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La Voce Del Popolo Ivor Hreljanovic Vaso Meissen

La nuova vita di un prezioso vaso Meissen

Uno degli oggetti più sfarzosi custoditi nel fondo del Museo di Marineria e di Storia del Litorale croato di Fiume è un vaso di porcellana Meissen di recente sottoposto a un minuzioso intervento di restauro. Nell’ambito della collaborazione con l’Istituto nazionale di restauro (HRZ) di Zagabria, il processo di recupero del prezioso oggetto è stato presentato nella Sala dei marmi dalla conservatrice e restauratrice superiore dell’Istituto, Maša Vuković Biruš.

Quattro mesi di lavoro
L’esperta, che ha lavorato al restauro del vaso per quattro mesi, ha ripercorso tutte le tappe che hanno riportato l’oggetto al suo stato originale, se non si contano alcuni elementi che non è stato possibile ricostruire per mancanza di prove che confermassero in maniera attendibile il loro probabile aspetto. Innanzitutto, Maša Vuković Biruš ha ripercorso brevemente la storia della porcellana, che – come ha rilevato – è stata prodotta per la prima volta in Cina, probabilmente durante la dinastia Tang, che durò dal 618 al 907. La porcellana dura raggiunse in Cina la maggiore diffusione e produzione durante la dinastia Ming (1368-1644). La prima testimonianza scritta in Europa relativa alla porcellana risale al “Milione” di Marco Polo, nel XIII secolo.

Fu proprio in questa epoca – ha proseguito l’esperta – che in Europa arrivarono i primi oggetti di porcellana attraverso la Persia, l’Egitto, Costantinopoli e Venezia ed entrarono a far parte dei tesori dei sovrani e delle cattedrali. La porcellana all’epoca era costosissima e veniva chiamata “oro bianco”. I mercanti olandesi iniziarono a importare la porcellana cinese a metà Cinquecento, mentre il centro del commercio di questi oggetti era la cittadina di Delft. A quell’epoca risalgono anche i primi tentativi in Europa di produrre la porcellana, che continuava a essere un prodotto lussuoso che potevano permettersi soltanto le classi agiate. Le prime manifatture sorsero a Firenze, Venezia e Ferrara e si diffusero anche in Inghilterra e Francia.

La porcellana europea
All’inizio del XVIII secolo, uno dei più assidui collezionisti di porcellane cinesi era l’elettore di Sassonia, Augusto il Forte, che assieme all’alchimista Johann Friedrich Böttger riuscì a trovare, tra il 1708 e il 1709, una formula per produrre la porcellana dura. Nel 1710 fondò a Dresda la Manifattura di porcellane regia polacca ed elettorale sassone, ovvero la Meissen. Inizialmente, la Manifattura di Meissen aveva il monopolio nella produzione di porcellana dura, ma il segreto della produzione della porcellana dura riuscì successivamente a superare le mura della fabbrica e si diffuse in tutta l’Europa.

Maša Vuković Biruš ha spiegato che durante le sue ricerche legate al vaso Meissen ha scoperto che ogni esemplare è un pezzo unico, pertanto non esistono due vasi uguali. Il vaso al quale ha lavorato la restauratrice si compone della base, del vaso e del coperchio, è alto 44,5 centimetri, risale al 1858 e venne decorato dal pittore Ernst August Leuteritz. Non è noto come sia giunto nel fondo del Museo, in quanto la documentazione del Museo civico, del quale l’odierno Museo di Marineria e di Storia del Litorale croato è l’erede, è andata persa durante la Seconda guerra mondiale. È riccamente decorato con fiori di diverse varietà, soprattutto sul coperchio, da una scenetta dipinta e da due figure umane in rilievo. Questo tipo di vasi possiede anche un plinto quadrato, che però non c’è più. Ciascun oggetto prodotto dalla manifattura Meissen è contrassegnato da un simbolo composto da due spade incrociate.

Crepe e spaccature
Come spiegato dall’esperta, prima di ogni intervento è necessario documentare lo stato in cui l’oggetto si trova, dopodiché tramite un’analisi dettagliata si decide sulle tecniche e sulle procedure da adottare nell’intervento di conservazione e restauro. Il vaso recava alcune crepe nella zona della scenetta dipinta ed era indispensabile ripararle con della colla speciale usata nei restauri. Questo tipo di vasi è munito di due manici, ma in quello fiumano un manico è stato rotto e non è stato possibile ricostruirlo nella fase di integrazione per mancanza di prove che confermassero il probabile aspetto dell’elemento. “Qualsiasi ricostruzione del manico in questa situazione si rivelerebbe un falso, per cui ho preferito non avventurarmi in questa direzione”, ha spiegato Maša Vuković Biruš, precisando che sul vaso erano visibili gli interventi precedenti di restauro, effettuati probabilmente una cinquantina di anni fa. Inoltre, sul coperchio, nei punti in cui i petali dei fiori si erano staccati, si era cercato di “mascherare” il danno coprendo le spaccature con colori a olio, che si sono dimostrati molto difficili da rimuovere durante la delicata fase di pulitura dell’oggetto. Ha fatto seguito il processo di ricostruzione degli elementi mancanti (petali e foglioline), al che l’esperta ha proseguito con il processo di integrazione, nell’ambito del quale ha ritoccato con una tonalità più chiara (per evidenziare la differenza tra il colore originale e quello aggiunto durante il restauro) le parti danneggiate e ricostruite.

“Mi occupo di restauro di vasellame da 25 anni, ma non ho mai finora lavorato a un oggetto così complesso e delicato – ha dichiarato -. Per me è stata una piacevole sfida. Ho svolto il lavoro in quattro mesi, ma se avessi avuto più tempo, mi sarei dedicata a questo vaso per almeno sei mesi, anche un anno, al fine di effettuare un restauro ancora più dettagliato”, ha concluso Maša Vuković Biruš.

Helena Labus Bačić
Fonte: La Voce del Popolo – 22/12/2022