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«Sarò la presidente di tutti. Dobbiamo essere uniti»

ZAGABRIA – La presidente eletta della Repubblica di Croazia, Kolinda Grabar Kitarovic (HDZ), ha vinto al ballottaggio di domenica per poche decine di migliaia di voti. In percentuale la differenza tra i due candidati al ballottaggio si calcola in 1,5 punti. Un quadro che rivela una netta spaccatura dell’elettorato, alla quale non è mancato un chiaro riferimento nel primo intervento ufficiale di Kolinda Grabar Kitarovic.

“Questa è una notte fantastica, ma non c’è spazio per il trionfalismo, bensì per la gioia perché il lavoro da fare ci aspetta da subito, già da stasera. Andiamo a lavorare per assicurare la ripresa della nostra cara patria croata”, ha detto la Grabar Kitarovic, che dal microfono del Hypo centar, quartier generale del suo staff, ha lanciato un messaggio anche agli elettori di Ivo Josipović.

“Basta con le divisioni, basta ‘vostri’ e ‘nostri’. Siete tutti miei, cari cittadini croati, Andiamo insieme perché ci aspetta un lavoro enorme. Andiamo a traghettare la Croazia fuori dalla crisi e a completare il percorso iniziato sotto la guida del primo presidente croato, Franjo Tuđman”, ha aggiunto la Grabar Kitarovic, che non ha mancato di ringraziare i controcandidati alle Presidenziali affermando: “Tutti desideriamo una Croazia migliore”.

Approccio votato al superamento delle divisioni e all’unitarietà che la vincitrice delle Presidenziali ha ribadito anche nella sua prima intervista radiofonica. “Sarò la presidente di tutti i cittadini. Per uscire dalla crisi abbiamo bisogno di quell’unità che ci ha contraddistinto nel 1991. Sono troppe le cose fuori controllo e che si fa? Si parla di problemi legati alle ideologie”, ha detto ai microfoni della Radio croata. “La sfida è grande. Non mi faccio illusioni, so che sarà difficile e che non si tratta di un traguardo che si può raggiungere dalla sera alla mattina perché la società è profondamente divisa – ha precisato sempre in tema di unità –, ma farò tutto il possibile per dimostrare ai cittadini che per me sono tutti uguali, che la priorità sono il bene del paese e di tutti i suoi cittadini”.

In questo senso anche l’annuncio inerente alla volontà di voler raccogliere attorno a un tavolo i rappresentanti di tutte le forze politiche: “Dobbiamo parlare dei temi veramente importanti, di quelli di rilevanza nazionale per risolvere i quali serve il consenso”.

Altrettanto chiaro il candidato del centrosinistra, Ivo Josipović (SDP), che nella notte elettorale ha ammesso la sconfitta e espresso le congratulazioni alla vincitrice delle Presidenziali dichiarando: “Consentitemi di congratularmi con la nuova presidente, Kolinda Grabar Kitarovic. Abbiamo avuto una campagna difficile, ci sono stati confronti e scontri diretti, ma la democrazia ha vinto.

La signora Grabar Kitarovic ha vinto una competizione democratica e per questo ribadisco le mie congratulazioni”, ha detto Josipović intervenendo nel quartier generale del suo staff alla Casa del giornalista a Zagabria. Facendo poi riferimento al piccolo scarto di voti ottenuti, Josipović ha sottolineato che è questa l’essenza della democrazia. “È vero, la differenza di voti tra noi è molto piccola, ma è questa l’essenza della democrazia. Chi prende più voti – ha concluso il presidente uscente – porta a casa la vittoria”.

Toni concilianti all’insegna dei più alti standard democratici ribaditi anche ieri nel corso dell’incontro al Pantovčak. Kolinda Grabar Kitarovic è arrivata accompagnata dai suoi collaboratori Jadranka Jureško Kero, Miro Kovač e Mladen Pavić. A riceverla il presidente Josipović affincato da Danica Juričić Spasović, Tamara Obradović Mazal e Vito Turšić, che, ribadite le congratulazioni per la vittoria, hanno illustrato alla presidente eletta il funzionamento dell’Ufficio del presidente della Repubblica.

