobre a Trieste nella splendida cornice della Sala del Consiglio della RAS del capoluogo giuliano il saggio (per i tipi della Mgs Press) “Antonio Santin. Un vescovo tra profezia e tradizione. 1938-1975” di don Ettore Malnati che fu l’ultimo segretario del presule.
La presentazione è stata voluta dall’IRCI-Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata e dall’Università Popolare di Trieste.
Il volume è stato prodotto (e diffuso ai docenti ed agli studenti del triennio degli istituti superiori triestini) grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e, a breve, sarà consegnato anche alle scuole di lingua italiana dell’Istria, Fiume e Dalmazia.
Inoltre, il saggio è stato arricchito da una dispensa dal titolo “Così scrisse di sé” che raccoglie quanto mons. Santin voleva che gli altri ricordassero di lui oltre ad un documento del suo magistero pastorale ed infine il suo testamento spirituale.
Dopo i saluti del presidente dell’Università Popolare Aldo Raimondi e del direttore dell’IRCI Piero Delbello (che, insieme ad appassionanti ricordi del pubblico, ha concluso la serata) la prolusione al volume è stata curata dal prof. Roberto Spazzali che ha definito mons. Santin “non solo il defensor civitatis, bensì l’uomo più rilevante del Novecento triestino”.
Vescovo con gli speroni, Vescovo della parola; queste le “etichette” che – spesso – sono state poste ad Antonio Santin ma, sempre secondo Spazzali, “Santin fu un Vescovo pacificatore, interprete straordinario dei segni dell’epoca.
Dal suo ingresso in San Giusto nel 1938 al 1975, mons. Santin è stato il testimone del depauperamento socio-economico di queste terre ed è stato incompreso dalla storiografia italiana.
Spazzali ha concluso il suo intervento auspicando l’apposizione di un’erma dell’arcivescovo nell’ombrosa quiete del giardino pubblico de Tomasini dove già si trovano allocati i busti di insigni personaggi giuliani.
All’autore, con profonda commozione, è toccato l’arduo compito di riandare con la memoria al presule al quale è legato da un affetto filiale che dura ininterrottamente dal 1971: don Malnati ha tratteggiato la figura di mons. Santin ricordando il suo essere sacerdote sempre, anche nei momenti di sofferenza, ed il suo grande amore – vero – nei confronti della sua comunità quale pastore della sua Diocesi: “mons. Santin è stato un uomo di Dio e di grande preghiera” ha poi concluso don Malnati.
“Mons. Antonio Santin ha inciso la storia della città per il suo servizio alla fede, per la sua sete di giustizia e unità ed è stato un vero padre per tutti noi, suoi sacerdoti”.
Così, al termine di questi toccanti ed intensi interventi, il Vescovo di Trieste, mons. Eugenio Ravignani, ha voluto rimembrare il suo cammino a fianco del pastore rovignese ricordando la sua “semplice e tenera devozione nei confronti della Madonna”: con un velo di emozione mons. Ravignani ha rievocato poi alcuni aneddoti concernenti i rapporti intercorsi tra mons. Santin e papa Giovanni XXIII e, chiudendo il suo personale ricordo, ha voluto fare dono ai presenti di una frase pronunciata da mons. Santin che racchiude tutta la santità di uomo e presule, vissuto in quel “secolo breve” che, suo malgrado, lo ha visto protagonista in queste martoriate terre: “Ho cercato di essere giusto. Ma solo Dio è giusto”.

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