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Senatrice Liliana Segre

Foibe, la solidarietà di Liliana Segre alle vittime

Il «Giorno del ricordo» in cui si commemorano è un monito contro le dittature di ogni colore e latitudine

Carissima Sig.ra Segre,
quando andavo a scuola, cioè anni ‘50-’60, gli storici di regime del dopoguerra si sono vergognosamente scordati delle foibe tanto care al compagno Tito, dove sembra certo che nessuno tornava indietro come invece è successo a Lei fortunatamente, e mi compiaccio, da un campo di concentramento. Quindi Le chiedo che fa il 10 febbraio, il Giorno del Ricordo. Se Hitler e Mussolini erano certamente dei dittatori, che mi sa dire di Stalin, delle sue purghe e i suoi centri di rieducazione simpaticamente chiamati Gulag?
Enzo Bernasconi

Questa lettera del Sig. Bernasconi parla di fatti tragici che meritano il massimo rispetto, ma confesso che mi ha strappato un amaro sorriso: il modo in cui pone le sue domande infatti sottintende la convinzione che io possa avere una qualche simpatia, o quantomeno indulgenza,nei confronti dei dittatori comunisti Tito e Stalin. Convinzione curiosa e che non trova alcun fondamento nella condotta della mia intera vita, essendo io sempre stata ostile a tutti i regimi dittatoriali di qualunque colore e a ogni latitudine. Sul sanguinario tiranno Stalin non mi sembra neppure necessario spendere molte parole. Fu uno dei più grandi criminali della storia e, salvo sparuti nostalgici, il giudizio è da tempo acquisito.
È forse più utile soffermarmi sulle foibe. Nel 2008 venni invitata a Trieste per ricevere una laurea honoris causa. Proprio in quell’occasione, con la preziosa guida dell’amico Fabio Coen, che purtroppo non c’è più, visitai la foiba di Basovizza, dal 1992 monumento nazionale. Si tratta in questo caso di una cavità artificiale, di un pozzo minerario in una frazione di Trieste, nella zona nordorientale dell’altopiano del Carso. La storia ce lo avrebbe consegnato come uno dei luoghi terribili in cui avvennero le esecuzioni
di italiani della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia da parte dei partigiani comunisti jugoslavi, in due ondate di violenza: dapprima dopo l’8 settembre del 1943 e successivamente nella primavera del 1945. Rimasi duramente colpita da quel posto di orrore e dalle spiegazioni storiche che ricevetti. Riflettendo su quel dramma, non si può non provare una pena infinita per il destino che si è veramente accanito contro i nostri connazionali giuliano-dalmati. Prima le foibe, il terrore e le persecuzioni da parte dei titini. Poi l’esodo forzato dalle terre degli avi. Poi l’ostilità e la rimozione da parte dei comunisti italiani, visto che il regime di Tito era comunista. Poi la reticenza dei partiti di governo, perché Tito aveva rotto con Stalin, diventando un beniamino dell’Occidente. E ancora il patrocinio alla causa degli esuli da parte di quella destra nostalgica del fascismo che, essendo ques’ultimo responsabile della guerra, avrebbe dovuto essa stessa per prima chiedere loro perdono. Infine, per venire a tempi più vicini, fu del tutto condivisibile nel 2004 l’istituzione del Giorno del Ricordo. Ma non fu ahimè priva di strumentalizzazione politica, a partire dalla scelta della data, il 10 febbraio, anniversario del trattato di pace firmato nel 1947 a Parigi tra l’Italia e le potenze alleate, come se quella tragedia fosse stata originata dalla pace anziché dalla guerra. In realtà quella data, così vicina alla Giornata della Memoria del 27 gennaio, dedicata alle vittime della Shoah, sembra prestarsi alle intenzioni di chi, armato di cattiva coscienza, non aspetti altro che dire: «E allora le foibe?».
Gli italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia – vittime troppo maltrattate e maltrattate da troppi –meritano piena solidarietà e un ricordo autentico.

Liliana Segre

Fonte: Oggi – 22/11/2022