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250px Agostino Straulino

Riflessioni sul grande velista Agostino Straulino

Sulla rivista del Panathlon Club di Trieste è stato pubblicato recentemente, in concomitanza con la ricorrenza del centenario della nascita di Agostino Straulino, (e del decennale del suo decesso)  un servizio a firma di Emilio Felluga, atleta del canottaggio, esule approdato a Trieste da Isola, ex  dirigente della Pullino e in seguito dirigente federale e poi a capo del Coni triestino e della Regione FVG, in ricordo di Agostino Straulino. “Il 10 ottobre del 1914 – scrive Falluga –, nasceva a Lussino, in una casa affacciata direttamente sul mare, Agostino Straulino, il più grande velista che l’Italia abbia mai avuto. Un avvenimento che sarebbe stato dimenticato, se un altro grande velista, Vasco Vascotto, anche lui nato il 10 ottobre, ma 55 anni dopo, non si fosse ricordato  –  mio tramite –  di segnalarlo al Panathlon Trieste.

Con il coinvolgimento prima del Consolato Italiano a Fiume, della Città di Lussinpiccolo, delle componenti sportive regionali e di quelle istituzionali, come  l’Università Popolare di Trieste, che cura i rapporti con la Comunità Italiana in Croazia e in Slovenia, è stata realizzata una serie di iniziative coordinate dal Panathlon, che hanno tenuta viva la memoria di questo grande atleta. Per le sue imprese sportive, militari e civili, Agostino Straulino è  stato definito un mito. Con la classe Star, fu riserva alle Olimpiadi di  Berlino del 1936, quindi titolare a Londra nel 1948, a Helsinki nel 1952 e a Melbourne nel 1956, dove in coppia con l’altro lussignano  Nico Rode, vinse l’oro e rispettivamente l’argento. Quindi ancora presente alle Olimpiadi di Roma nel 1960 e a Tokio nel 1964.

Quattro volte campione mondiale, due volte argento, una volta  bronzo. Dieci volte campione europeo e inoltre, un argento e un bronzo. Straulino ha fatto anche parte della squadra degli assaltatori durante la Seconda guerra mondiale, ricevendo la medaglia d’argento e di bronzo al valor militare per le imprese contro le navi inglesi a  Gibilterra. Ma di lui si ricordano l’uscita con la “Vespucci”, a vela,  dal porto di Taranto, nel 1965, l’impresa con il “Corsaro II”, la nave  scuola della Marina, scafo 21 metri a due alberi, partita da La Spezia nel 1961 con un equipaggio di 15 uomini destinazione Hawai, rientrata in Italia dopo 3.000 miglia nel 1962, tra regate e approdi indimenticabili.

Alcuni ricordano anche la risalita del Tamigi nel 1964, e la sua straordinaria circumnavigazione, da solo, da Fiumicino a Lussino, a  rivedere la sua amata isola natia. Dopo due belle mostre fotografiche, una allestita a Trieste, a cura  dello Yacht Club Adriaco del quale era stato socio, con anche una regata organizzata in suo onore, e un’altra organizzata a Lussino lo  scorso 14 ottobre (in apparente ritardo, ma una scelta obbligata per  la concomitanza con la 46.esima edizione della regata Barcolana, che ne aveva esaltato il personaggio), il Panathlon Club ha potuto completare il programma.

Dopo una Santa messa celebrata nel piccolo cimitero dell’isola, con la  deposizione di una corona d’alloro sulla tomba di famiglia, effettuata  da una gruppo di supertistiti della “Corsaro II”, i membri del Club  sono stati ospiti della Comunità degli Italiani di Lussinpiccolo. Il  tempo inclemente (pioggia e bora), non ha consentito lo svolgimento  della parte protocollare che era prevista all’aperto. Il presidente del  Club, Sauro Bacherotti, ha comunque illustrato le motivazioni che  hanno stimolato il Panathlon a dare corso a quest’iniziativa. La Città di Lussinpiccolo, rappresentata dalla dottoressa Ana Kučić,  ha espresso il compiacimento a nome della municipalità per la posa  della lapide ricordo posta nella vecchia scuola del Nautico, in ricordo  di Straulino, come anche di Nico Rode, che hanno onorato l’isola  di Lussino.

Erano presenti, tra gli altri, i rappresentanti dell’Unione  Italiana, e gradito ospite, Edi Kraus, assessore allo Sviluppo e alle  Attività economiche del Comune di Trieste, che ha portato il saluto della città giuliana. Un’improvvisa calma dell’inclemenza del tempo ha consentito  lo svolgersi della bella cerimonia ma, prima che la figlia Marzia  Straulino, togliesse la bandiera che ricopriva la lapide, un  improvviso refolo di bora l’ha fatta volare giù, quasi a voler essere  un segno evidente dell’amicizia che ancora intercorre tra il vento  e lo spirito del grande atleta lussignano, l’Ammiraglio Agostino  Straulino. “Figlio del vento”

E ci sembra significativa la sintesi fatta nel servizio comparso  sulle pagine di cronaca del quotidiano “La Voce del popolo” dal corrispondente Mariano Cherubini: “Per i lussignani ed i triestini del  XXI secolo Tino è un padre nobile nel quale potersi riconoscere e il Panathlon Club ha voluto dare risalto al mondo delle tradizioni e della cultura delle genti adriatiche”.

Roberto Palisca, «La Voce del Popolo», 20/12/14