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August 18th, 2019
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ZanellaLibro

La fine dell’autonomismo fiumano

È stato ricordato in questi giorni nella rubrica “Segnalazioni” del quotidiano “Il Piccolo di Trieste” che Riccardo Zanella a Fiume un secolo fa è stato «l’anti vate», come d’altro canto ha documentato Amleto Ballarini, presidente emerito della Società di Studi Fiumani, nel suo libro “L’antidannunzio a Fiume: Riccardo Zanella” (Italo Svevo, Trieste 1995). Da tale lettura si può evincere il rapporto contrastato che Zanella ebbe con Gabriele d’Annunzio, dall’iniziale simpatia per il progetto annessionista (nella fase finale dell’Impero austro-ungarico l’autonomismo fiumano, tradizionalmente lealista ma con la tutela dell’italianità cittadina tra i suoi principi, aveva sposato la causa irredentista per difendersi dalle mire croate) fino alla contrapposizione frontale.

Se l’esperienza dello Stato fiumano di cui Zanella fu al vertice venne dapprima destabilizzata dal fascismo e quindi si concluse con il Trattato (internazionalmente riconosciuto) di Roma fra Regno d’Italia e Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, tuttavia non finì qui l’esperienza dell’autonomismo fiumano.

Sopravvissuto in clandestinità durante il regime fascista, dopo lo sfacelo politico, militare ed istituzionale dell’8 settembre 1943 non avrebbe trovato interlocutori nella resistenza comunista croata afferente all’esercito partigiano di Tito, che avrebbe poi occupato Fiume il 3 maggio 1945. Tra le prime vittime della repressione organizzata dall’Ozna, la famigerata polizia segreta titoista, figurarono proprio i leader dell’autonomismo fiumano tra i quali Mario Blasich (strangolato nella sua abitazione), Nevio Skull e Giuseppe Sincich: nella nascente Jugoslavia comunista non c’era spazio per le autonomie che rivendicavano la propria italianità.

 

Lorenzo Salimbeni
Responsabile comunicazione Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia