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Un libro sulla “Pietas Julia”

E’ stato presentato nel pomeriggio del 6 giugno al Circolo della Stampa di Trieste l’agile libro “…Mirando l’onda azzurra…”. Pagine della vita audace e complicata della Società Nautica Pietas Julia (La Mongolfiera Libri, Trieste 2016, € 10, pagg. 112). L’autore, Antonio Tommasi, è presidente della Fondazione “Pietas Julia”, sorta nel 2010 per studiare la storia e preservare la memoria di quel circolo sportivo sorto a Pola 130 anni fa, nella tarda estate del 1886. Il testo ne tratteggia la difficile “navigazione” compiuta tra gli ostacoli posti dalle autorità asburgiche, la soppressione durante la Prima guerra mondiale, la rinascita nel novembre 1918, l’esodo da Pola e infine la ricostituzione in esilio. La “Pietas Julia” è la più antica fra le associazioni sportive istriane tra quelle sopravvissute fino ad oggi. Dopo l’introduzione di Sara Bergamasco, che ha poi letto un brano del libro, Monica Umer Furlani ha intervistato l’autore, il quale ha dapprima raccontato la genesi del titolo, tratto da una lettera di un anonimo lettore pubblicata su “L’Eco di Pola” del 27 marzo 1886, che auspicava la nascita di un club di canottieri affinché Pola, città sacra a Marte (in quanto porto militare dell’Impero), non dimenticasse Nettuno (ovvero il mare). Secondo Tommasi, furono l’audacia, la volontà di non arrendersi e lo spirito goliardico e d’avventura a permettere alla Società di affrontare tanti “marosi”. La nascita dell’associazionismo sportivo, dopo le riforme costituzionali liberalizzanti del 1867 nell’Impero Austro-Ungarico, determinò un fenomeno sociale di grande rilievo: la trasformazione dello sport da esclusiva dell’aristocrazia militare ad appannaggio dei ceti borghesi e popolari. La “Pietas Julia” fu il primo sodalizio sportivo di Pola. Non solo sportivo, però, in quanto organizzava pure vivaci occasioni mondane aperte all’intera cittadinanza, compresa la componente militare: gite, veglioni di carnevale e feste da ballo, che contribuivano a creare uno spirito comunitario. Sullo sfondo permaneva sempre un sottinteso ma forte patriottismo italiano, che tanto irritava le autorità imperial-regie. Le barche, acquistate regolarmente nel Regno d’Italia, venivano battezzate con nomi cripto-irredentisti (“Caprera”, “Venezia”). La Società veniva sorvegliata da occhiute spie asburgiche, che però mai riuscirono a svelare nulla di compromettente. Una perquisizione effettuata nel 1911 portò al rinvenimento di un quadro di Garibaldi (lecito), al posto di quello di Oberdan (illecito), che i gendarmi erano certi di trovare in sede. Nel 1915, sciolta d’imperio la “Pietas Julia”, i dirigenti Oscarre Rossi e Mario Mantovani furono deportati, come tanti altri polesani, in un campo d’internamento in Moravia. Un altro dirigente scappò in Italia, mentre numerosi soci furono arruolati e spediti al fronte. La “Pietas Julia” fu anche la prima società sportiva giuliana ad accogliere le donne, che nel 1893 poterono aderire come patronesse. Nel 1920 venne fondata la sezione femminile, che avrebbe dovuto accogliere un massimo di 20 ragazze, figlie o sorelle di soci, mentre in realtà l’adesione fu molto più ampia e indiscriminata. Sciolta nel 1922 «vista la ristrettezza dei locali sociali ed il continuo sviluppo delle sezioni maschili», la sezione femminile venne ricostituita nel 1928. Nel 1922-23 diversi soci della “Pietas Julia” di orientamento democratico antifascista contribuirono a fondare, per dissidi politico-ideologici, una società nautica concorrente, la “Serenissima”, che nel 1929 tuttavia, su spinta delle autorità fasciste, si dovette fondere con la “Pietas Julia” a conclusione di una trattativa. Dopo le difficoltà vissute durante la Seconda guerra mondiale e l’occupazione jugoslava, la Società tornò a fiorire per un anno e mezzo sotto il Governo Militare Alleato. Il fatidico 18 agosto 1946 a Vergarolla, dove si trovava la sede delle attività veliche, si doveva celebrare il 60° anniversario della “Pietas Julia” e quella mattina si svolsero regolarmente le gare natatorie della Coppa “Scarioni”. L’ultima uscita in mare di un equipaggio della “Pietas Julia” a Pola avvenne il 21 gennaio 1947. Prima dell’esodo tutti i canotti e i documenti vennero trasferiti in custodia a Trieste. La attività ripresero a Monfalcone il 1° agosto 1947, anche se la cerimonia di inaugurazione della sede di Panzano avvenne il 13 giugno 1948. Per carenza di spazio e inadeguatezza dei fondali, si rinunciò provvisoriamente alle attività veliche, che invece ripresero nel 1960 con il trasferimento nella vicina Sistiana. Dagli anni ’80, sempre per difficoltà logistico-organizzative, vennero invece dismesse le attività canottiere. Antonio Tommasi ha presentato il suo libro anche nel pomeriggio di sabato 11 giugno presso la sede della Società Nautica “Pietas Julia” a Sistiana. Il volume può essere richiesto in libreria o all’indirizzo fondazione@ pietasjulia.it.

L’Arena di Pola, luglio 2016