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Croazia in Europa: per gli esuli prosegue un cammino comune

Per le maggiori associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, l’entrata della Croazia in Europa è un nuovo inizio, ma con ormai alle spalle un passato ben diverso da quello delle rivendicazioni e delle, tragedie risalenti alla Seconda guerra mondiale. Tutti i principali leader della “galassia” esule hanno infatti ricordato che, negli ultimi vent’anni, molto è stato fatto per ricongiungere un popolo sparso e ormai non più così diviso. Ma ora è il momento delle nuove frontiere europee, come ricordato ieri dal presidente dell’Anvgd, Antonio Ballarin, che in una nota faceva riferimento a quello che è “un evento storicamente e giuridicamente positivo, perché cancella l’ultima frontiera che separava dall’Europa le loro terre natali e che all’Europa occidentale sono sempre appartenute culturalmente fin dalle epoche più antiche”. Ballarin ha parlato poi della chiusura definitiva di “un ciclo nefasto di odi e di inimicizie”e del rientro in Europa “delleterre ex-italiane ed ex-veneziane, che il trattato di pace del 1947 aveva tolto alla Madrepatria”. Ballarin, ricordando gli ultimi due decenni ha voluto porre l’accento non solo sui molti raduni tra “esuli” e “rimasti”, ma anche sugli incontri tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e i presidenti croato e sloveno. Quindi “in questo spirito di nuova amicizia l’adesione della Croazia agli standard giuridici dell’Ue agevolerà anche la tutela delle Comunità italiane rimaste in Istria, Fiume e Dalmazia e il riconoscimento dei molti diritti degli esuli, oggetto tuttora di trattative bilaterali”.
Renzo Codarin, presidente della Federesuli, ha anche commentato con soddisfazione l’allargamento europeo alla Croazia. Il futuro, per lui, è un’occasione per riprendere i contatti tra le due sponde dell’Adriatico, come anche per risolvere alcune vertenze ancora aperte, in primis quella dei beni abbandonati, che nei prossimi mesi verranno discusse in Croazia. I rappresentanti della Federazione saranno infatti presto a Zagabria per un incontro all’ambasciata italiana non solo su quest’ultimo tema, ma anche sulle questioni relative alle sepolture.
Piero Delbello, direttore dell’Irci, da “europeista convinto” guarda con favore all’ingresso croato, “ma nel segno di un’Europa dei popoli e non delle banche”. E il presidente dell’Università Popolare di Trieste, Silvio Delbello, è forse il più ottimista nell’intravedere un futuro roseo per l’Unione allargata sempre più a Est, anche oltre alla prospettiva croata. Ma per il momento, l’orizzonte italiano e regionale è verso la nuova nazione “sorella” in seno all’Europa. Ieri infatti il presidente del Consiglio regionale del FVG, Franco Iacop, era a Pola alla cerimonia e alle varie iniziative che la Regione Istriana organizzava nella propria sede e nella Casa dei Difensori Croati per celebrare il “28° Stato membro”. In questa circostanza è stato anche ricordato il 7° anniversario dell’Euroregione Adriatica, fondata il 30 giugno 2006 proprio a Pola. “E’ un’occasione eccezionale – ha commentato Iacop – per testimoniare i forti legami che uniscono il Friuli Venezia Giulia e l’Istria.

Emanuela Masseria
(La Voce del Popolo – 02 luglio 2013)

L’Osservatore Adriatico