Disordine. Un abbecedario (quasi) sentimentale
Ha compiuto lo scorso 12 aprile 90 anni Anna Maria Mori, nata a Pola, esule a Firenze e affermatasi come giornalista di rilevanza nazionale a Roma. La sua carriera giornalistica iniziò con il settimanale Annabella, proseguì con Il Messaggero di Roma e partecipò alla nascita di la Repubblica, ma ha lavorato anche alla radio ed in televisione, in particolare con i documentari realizzati per la RAI “Istria 1943-1993: cinquant’anni di solitudine” e “Istria, il diritto alla memoria” del 1997. Si trattò di contributi preziosi in quegli anni Novanta in cui la storia del confine orientale italiano cominciava ad affacciarsi alla ribalta nazionale: risale inoltre al 1999 la prima edizione di Bora. Istria, il vento dell’esilio, scritto a quattro mani con Nelida Milani, rappresentante di spicco della letteratura e della cultura della comunità italiana autoctona in Istria. Bora portò all’attenzione del grande pubblico uno scambio epistolare tra un’esule ed una “rimasta”, contribuendo anche al dibattito in corso sui reciproci rapporti tra italiani dell’esodo e dell’Adriatico orientale.
Nel 2006 con Nata in Istria la Mori volle festeggiare i 70 anni compiendo un viaggio autobiografico nei suoi ricordi d’infanzia e andando anche a raccontare la storia, la cultura, la gastronomia e le tradizioni della sua terra natia, mentre taglia il traguardo dei 90 mandando in stampa Disordine. Un abbecedario (quasi) sentimentale per i tipi di Harper Collins Italia.
Cosa succede quando l’ordine cronologico cede il passo al ritmo più urgente e vero della memoria? Quando i ricordi non si dispongono in fila, ma affiorano per associazioni, scarti, illuminazioni improvvise?
Nel suo “abbecedario (quasi) sentimentale”, Anna Maria Mori affida all’alfabeto l’irregolarità dell’esperienza vissuta, facendo di ogni lettera la soglia di una stanza chiusa a chiave. Ne emerge un mosaico in cui la storia personale si intreccia con quella collettiva: memorie di guerra e di pace, riflessioni sull’amore, la maternità, la vecchiaia, mitologie private e piccole meraviglie quotidiane.
Accanto ai grandi nomi della cultura, del cinema e dello spettacolo, compaiono figure anonime e indimenticabili: una donna che ama in silenzio un pianista irraggiungibile, un cane che muore di paura durante un raid aereo, un’attrice prigioniera di un corpo che non riconosce più, sformato da iniezioni imposte per assomigliare a se stessa, vent’anni prima.
Ogni testo è un frammento struggente e brevissimo, che si apre e si chiude come una canzone, e si sfoglia come un diario, mentre si ride, si piange, sempre ci si riconosce.
Giornalista tra le più autorevoli del nostro Paese, figura chiave nella fondazione di Repubblica, Anna Maria Mori firma un memoir atipico e potentissimo: una mappa emotiva, caotica e luminosa, dove l’ordine è solo apparente e il vero ritmo è quello disordinato dell’intuizione, della tenerezza, dell’ironia.
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