Inevitabili, quindi, le analisi delle percentuali e dei rapporti. Come è giusto che sia di fronte a un risultato che vede Kolinda Grabar Kitarovic al 50,74 p.c. e Ivo Josipović staccato di meno di due punti al 49,26 p.c. Una differenza dovuta ai risultati elettorali nelle grandi città? Non è escluso, considerato che a Zagabria ha vinto sì in candidato del centrosinistra, ma fermandosi al 51,89 p.c. delle preferenze (216.290 voti) – ovvero il 10,3 per cento in meno a cinque anni fa quando conquistò il 62,19 p.c. – mentre la candidata del centrodestra ha ottenuto un bel 48,11 p.c. (200.573 voti). Pure a Fiume, la percentuale andata a Ivo Josipović è molto alta: il 64,24 p.c., ma lo scarto è di ben 12,96 punti percentuali in meno rispetto al 2009 quando il candidato dell’SDP trionfò nel capoluogo quarnerino con il 77,20 p.c.

Oppure il risultato è dovuto a quella che da sempre più parti viene definita come una disaffezione dell’elettorato di centrosinistra provocato dalla delusione dettata dall’operato del governo guidato da Zoran Milanović? Possibile, considerato che anche nelle contee in cui si è imposto Josipović la tendenza è al ribasso. In Istria dall’83,37 del 2009 si è passati al 79,47 p.c. di domenica e nella Regione litoraneo montana dal 76,08 p.c. i consensi sono scesi al 61,67 p.c.

A tentare di spiegare i motivi di questa tendenza è stato ieri il presidente della Regione litoraneo-montana e vicepresidente dell’SDP, Zlatko Komadina. “I socialdemocratici non possono chiamarsi tali e promuovere una politica neoliberale. Va individuato in questo, a mio avviso, il motivo del distacco dell’elettorato della coalizione Kukuriku”, ha commentato Komadina, che dopo le congratulazioni di rito alla Grabar Kitarovic ha augurato alla neopresidente buon lavoro, ricordando: “Lei e il suo staff, a differenza di Josipović e del suo team, hanno saputo convincere l’elettorato di centro. Comunque, siamo nell’anno elettorale e staremo a vedere che cosa succederà da ora in poi”.

O a fare da ago della bilancia sono stati i voti della diaspora? La matematica dice di no, perché anche nel caso dal risultato complessivo si detraggano i consensi ottenuti nei seggi allestiti all’estero Kolinda Grabar Kitarovic sarebbe comunque la prima presidente donna della Croazia. Cambierebbe però la differenza dei voti e il suo vantaggio nei confronti di Ivo Josipović sarebbe ridotto a soli 1.989 voti.

Ma vediamo il dettaglio. All’estero la candidata del centrodestra ha stravinto: si è aggiudicata il 91,11 p.c. dei consensi (33.737 voti), mentre il presidente uscente ha dovuto accontentarsi dell’8,89 p.c. (3.291). È questo infatti il risultato complessivo dello scrutinio delle schede raccolte in 50 paesi nei quali sono stati allestiti 92 seggi. In 28 Stati si è imposta la Grabar Kitarovic, mentre Josipović ha strappato la vittoria in 19 Paesi, in tre (Indonesia, Israele e Ucraina) c’è stato il pareggio. Come nel primo turno (28 dicembre) anche al ballottaggio la presidente eletta ha fatto incetta di voti nei Paesi con il maggior numero di elettori: la Bosnia ed Erzegovina, dove ha ottenuto 16.160 voti (93,80 p.c.) contro i 1.069 (6,20 p.c.) di Josipović, la Germania, dove la Grabar Kitarovic ha ottenuto il 94,12 p.c. dei consensi (10,764), mentre Josipović ha registrato il 5,88 p.c. dei voti (673) e l’Australia.

Netta la vittoria di Kolinda Grabar Kitarovic anche nella maggior parte dei Paesi confinanti. In Italia ha ottenuto il 75,24 p.c. (240 voti) contro il 24,76 (79), mentre in Slovenia si è imposta con il 56,82 p.c. (50) contro il 43,18 p.c. (38) del candidato del centrosinistra.

Tra i primi messaggi di auguri a Kolinda Grabar Kitarovic è giunto quello di Debora Serracchiani. “Molti sono gli interessi che si intrecciano fra le nostre genti, che spesso hanno condiviso un comune percorso culturale, e credo che grande debba essere l’impegno a rendere l’Adriatico e i Balcani un’area stabile e prospera”, si legge nella nota di Debora Serracchiani, che ha rilevato “l’amicizia e la collaborazione che hanno segnato i rapporti tra l’FVG e la Croazia”, ricordando poi il percorso europeo auspicando il suo completamento con “l’ingresso nel Trattato di Schengen”, ovvero “la caduta delle barriere che finora hanno diviso la minoranza italiana autoctona”.

«La Voce del Popolo», 13/01/15