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Stgoria dell’Istria e della Dalmazia di Paolo Scandaletti

Un riassunto della storia dell’Istria e della Dalmazia, un agile e sintetico volumetto su tutto ciò che è accaduto negli ultimi tre millenni in queste terre, questo è il libro che Paolo Scandaletti ha pubblicato per le Edizioni Biblioteca dell’Immagine di Pordenone, presentato in questo primo mese d’estate 2013. Il sottotitolo significativo “L’impronta di Roma e di Venezia, le foibe di Tito e l’esodo degli italiani” evidenzia, se ce ne fosse bisogno, quanto la storia di queste due grandi città abbia pesato sulla cultura e sulla funzione geopolitica delle sponde dell’Adriatico Orientale.
Alessandro Mezzena Lona, caporedattore della cultura de Il Piccolo di Trieste, nell’illustrarlo sottolinea l’importante veste grafica che il testo ha acquisito. Sono state utilizzate infatti antiche immagini, visioni e scorci di Istria e Dalmazia, momenti di lavoro e di vita sociale istro-dalmata, che i Fratelli Treves, editori di Milano, avevano conservato nei loro archivi. Si tratta di disegni che appartenevano al viaggio in Istria e Dalmazia appunto, fatto da Carlo Yriarte nel lontano 1876 e pubblicato da loro nel 1883: gioielli dalmati, costumi dell’epoca, scorci d’architettura urbana, vedute di paesaggi, chiese e palazzi, isole e mare.
La presentazione del libro è avvenuta nella nuova libreria UBIK, aperta a Trieste nella restaurata centrale Galleria Tergesteo; proprietaria del nuovo sito librario una giovane signora discendente da una famiglia di Laurana.
Paolo Scandaletti è stato amico di Ottavio Missoni; del dalmata triestino, recentemente scomparso, il giornalista ha scritto una biografia “Una vita sul filo di lana”. E’ stata probabilmente questa conoscenza che lo ha indotto a far seguire alla sua Storia di Venezia proprio questo nuovo volume, che, come lo definisce, ne è il figlio naturale. Racconta in esso dell’altra metà dell’Adriatico, che ebbe più numeri dell’altra sponda, sabbiosa e priva di quelle insenature, capaci di proteggere, nascondere e far nascere porti e approdi, che ebbero grande fortuna nella rotta dei soldi di Venezia, abitata da gente caparbia, ma di una simpatia straordinaria. Dalla storia preromana si arriva fino alla grande “svolta” determinata dall’incontro dei tre presidenti in piazza Unità a Trieste, del loro andare assieme al monumento all’Esodo di piazza Libertà e al Narodni Dom, bruciato nel 1920, all’assistere assieme al concerto per la pace del maestro Riccardo Muti. Per sottolineare che la storia di coloro che sono rimasti, stranieri a casa propria, e di coloro che se ne sono andati in 350 mila è la storia di un popolo che, e cita Claudio Magris, “cinquant’anni dopo la loro tragica odissea, dimenticata e ignorata da quasi tutti, hanno trovato, nella fedeltà alle loro origini e al loro destino, parole di conciliazione che dovrebbero essere un esempio per tutti. Un esempio di dignità, di apertura, di moderazione e tolleranza, di intelligenza e politica”.
Nel libro – racconta l’autore- si trovano due documenti “terribili”: il manuale del nobile ricco bosniaco Vasa Cubrilovic, scritto per le brigate partigiane di Tito, per l’applicazione della pulizia etnica, e il racconto del ten. Maffi, ufficiale degli alpini, che allora ventiduenne, discese nel 1957 nelle foibe con due speleologi e trascrisse ciò che vide. Il documento rimase un segreto militare fino a poco tempo fa. Lo stesso Maffi presenterà a Trieste, probabilmente a settembre, il libro che ha scritto sull’argomento.
Molti capitoli sono dedicati alla storia più recente, anche con una attenta analisi delle questioni legate ai partiti e alla politica del dopoguerra, senza che per questo siano tralasciati passaggi importanti per l’evoluzione di queste aree: Aquileia, Bisanzio, Carlo Magno e Napoleone.

Rossana Poletti

L’Osservatore Adriatico