Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
September 17th, 2026
+39 040 771569
info@arcipelagoadriatico.it

Archive: Posts

IMG 20260908 WA0024

La storia della frontiera adriatica all’83a Mostra del Cinema di Venezia

Riscontro positivo per la rassegna Il cinema della frontiera adriatica alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 organizzata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia in collaborazione con Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati, Centro di Documentazione Multimediale della cultura giuliana istriana fiumana e dalmata, CINIT – Cineforum Italiano, Isola Edipo, Regione Veneto, Comune di Venezia, Biennale di Venezia e Centro Sperimentale di Cinematografia nell’ambito dell’83a Mostra internazionale d’arte cinematografica.

Ospite dello spazio della Regione del Veneto – Veneto Film Commission all’interno dell’83° Festival del Cinema di Venezia, l’ANVGD ha voluto conferire riconoscimenti ad alcune delle personalità che in questi ultimi anni hanno contribuito a portare sul piccolo e sul grande schermo la storia della frontiera adriatica:

Maria Pia Ammirati, Direttore Rai Fiction, che ha evidenziato l’importanza di far conoscere la realtà storica del nostro Paese senza reticenze attraverso fiction come La rosa dell’Istria, La bambina con la valigia e Il marciatore – La vera storia di Abdon Pamich, che in questi ultimi anni sono state trasmesse in prima serata in occasione del Giorno del Ricordo.

Sara Lazzaro, attrice che ha interpretato il ruolo dell’amata zia di Egea Haffner, la bambina con la valigia immortalata in una fotografia che è diventata icona dell’esodo ed il film che ha raccontato la sua storia ha ottenuto un’audience del 20% in prima serata il 10 febbraio 2025.

Andrea Pennacchi, attore che è stato invece protagonista de La rosa dell’Istria, il quale, fiero del riconoscimento ricevuto, ha voluto condividere il merito con la regista Tiziana Aristarco, venuta da poco a mancare, che ha avuto la sensibilità di raccontare l’esodo portando per prima in scena lo squallore della vita in un Centro Raccolta Profughi.

Selene Gandini, attrice che ha interpretato Norma Cossetto, simbolo delle stragi nelle foibe, in Red land – Rosso Istria, film che ha fatto da apripista su questi argomenti: «Voglio ringraziare mia madre che mi ha insegnato l’importanza del libero pensiero. Adesso continuo a raccontare storie di donne che si battono affinché si realizzi un atto di luce che le faccia uscire dall’ombra».

Maximiliano Hernando Bruno, regista di Red land, ha dichiarato che quella pellicola ha segnato uno spartiacque nella sua vita: «È un lavoro artistico di cui vado fiero, perché ha contribuito a fare emergere una pagina di storia dimenticata».

Alessandro Centenaro, producer presso Venicefilm, casa produttrice che ha realizzato molte delle opere cui si è fatto riferimento in questa sede: «Ringrazio per questo riconoscimento che gratifica chi fa il lavoro pesante, certosino e quotidiano dietro le quinte necessario a realizzare film, documentari e fiction»

Si è poi svolto un corso di aggiornamento per insegnanti veneti su Cinema e storia: le foibe e l’esodo giuliano-dalmata. Il seminario si è aperto con un dialogo tra Alessandro Cuk (critico cinematografico e vicepresidente nazionale ANVGD), l’attrice Selene Gandini ed il produttore Alessandro Centenaro di Venice Film, i quali si sono soffermati su Red land – Rosso Istria, il film che nel 2018 portò sul grande schermo la storia di Norma Cossetto, il  simbolo delle stragi nelle foibe. Proprio alle foibe era dedicata la relazione tenuta da Lorenzo Salimbeni, giornalista pubblicista e ricercatore storico freelance, mentre la professoressa Donatella Schürzel (PhD Europaeus in Storia dell’Europa e vicepresidente nazionale dell’ANVGD) si è soffermata su esodo e centri raccolta profughi.

È stato, infine, presentato il documentario “In odium fidei. I martiri cristiani della persecuzione titina”, diretto da Maximiliano Hernando Bruno e realizzato da Venicefilm con il contributo della Lega Nazionale di Trieste. I tre martiri istriani del comunismo uccisi nell’immediato dopoguerra e poi beatificati in quanto martiri in odium fidei appunto (l’italiano Francesco Bonifacio, il croato Miroslav Bulešić e lo sloveno Lojze Grozde) sono al centro della narrazione, che inizia però con l’uccisione di don Angelo Tarticchio nelle tumultuose giornate successive all’8 settembre 1943.

Non mancano riferimenti al linciaggio subito dal vescovo Antonio Santin quando andò ad impartire le cresime a Capodistria nel 1947 e al clima di terrore che indusse il presule di Fiume, Ugo Camozzo, ad abbandonare la diocesi quarnerina assieme a 25 sacerdoti.