Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata
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Abisso Plutone

Foibe, la reticenza dei negazionisti

Dopo 75 anni risulta incomprensibile l’ottuso residuo negazionista di una parte della cultura di sinistra

di Pierluigi Battista – 16/02/2020 – Fonte: Il Corriere della Sera
Davvero non si capisce, a 75 anni di distanza, un’eternità, questo ottuso residuo negazionista di una parte della cultura di sinistra sulle foibe. Questa incredibile e testarda minimizzazione sulle migliaia e migliaia di italiani infoibati, sull’orrore della famiglie sterminate, sul filo di ferro che legava a gruppi i polsi delle vittime sulla sommità di quelle voragini per risparmiare sui proiettili: si sparava a uno e se ne ammazzavano dieci. Questa spessa coltre di imbarazzo che ancora oggi, ma perché?, impedisce di vedere la verità storica, non sa comprendere il senso del linciaggio e dell’isolamento con cui quasi trecentomila istriani e dalmati – poche cose raccolte nella fuga, il terrore stampati negli occhi dei bambini, nessuna notizia sui parenti spariti nelle foibe – vennero oltraggiati dall’Italia, messi al bando, accolti dall’ostilità alla stazione di Bologna perché non avevano voluto trasformarsi in sudditi del comunismo di Tito, il capo dei massacratori, o forse perché semplicemente volevano salvare la loro vita dalla strage in corso nelle loro case. Ed è tutto così chiaro, invece: è chiara la pulizia etnica che colpì gli italiani in quanto italiani, fascisti, antifascisti, solo italiani. È chiara la volontà delle truppe di Tito di sancire in quelle carneficine chi dovesse comandare, e in nome di quale ideologia.

Dicono, imbarazzati, come se fosse un’attenuante: ma la violenza snazionalizzatrice del fascismo, la repressione degli slavi, le umiliazioni e le violenze? Certo, ma non fu quella la specificità dell’infoibamento di massa lungo il confine orientale, geografico ma anche politico. Chissà perché i reticenti negazionisti non si chiedono come mai orrori paragonabili a quelli delle foibe non si verificarono in Sud Tirolo, dove il fascismo italiano si macchiò di una repressione altrettanto feroce, basta leggere il libro di Marco Balzano «Resto qui» (Einaudi) per saperlo. Non se lo chiedono perché ne verrebbe demolito lo schemino ideologico, la memoria manipolata, con cui quella tragedia, così nascosta in tutti questi anni, viene banalizzata. Ma perché? Che bisogno c’è di negare ancora? Cosa vogliono difendere, occultare, minimizzare? È davvero triste che la semplice ricostruzione dei fatti debba conoscere tanti ostacoli per farsi strada. La pigrizia intellettuale, e l’arroganza politica, sono davvero così coriacei da resistere tanto tempo? Peccato.